Messina, l’Antimafia sgomina il comitato d’affari: arrestati politici e manager

Messina, l’Antimafia sgomina il comitato d’affari: arrestati politici e manager



Continua la lotta alla mafia in Sicilia. Dalle prime ore del mattino, la Direzione investigativa antimafia di Messina, insieme al centro Operativo di Catania e supportata dai Centri e Sezioni di Reggio Calabria, Palermo, Bari, Roma, Caltanissetta, Catanzaro ed Agrigento, sta dando esecuzione a numerose ordinanze cautelari, emesse dal giudice per le indagini preliminari di Messina, nei confronti di imprenditori, politici, funzionari comunali, costruttori e manager delle municipalizzate della città. È la cosiddetta operazione "Terzo Livello", diretta dal procuratore Maurizio De Lucia, e che conta tredici provvedimenti cautelari fino ad ora, quali un arresto in carcere, dieci ai domiciliari e due misure interdittive. Per i magistrati il sistema ruoterebbe attorno alla figura di Emilia Barrile, ex presidente del Consiglio Comunale, e riguarda quattro anni di gestione della cosa pubblica.


Scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare: «Le indagini rivelano la consuetudine della Barrile allo sfruttamento del potere di influenza che deriva dal ruolo pubblico per esercitare pressioni su dirigenti e funzionari del Comune per garantire il pronto soddisfacimento di interessi privati facenti capo a un ristretto gruppo di imprenditori cittadini a lei collegati in un inquietante logica di do ut des, essenzialmente costituito con prospettiva di ritorno sia elettorale che di assunzioni di parenti vicini presso attività imprenditoriali». La Barrile avrebbe insomma sfruttato la sua posizione di potere per manovrare alcuni dirigenti e funzionari del Comune in favore di interessi personali, anche grazie allo scambio di favori con alcuni imprenditori al fine di ottenere consenso elettorale e vantaggi per i parenti. Per questo è accusata di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati plurimi contro la pubblica amministrazione, accesso abusivo ai sistemi informatici del Comune e atti contrari ai suoi doveri.

Tra i nomi coinvolti: Daniele De Almagro, direttore generale dell'azienda di trasporti Atm, favorito dalla Barrile in cambio dell'assunzione nella società di un autista, mancante dei requisiti necessari per svolgere il lavoro; il costruttore Vincenzo Pergolizzi, che, con la complicità del funzionario comunale Francesco Clemente, avrebbe acquistato, sempre grazie alla Barrile, un terreno comunale destinato a una palazzina. Non solo, ma dall'inchiesta sarebbe emerso anche il tentativo di Pergolizzi, vicino alla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto e sottoposto a misura di prevenzione, di sottrarre, attraverso la complicità di familiari e persone di fiducia, il suo patrimonio al sequestro antimafia e di evitare il recupero del credito erariale, di quasi un milione di euro, da cui le sue società erano appesantite; il commercialista Marco Ardizzone e gli imprenditori Angelo e Giuseppe Pernicone, titolari di una società di vigilanza che operava tra le altre cose per eventi allo stadio, e che avrebbero fornito a Emilia Barrile, in cambio di agevolazioni, l'assegnazione a una Coop che controllava la gestione dei punti di ristoro allo stadio. Sembra che Ardizzone fosse stato avvicinato al gruppo mafioso dei "Mancuso" fin dagli anni Novanta.

Nel corso dell’operazione sono stati anche sequestrati beni immobili, capitali sociali e compendi aziendali per un valore complessivo di circa 35 milioni di euro.


di Alessio La Greca

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