Milano: l'odore acre dell’incendio inonda la città: «Aria irrespirabile»

Milano: l'odore acre dell’incendio inonda la città: «Aria irrespirabile»

A tre giorni dall’incendio divampato a Milano nella ditta IPB, la sera del 14 sera, la città della moda è ancora ostaggio di un’aria irrespirabile. Dalla periferia nord, passando per il centro della città fino al sud, una puzza simile a quella della plastica bruciata sta inondando la città costringendo i cittadini a ricorrere alle mascherine. Molti bambini sono stati costretti ad andare a scuola con la sciarpa sotto gli occhi per difendersi dal fastidioso odore.


Secondo i primi accertamenti effettuati dall’Arpa però, non ci sarebbero rischi per la salute degli abitanti derivanti dall’inalazione del fumo che si è diffuso in città. Si consiglia solo qualche accortezza, come tenere le finestre chiuse, evitare di mangiare frutta e verdura, e girare il meno possibile per le strade almeno in questi primi giorni.


Tuttavia, continuano le indagini non solo sulla qualità dell’aria, ma anche sulla vicenda del rogo. E’ stato un incidente? Gli investigatori stanno prendendo in considerazione più piste. La prima questione che li spinge a sospettare che non si sia trattato tutto di un caso, è innanzitutto il cambio di un amministratore societario all’interno della ditta di stoccaggio di rifiuti, che è avvenuto proprio il giorno prima del maxi rogo. Inoltre, molto sospetti, sono anche i migliaia di metri cubi di rifiuti tra cui plastica, gommapiuma, carta, che sono stati scoperti nel capannone ed erano lì senza alcuna autorizzazione.


Intanto l’assessore alla Mobilità e Ambiente Marco Granelli, dopo aver rassicurato i cittadini per quanto riguarda le operazioni di pulizia dei rifiuti bruciati, dichiara: «Milano non può permettersi di essere trattata così da criminali, i responsabili devono pagare fino in fondo».


A tre giorni dall’incendio divampato a Milano nella ditta Ipb, la città della moda è ancora ostaggio di un’aria irrespirabile. Dalla periferia nord, passando per il centro della città fino al sud, una puzza simile a quella della plastica bruciata sta inondando la città obbligando i cittadini a ricorrere alle mascherine. Molti bambini sono stati costretti ad andare a scuola con la sciarpa sotto gli occhi per difendersi dal fastidioso odore.


Secondo i primi accertamenti effettuati dall’Arpa, però, non ci sarebbero rischi per la salute degli abitanti derivanti dall’inalazione del fumo che si è diffuso in città. Si consiglia solo qualche accortezza, come tenere le finestre chiuse, evitare di mangiare frutta e verdura e girare il meno possibile per le strade almeno in questi primi giorni.


Tuttavia, continuano le indagini non solo sulla qualità dell’aria, ma anche sulla vicenda del rogo. È stato un incidente? Gli investigatori stanno prendendo in considerazione più piste. La prima questione che li spinge a sospettare che non si sia trattato tutto di un caso è innanzitutto il cambio di un amministratore societario all’interno della ditta di stoccaggio di rifiuti, che è avvenuto proprio il giorno prima del maxi rogo. Inoltre destano sospetti anche le migliaia di metri cubi di rifiuti tra cui plastica, gommapiuma, carta, che sono stati scoperti nel capannone ed erano lì senza alcuna autorizzazione.


Intanto l’assessore alla Mobilità e Ambiente Marco Granelli, dopo aver rassicurato i cittadini per quanto riguarda le operazioni di pulizia dei rifiuti bruciati, dichiara: «Milano non può permettersi di essere trattata così da criminali, i responsabili devono pagare fino in fondo».


Di Ilaria Proietti Mercuri

17 Ottobre 2018

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