Oscarizzare un film (sbagliando)



di Michele Lo Foco

Selezionare un film da inviare in concorso agli Oscar non è facile se i candidati sono tutti film intimisti, tristi, modesti e figli del tax credit. Ovviamente la scelta, nell’ambito di un’ANICA verticistica e indifferente allo stato del settore, non può che limitarsi ai film di quei produttori che contano, quelli che fanno le interviste su Box office, quelli che hanno lo stipendio assicurato.

Così succede che il film selezionato già in partenza è destinato a non entrare nella cinquina, salvo che contingenze politiche non suggeriscano di dare una mano all’Italia. La commissione che decide non potrebbe essere più eterogenea e incomprensibile di quella attuale, che riunisce impiegati del sistema ministeriale, membri di associazioni assoggettati al Ministero e a Franceschini, mestieranti e sinistrorsi vari: certamente non è una Commissione di rappresentanti della cultura nazionale né di esperti di dinamiche concorsuali né di autorità cinematografiche, ma come sempre in Italia, le Commissioni devono essere flessibili, pronte a seguire le indicazioni di chi conta, in altre parole condizionabili.

Così il problema non è quello di partecipare con prodotti che abbiano un livello di originalità e di arte tali da essere apprezzati, o film di maestri consolidati e conosciuti, ma quello di mettere una medaglietta sul petto di qualche produttore togato, che possa così vantarsi del proprio operato e ovviamente rilasciare una intervista a “Box office”, l’organo ufficiale dei raccomandati, che continua ad inserire il ministro Franceschini tra i potenti del cinema, ovviamente alle spalle di Del Brocco.

Così inizia il viaggio verso Hollywood di un prodotto della cinematografia sbilenca di Franceschini, cui farà da fanfara solo l’inossidabile e insostituibile Pascal Vicedomini quando la giornata dell’Oscar sarà alle porte. Non c’è bisogno di ricordare le epoche nelle quali il nostro cinema “indipendente” trionfava, per renderci conto che questo viaggio è in seconda classe, scomodo e lento.

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