Monterotondo, su Internet tutti con la figlia parricida: “Padre violento, costretta a difendersi”

Monterotondo, su Internet tutti con la figlia parricida: “Padre violento, costretta a difendersi”


Deborah Sciacquatori

“Poverina”, “Costretta a difendersi”, “Appoggio mamma e figlia”, “Un atto di coraggio”, “Mi auguro che questa povera ragazza non debba farsi la galera” e così per altre centinaia di messaggi firmati da donne ma anche da uomini. Su Internet, sul sito Facebook che vuole raccogliere la voce di Monterotondo, centro alle porte di Roma, il giorno dopo il fattaccio è un coro di commenti per Deborah Sciacquatori, 19 anni, sospettata dell’omicidio del padre e ora agli arresti domiciliari. In queste ore, alla Medicina Legale dell’università di Roma La Sapienza è in corso l’autopsia sul corpo di Lorenzo, 41 anni. Il responso chiarirà meglio lo scenario dell’accusa per la formulazione dell’ipotesi di reato: legittima difesa oppure omicidio volontario.


I SUOCERI DELLA VITTIMA: LA PICCHIAVA DA QUANDO ERA INCINTA

"Questa situazione si sapeva da anni, noi siamo sconvolti ma lo immaginavamo, succedeva quasi tutti i giorni - dice il suocero dell’uomo morto, padre della moglie - Quello che è successo non lo auguro a nessuno - aggiunge - Quattro, cinque anni fa mia figlia ha denunciato, ma la cosa si ripeteva. Mio genero aveva bisogno di aiuto, era debole, si arrabbiava per niente, era nervoso. Mischiava alcol, droga, e le gocce che prendeva per restare calmo. Stava fuori di testa, non capiva più niente - continua l'anziano - quando andavamo a casa loro, però, si nascondeva dentro la camera, usciva per salutarci ma con noi non parlava. Mia figlia temeva che avrebbe ucciso anche noi, che sarebbe venuto a casa nostra. Mia nipote – prosegue - aveva paura a vivere dentro quella casa, non ci voleva più stare" dice Vito. Questa storia – ricorda - andava avanti da più di 20 anni, da quando erano fidanzati. Nostra figlia era incinta e la menava noi per coprire siamo arrivati al punto che l'esasperazione ha vinto".


DA CAMPIONE A VIOLENTO

Il profilo di Lorenzo Sciacquatori è a tinte forti. Un campione quando era sul ring, un violento quando si è tolto i guantoni. Dice di lui la Procura di Tivoli: “Denunciato dalla compagna convivente per maltrattamenti nel maggio 2014, arrestato nel settembre dello stesso anno per resistenza a pubblico ufficiale”. I carabinieri di Monterotondo, coordinati dalla Procura della Repubblica tiburtina, hanno ricostruito la probabile scena. Intorno alle 5 del mattino di domenica, in un appartamento nel complesso popolare di via Aldo Moro ha colpito a morte il padre Lorenzo, 41 anni, disoccupato, ex pugile, tornato ubriaco e violento. Per farsi aprire, l’uomo prende a calci la porta dell’appartamento. Una volta dentro minaccia la convivente, 42 anni, e la madre anziana, in cattive condizioni di salute. L’ex pugile inveisce contro Deborah, corsa a proteggere la nonna, e anche contro sua sorella, zia della diciannovenne. Alle 8 le quattro donne lasciano casa. L’uomo le insegue. Colpisce la compagna al volto, Deborah interviene, ne nasce una colluttazione durante la quale parte la coltellata. Lorenzo si accascia e moglie e figlie chiamano l’ambulanza. L’uomo muore in ospedale. La morale di questa storia prova a tirala il procuratore capo della Procura i Tivoli, Francesco Menditto: “Ancora una volta il delitto che si è consumato deriva anche dalla difficoltà delle donne vittime di violenza di cercare il sostegno delle istituzioni”.


di Fab. Dic.

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