Milano, due condanne per violenza carnale con la "droga dello stupro"

Milano, due condanne per violenza carnale con la "droga dello stupro"




Il tribunale di Milano ha giustamente condannato Marco Coazzotti e Mario Caputo a dodici anni di carcere e Guido Guarnieri a otto anni e sei mesi per aver commesso una violenza sessuale di gruppo su una ventiduenne nell'aprile dello scorso anno, in un appartamento a Bellusco in Brianza, in provincia di Monza. Inoltre il giudice della decima sezione penale ha disposto una serie di misure di sicurezza a pena espiata per tutti gl’imputati: 'obbligo della comunicazione alle forze dell'ordine della loro residenza e dei loro spostamenti quando usciranno dal carcere, oltre a prescrizioni negli orari per uscire di casa e al divieto di frequentare luoghi in cui si trovano minori. In aggiunta è stato comminato a un risarcimento provvisionale di settantacinquemila euro alla vittima.


Non sono mancati momenti di tensione sia dentro l'aula sia nei corridoi del tribunale, dove una donna parente di un imputato, ha colpito la videocamera di un operatore della Rai.


Stando alle indagini, la sera del 13 aprile 2017, i tre oggi condannati, sarebbero andati a prendere con l’auto la ragazza con la quale Coazzotti aveva appuntamento, quindi raggiunto tutti insieme un locale in via Crema, a Milano, avrebbero bevuto alcuni drink. In quell’occasione, secondo il pubblico ministero Gianluca Prisco, titolare dell'inchiesta assieme al procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella, che si sono basati anche sulle immagini riprese quella sera dalle telecamere di sorveglianza del locale, uno dei tre avrebbe versato alcune gocce di benzodiazepina nel bicchiere della ragazza, del tutto ignara di ciò che stava accadendo. I tre avrebbero poi portato la giovane a casa di Caputo, a Bellusco, dove l’avrebbero poi stuprata tutti insieme. I giudici hanno accettato completamente l'impianto accusatorio e accolto la richiesta dell’accusa di non concedere le attenuanti generiche ai tre imputati, perché sarebbe stato "un insulto" per la vittima, e di applicare invece al reato di violenza sessuale di gruppo anche l'aggravante della "somministrazione di una sostanza stupefacente".


La difesa, invece, ha sostenuto che andava verificata "l'attendibilita'" della giovane in quanto: «La ragazza è debole e condizionabile e si accompagna con ragazzi di contesti borderline». Queste sono state le parole dell’avvocato Eliana Zecca.


Un crimine vergognoso e inaccettabile, la violenza di tre uomini aggravata dall’aver fatto ricorso a una sostanza chimica per stordire la loro vittima, rende decisamente questo reato, già tra i più odiosi, un vero e proprio affronto a qualsiasi rispetto della dignità umana e non presenta attenuanti né giustificazioni.



DPF



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