Omicidio Fortunata Fortugno, fu usata come scudo in agguato 'ndrangheta
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Omicidio Fortunata Fortugno, fu usata come scudo in agguato 'ndrangheta


Fortunata Fortugno, uccisa il 16 marzo a Gallico, nella periferia nord di Reggio Calabria, sarebbe stata utilizzata come scudo umano dall’amante Demetrio Lo Giudice, finendo uccisa in quello che le autorità calabresi avrebbero indicato come un agguato ‘ndranghetista in piena regola. L’obiettivo dei killer, secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio Lo Giudice, conosciuto come boss col soprannome di “Mimmo u’boi”.


Quattro arresti eccellenti, riferiti più diffusamente alla guerra di ‘ndrangheta che si starebbe svolgendo nel sud della Calabria, sono stati oggi ratificati dal procuratore Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci e dal sostituto della Direzione distrettuale antimafia Walter Ignazitto.

I quattro personaggi finiti dietro le sbarre sono Paolo Chindemi, figlio di Pasquale, ucciso a colpi di pistola sotto casa, lo zio Mario Chindemi, Santo Pellegrino ed Ettore Corrado Bilardi.

La Squadra mobile di Reggio Calabria, a proposito delle indagini per l’omicidio, avrebbe formulato l’ipotesi dello “scudo umano” solo dopo aver visionato le registrazioni delle telecamere, che hanno permesso inoltre agli investigatori di identificare l’Audi A3 sarebbe stata utilizzata in quella sera di marzo dai sicari.


Gli inquirenti, stando alla ricostruzione della Dda, hanno ipotizzato che il killer avrebbe approfittato del fatto che la zona dove i due amanti erano appartati fosse completamente isolata.

A sparare, secondo l’accusa, sarebbe stato Paolo Chindemi, che sarebbe riuscito nell’intento di ferire marginalmente Lo Giudice, colpendo però a morte la malcapitata. Gli investigatori avrebbero posto quindi il fatto di sangue all’interno di uno schema più complesso, dove l’ambiente ‘ndranghetista sarebbe in guerra totale al fine di ridisegnare le gerarchie territoriali. Una porzione di Calabria che sarebbe controllata militarmente dalla ‘ndrangheta delle vecchie e nuove leve. Gli affiliati, tramite atti d’intimidazione e danneggiamento di vari esercizi commerciali e abitazioni, si starebbero contendendo il controllo del quadrante.

Il 22 maggio scorso, infatti, alcuni degli arrestati avrebbero esploso alcuni colpi di fucile contro le serrande di due garage di un condominio di cinque piani. Secondo le autorità competenti, i quattro fermati sarebbero stati pronti a commettere altri omicidi, volti a far esplodere le frizioni in una vera e propria faida.


Uno dei quattro uomini arrestati, vale a dire Ettore Bilardi, è stato già latitante due volte, oltre ad essere che il genero del boss Domenico Tripodo, il famigerato “Don Mico” ucciso negli anni settanta nella prima guerra di mafia all’interno del carcere di Poggioreale di Napoli, in un delitto al tempo inserito all’epopea criminale dei Cutolo.


Fortunata Fortugno, ennesima vittima innocente di una guerra troppo più grande di lei.

Il suo tragico destino, è dipeso solamente dall’essersi appartata inconsapevolmente con l’uomo sbagliato nel posto sbagliato.


Alessandro Sticozzi

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