Omicidio Alpi, no all'archiviazione, nuove indagini disposte dal gip
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Omicidio Alpi, no all'archiviazione, nuove indagini disposte dal gip


Luciana Alpi ha lottato con tutte le sue forze negli ultimi mesi per scongiurare che le indagini sulla morte di sua figlia Ilaria venissero archiviate. Luciana ora non c’è più, il suo cuore ha smesso di battere lo scorso 12 giugno. Ma la speranza di una madre ha toccato certamente il gip di Roma, Andrea Fanelli, che ha deciso di andare avanti con l’inchiesta per tentare di fare luce sull’omicidio della giornalista del Tg3, uccisa, insieme con il suo operatore Miran Nrovatin, il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio. Il giudice per le indagini preliminari ha sciolto oggi la riserva e ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata tempo fa dalla Procura di Roma, disponendo ulteriori accertamenti da effettuarsi entro il termine di 180 giorni.


Il pm della Capitale, Elisabetta Ceniccola, aveva bollato come “irrilevanti e inutili” le nuove intercettazioni giunte dai pm di Firenze, non ritenute solide per avviare nuovi accertamenti.

Il gip, che ha così recepito le istanze avanzate dagli avvocati Carlo Palermo e Giovanni D’Amati della famiglia Alpi, contrari all’archiviazione del procedimento, ha invece ordinato alla Procura di accertare le ragioni del ritardo della trasmissione a Roma delle carte provenienti da Firenze e concernenti una intercettazione tra cittadini somali. Gli inquirenti dovranno poi sentire come persone informate sui fatti due di questi stranieri per capire "da chi è partito l’ordine di versare 40mila dollari all’avvocato Douglas Duale", difensore di Omar Hashi Hassan, l’unico imputato di questa vicenda prima condannato definitivamente a 26 anni di reclusione e poi assolto per non aver commesso il fatto nel processo di revisione a Perugia. L’inchiesta dovrà inoltre accertare da chi è partita l’informazione "che Ilaria Alpi era stata uccisa da militari italiani". Il gip Fanelli ha disposto pure l’audizione dello stesso penalista Duale “al fine di accertare se effettivamente gli sia stato corrisposto del denaro dal governo somalo o da altri soggetti per la difesa di Hashi e, in caso affermativo, quale fosse la ragione di tale elargizione”.


Infine bisognerà sentire “la fonte confidenziale citata nella relazione Sisde del 3 settembre 1997, previa nuova richiesta al direttore pro tempore in ordine all’attuale possibilità di rivelarne le generalità” Nella relazione dei servizi, a cui ha fatto riferimento il gip Fanelli, “emergerebbe il coinvolgimento dell’imprenditore Giancarlo Marocchino nel duplice omicidio nonché in traffici di armi”. Già il gip Emanuele Cersosimo, con un’ordinanza del 2 dicembre 2007, aveva chiesto alla Procura che venisse ascoltata la fonte confidenziale del Sisde ma “il ministero dell’Interno aveva risposto, con nota del primo aprile 2008, che perduranti esigenze di tutela della fonte stessa non consentivano di fornire elementi atti a rivelarne l’identità. A distanza di oltre 10 anni”, si legge nel provvedimento di 14 pagine, “appare utile verificare la persistenza delle ragioni di segretezza addotte dal Sisde”.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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