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Messina, arrestato l'ex giudice Mineo, tangenti al candidato di Renzi al Consiglio di Stato


È stato arrestato a Messina l’ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa siciliana Giuseppe Mineo, che Matteo Renzi volle, senza esito, al Consiglio di Stato. Sentenze da sovvertire, all’interno dell’ennesima storia di presunta corruzione in atti giudiziari. Decisive, ai fini dell’arresto di Mineo, le parole di Piero Amara, ex legale dell’Eni che a febbraio è stato arrestato e che da quel momento non ha mai smesso di rendere dichiarazioni ai pm di Messina e Roma. Amara avrebbe raccontato alle Procure di incontri, avvenuti a Roma nei pressi di Montecitorio, volti ad accordarsi sulle sentenze da sovvertire. Mineo si sarebbe interessato per far sì che le imprese Open Land Srl ed Am Group Srl fossero favorite nei ricorsi intentati contro il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa. Gli oggetti delle sentenze? Nel primo caso si trattava di un permesso per demolire e ricostruire il centro commerciale Fiera del Sud, mentre nel secondo, tutto verteva sul nulla osta negato alla Am Group in merito alla costruzione di settantuno villette nella zona vicina alle mura dionigiane di Siracusa. Tornando alla tangente, il ricevente finale di quei soldi non fu direttamente Mineo, ma secondo i magistrati l’ex giudice avrebbe pensato di far girare quei soldi a Giuseppe Drago, già presidente della Regione Sicilia e deputato, morto nel 2016. Drago, che fu condannato in via definitiva a tre anni per peculato, avrebbe usato quei soldi per affrontare un intervento chirurgico in Malesia. Da qualche tempo Mineo non era più un giudice amministrativo: il Comune di Vittoria lo ha recentemente nominato a capo del nucleo di valutazione dei dirigenti dell’ente e delle performance delle amministrazioni. “Dovrebbe controllare la regolarità contabile e amministrativa del comune. Funzioni”, scrive il gip di Messina, ”che lo rendono particolarmente esposto ad accordi corruttivi”.


Alessandro Sticozzi

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