Nicolas, anche il papà accusa la mamma
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Nicolas, anche il papà accusa la mamma



"Me l’ha ucciso, me l’ha ucciso!”. È il terribile sfogo di Filip Schon, il papà del piccolo Nicolas, povero bimbo di soli quattro anni morto in circostanze misteriose a Carpi, in provincia di Modena. Il settimanale Giallo, con un servizio firmato dal giornalista Gian Pietro Fiore, ha tirato fuori in esclusiva alcune frasi dette dal padre del bimbo, la cui morte ha sconvolto tutta l’Italia, che fanno trapelare come neppure la famiglia creda alla versione di Anna Beltrami, ex moglie di Filip e madre di Nicolas. L'uomo avrebbe riferito quelle poche ma significative parole a un amico prima di partire per la Svizzera, dove lavora come operaio. Filip, insomma, punta il dito contro la donna, 30 anni, indagata per omicidio volontario aggravato e spera che presto venga fatta chiarezza sulla vicenda sconvolgente.


La donna continua a respingere ogni accusa, ma il racconto fatto ai carabinieri del tragico pomeriggio in cui Nicolas è morto soffocato è pieno di contraddizioni. La donna è rimasta sola. Anche le persone a lei più vicine hanno cominciato a dubitare delle sue parole e a prendere le distanze. Anna Beltrami ha raccontato agli inquirenti che tra le 15.40 e le 15.45 del 23 aprile era andata all’asilo a prendere Nicolas. All’uscita il bambino le aveva detto di dover fare pipì così l'aveva portato a casa. Successivamente erano andati a mangiare un gelato, poi Nicolas aveva chiesto alla mamma di accompagnarlo lungo un canale perché voleva lanciare delle pietre nell’acqua. Così lo aveva portato al fiume, ma in quel punto non c'erano sassi, solo erba altissima. Poi il bimbo avrebbe chiesto ad Anna di giocare a nascondino. A quel punto il piccolo sparisce. La mamma ha raccontato di averlo cercato e di averlo infine trovato agonizzante sotto una pianta, che stava soffocando a causa di un pupazzetto incastrato nella gola, un giocattolo lungo nove centimetri dal quale il bambino non si separava mai. La madre gliel'aveva subito estratto dalla bocca, facendogli uscire un po’ di sangue. Ed ecco un’altra anomalia. Quando faranno i sopralluoghi, gli inquirenti non troveranno neppure una goccia di sangue. Come è possibile? Inoltre, se davvero la mamma ha estratto il giocattolo dalla gola, come dice lei, nel cavo orale avrebbero dovuto esserci segni riconducibili al pupazzetto. E invece i medici legali non troveranno nulla. Nicolas arriva in ospedale alle 17. I medici che lo prendono in cura fanno di tutto per salvarlo, ma per il piccolo non c’è più nulla da fare. 


E ora nessuno sostiene Anna. Non solo l'ex marito, ma anche la mamma dell'indagata. Da indiscrezioni, Giallo ha appreso che anche la nonna di Nicolas non crede alla versione che la figlia ha fornito ai carabinieri. Parlando con alcuni familiari, la donna avrebbe lasciato intendere che da tempo Anna Beltrami maltrattava il piccolo Nicolas. Dalle sue parole emergerebbe uno scenario “infernale” per il piccolino. La nonna avrebbe perfino confidato ai parenti, e forse riferito anche ai carabinieri, che Nicolas veniva spesso picchiato dalla sua mamma. Preoccupata, aveva minacciato la figlia che se i maltrattamenti fossero continuati avrebbe avvertito lei stessa i servizi sociali. Forse proprio questi presunti maltrattamenti, uniti al rapporto burrascoso che c’era tra mamma e bambino, sarebbero alla base dei disagi psicologi di cui soffriva Nicolas. Come riferito da Giallo, infatti, Nicolas era un bambino vivace e iperattivo, ai limiti dell’ingestibilità. Recentemente le sue maestre avevano chiesto alla preside di adottare provvedimenti. Le insegnanti temevano per l’incolumità del piccolo e per quella dei suoi compagni. La situazione era insostenibile. La preside aveva invitato Anna Beltrami a rivolgersi a una psicologa, dalla quale ricevere consigli su come gestire il figlio. È stato però accertato che la signora Anna dalla psicologa non ci è mai andata. Lei stessa aveva confidato alle insegnanti di non riuscire più a gestire il bambino. «Non so più come devo fare. È ingestibile. In alcuni momenti è insopportabile», aveva detto. Il povero Nicolas aveva bisogno di intraprendere un percorso neuropsichiatrico, così come consigliato dalla maestre. Le quali, però erano ignare che i disturbi del piccolo fossero probabilmente la conseguenza dei disagi familiari che viveva. A confermare la tesi delle presunte violenze subite dal bambino anche alcuni segni che sono stati riscontrati dal medico legale durante l’autopsia: una lesione sulla fronte, appena sopra gli occhi, e una ecchimosi sul labbro superiore. Segni che non hanno determinato la morte del bambino, avvenuta per soffocamento, ma che qualcuno deve pur avergli procurato.


La mamma nega e giustifica i lividi così: «Nei momenti concitati, quando mi sono accorta che mio figlio si era soffocato col pupazzetto, mentre lo portavo dal luogo del ritrovamento all’auto, mi è caduto dalle braccia». Queste parole sono state pronunciate dalla mamma prima dell’autopsia. Lette oggi, suonano come un tentativo di precostituirsi un alibi. Dal quadro che gli investigatori hanno ricostruito, emerge la figura di una madre poco attenta ai bisogni del figlio. Da qualche mese al bambino era stata riscontrata una grave malattia alla spalla. Necessitava di cure mediche urgenti, ma la mamma non lo ha mai fatto curare.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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