Meglio il blu elettrico della Bellanova che l’ipocrisia delle rifatte in serie esibita come trofeo

Meglio il blu elettrico della Bellanova che l’ipocrisia delle rifatte in serie esibita come trofeo


Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. E quale posto migliore dei social, dove ormai serpeggia il germe del sovranismo più becero, quello dei porti chiusi e del colpo di Stato del nuovo governo giallorosso. Il gioco si è fatto duro quando Pd e 5 Stelle hanno trovato la quadra per il nuovo Esecutivo e il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha fissato il giuramento alle 10 dello scorso giovedì, infrangendo così i sogni delle frotte leghiste che ancora speravano di andare al voto per prendere "pieni poteri", usando la drammatica espressione carica dei peggiori fantasmi del totalitarismo usata dall'ormai ex vice premier ed ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, unico responsabile della crisi di governo che, dalla spiaggia del Papeete, ha richiamato a Montecitorio i parlamentari in vacanza a Ferragosto. I duri più puri, quelli che ormai hanno mescolato l'originario celodurismo della Lega Nord con un fervente italianismo dal quale è sparito il Nord (ovviamente solo sulla carta) hanno riversato tutta la loro frustrazione, giovedì alle 10, sul neo ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova. Ovviamente sui social. Mossi dalla stessa rabbia che potrebbe avere un bambino delle elementari al quale hanno rubato il pupazzo di Zorro, hanno inondato la Bellanova di insulti mentre entrava al Colle per il giuramento, accompagnata da suo figlio, Alessandro, nato nel 1991 dal matrimonio con Abdellah El Motassime, che ha conosciuto nel corso di una missione della Cgil in Marocco, dove lui le faceva da traduttore, e che è ancora suo marito, a dispetto di chi, dal palco del Forum delle famiglie a Verona, infiammava la piazza parlando di unione tradizionale pur avendo alle spalle divorzi e aborti. "È proprio amore", i commenti più teneri, che insinuavano come il figlio della Bellanova fosse il compagno. E poi critiche irripetibili sul vestito, con insulti sessisti e paragoni con il tailleru sexy della Boschi, la quale scelse lo stesso blu elettrico quando partecipò al giuramento nel governo Renzi. Infine centinaia di post sul titolo di studio perché, che vergogna, un ministro con la terza media l'Italia non se lo merita. E fa sorridere che il contegno non sia mancato neppure a chi ha fatto politica e dovrebbe rispettare l'avversario almeno sul piano umano. Come Daniele Capezzone, uno che dalla Rosa nel pugno ha dato un pugno alla rosa passando per Berlusconi e arrivando oggi a Salvini. "Carnevale? Halloween?", ha twittato Capezzone per deridere una donna che, a differenza sua, non si è laureata perché proveniva da una famiglia più umile di quella dell'ex radicale, con la maturità classica nel costoso collegio privato De Merode di piazza di Spagna e un'esperienza alla prestigiosa Luiss senza però riuscire a prendere l'agognato titolo. Se non altro la Bellanova ha seguito un solo cammino politico, da bracciante nei campi ha lottato nel sindacato contro il caporalato e non è mai salita sul carro del vincitore per una poltrona. Prima i Ds, poi l'Ulivo, infine il Pd, che le ha dato il ruolo di viceministro allo Sviluppo economico nei Governi Renzi e Gentiloni e oggi il Dicastero delle Politiche Agricole. Lei stessa non si è scoraggiata davanti agli insulti, anzi ha reagito con un post: "La vera eleganza è rispettare il proprio stato d’animo: io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna". Ora vi voglio dire due parole sul neo ministro Bellanova. Chi la conosce bene dice che è una persona di grande umanità e incredibile intelligenza. Non mi interessa se ha la terza media, visto che in questi anni ho avuto a che fare con gente che, sciorinando master di altissimo livello, poi dimostrava un quoziente intellettivo inferiore alla media, corredato da atteggiamenti pregnanti di ego smisurato, sociopatia e mancanza di umanità. Non mi interessa se ha qualche chilo in più e se usa abiti molto colorati. Meglio il suo mondo a colori che il grigiume di una falsità che basa le sue radici in un modello convenzionale da escort rifatta, una bambola da esibire in società ma che se apre bocca sono dolori. Non mi interessa chi si trincera dietro la scusa che la critica riguardava l’appartenenza politica per giustificarsi invece delle cattiverie gratuite contro questa signora. In questi giorni abbiamo sentito di tutto: chi non sapeva che il ragazzo che l’ha accompagnata al giuramento fosse in realtà il figlio addirittura ha insinuato che fosse una sorta di toy boy e che, ironicamente, stava con lei proprio “per amore”. Ciò che dovrebbe interessare a tutti è quello che la Bellanova sarà in grado di fare. Dovreste giudicare il suo operato dopo, non prima senza sapere neppure chi è e soltanto perché non ha lo "stile" di Belen Rodriguez. Infine, visto che le peggiori cattiverie le ho sentite dalle donne, magari è utile un consiglio: non è mettendo i filtri dimagranti e leviganti sulle foto di Facebook che sarete migliori della Bellanova.


L’editoriale

di Rita Cavallaro

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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