Numeri preoccupanti: il 91 per cento dei comuni italiani è a rischio idrogeologico


Numeri “pericolosi”: il 91 per cento dei comuni italiani è a rischio idrogeologico

L’Italia, purtroppo, non è solo costretta a vivere l’incubo sismico. Altri guai attanagliano questa nostra terra, in una stretta relazione tra le necessità dell’uomo e i bisogni della natura, specie il dissesto idrogeologico, un’emergenza da riflettere concretamente. Nel 2017 risulta a rischio il 91 per cento dei comuni italiani e nelle aree ad alta vulnerabilità risiedono tre milioni di famiglie. La superficie potenzialmente soggetta a frane è cresciuta del 2,9 per cento in due anni, quella a rischio allagamenti del 4 per cento. Numeri preoccupanti proposti da Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la cui analisi parte dal tragico evento di Sarno, ragionando nel rapporto tra uomo e natura, ovvero su quelle zone “a rischio” successivamente edificate. Il 5 e 6 maggio 1998 nei comuni di Sarno, Siano e Bracigliano e Quindici, nelle province di Salerno e Avellino si innescarono quaranta colate rapide di fango causando centocinquantanove vittime, centosettantotto abitazioni distrutte, oltre quattrocentocinquanta abitazioni danneggiate. Come riporta l’Agi nei dettagli, nel periodo tra il 1956 e il 1998 si è avuto un incremento dell’urbanizzato di circa il 500 per cento, andando ad occupare anche le aree ad elevata pericolosità ubicate in prossimità dello sbocco dei valloni che nel solo Ottocento erano state interessate da più di quindici eventi analoghi di colate rapide di fango. Così il rischio da frana risulta aumentato del 900 per cento.

Ecco l’esempio su tutti, quello su cui bisognerebbe impostare una lunga e urgente serie di interventi, in una terra fragile come l’Italia, dal punto di vista idrogeologico. Ecco i dettagli di un pericolo sempre imminente, leggendo i quali, cittadini e istituzioni dovrebbero riflettere attentamente. Oltre sette milioni di italiani vivono nei territori vulnerabili: oltre un milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata, e più di sei in zone a pericolosità idraulica nello scenario medio (ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni cento-duecento anni). Più a rischio sono gli abitanti di Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Nel 2017 è a rischio il 91 per cento dei comuni italiani, 88 per cento nel 2015, ed oltre tre milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità. Aumenta la superficie potenzialmente soggetta a frane, +2,9 per cento rispetto al 2015, e quella potenzialmente allagabile nello scenario medio, +4 per cento. Il 16,6 per cento del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, cinquantamila chilometri quadrati. Quasi il 4 per cento degli edifici italiani, oltre cinquecentocinquantamila, si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9 per cento, oltre un milione, in zone alluvionabili nello scenario medio.

A forte rischio anche il patrimonio culturale italiano. I dati dell’Ispra individuano nelle aree franabili quasi trentotto mila beni culturali, dei quali oltre undici mila ubicati in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre sfiorano i 40 mila i monumenti a rischio inondazione nello scenario a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi; di questi più di trentuno mila si trovano in zone potenzialmente allagabili anche nello scenario a media probabilità.

I comuni a maggior rischio idrogeologico. In Valle D'Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria, abbiamo il 100 per cento dei comuni a rischio. L'Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno percentuali di comuni a rischio tra il 90 per cento e il 100 per cento.


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