«Pacchia finita anche per i barchini», l'escamotage degli scafisti per far entrare i migranti



Non soltanto la tratta libica, la più gettonata dagli scafisti e la più presidiata dalle navi ong, tornano di moda anche altri percorsi per i migranti che tentano la sorte solcando il Mediterraneo. Tratte finora considerate marginali rispetto al flusso degli sbarchi provenienti da Tripoli, ma che stanno lentamente riprendendo quota, tra sparuti gruppi e mezzi di fortuna che però, se sommati, rivelano un fenomeno fantasma che contribuisce ad appesantire il problema migratorio. E allora rieccoli approdare a Lampedusa, l'isola siciliana divenuta baluardo del problema immigrazione e di quello conseguente della prima accoglienza. Eccoli in varie spiagge della Calabria e della Sardegna. Percorsi alternativi per sfuggire alla stretta del Viminale che ha l'occhio puntato sul mare aperto e sull'operato delle navi ong e di quelle implicate nei soccorsi a cui è stato più e più volte ribadito di rivolgersi ai porti maltesi o, tramite il coordinamento della Libia, di ricondurre il carico umano lì dove è partito.


Vecchi percorsi, si diceva, considerati marginali, affrontati da piccoli gruppi di richiedenti asilo su barchini di fortuna, alcuni dei quali a vela, gommoni e qualsiasi mezzo che possa sfuggire all'occhio dell'autorità marina italiana. Sparuti gruppi sparpagliati, ma che se sommati portano a cifre più che considerevoli. Basti pensare che casi come quello della Vos Thalassa o i precedenti dell'Aquarius e della Life Line, stabilmente al centro delle cronache per carichi di sventurati raccolti nei vari naufragi, non superavano poi di molto nei numeri tutti questi "micro sbarchi", rimasti invece nel dimenticatoio della stampa e dell'opinione pubblica. Ma più il cerchio si stringe, più vengono a galla anche gli aspetti secondari di un problema di tale vastità. Ecco allora il dato sconcertante, se si pensa che i mezzi che sbarcano sulle spiagge possono portare un numero di persone identificabile in poche decine, secondo cui ogni giorno queste tratte alternative contribuiscono a infoltire la schiera di immigrati nel nostro Paese con cifre che si assestano attorno alle cento, centocinquanta unità. Un numero enorme e che, alla lunga, non poteva passare inosservato agli occhi vigili del ministro dell'Interno Matteo Salvini, divenuto ormai il baluardo difensivo dei confini italiani ed europei.


Venuto oggi a conoscenza che a Lampedusa, soltanto nelle ultime 48 ore, sono sbarcati almeno 130 clandestini, il vicepremier di area leghista ha tuonato che la «pacchia è finita» anche per questi "furbetti". «Hanno sprecato soldi, tempo e fatica. Verranno rimandati a casa nei prossimi giorni! In Italia si entra col permesso, la pacchia è finita». Niente sconti per nessuno e soprattutto per chi tenta di eludere la rete di controlli messa in piedi dal Viminale, fatta di regole chiare e precise che non ammettono deroghe. Particolare fortuna, se di fortuna si può parlare, sembra in questo senso aver avuto il percorso che parte dalla Turchia sino alle spiagge della Sicilia meridionale, gestito da scafisti ucraini che riescono a ottenere fino a 5mila euro a testa da migranti "facoltosi". L'ultimo episodio risale a ieri, a Fontane Bianche nel siracusano, dove quindici migranti sono stati fermati dopo essere sbarcati su un veliero, già identificato e sequestrato dalla Guardia costiera.


Quello dei "barchini" si attesta come un fenomeno che, se non di immediata riconoscibilità e di apparente poco conto, nasconde sempre le stesse insidie legate all'odioso business delle vite in mare e pertanto da condannare e reprimere in egual modo di quei casi giudicati più eclatanti perché perpetuati con mezzi e sostenuti da numeri di ingente misura.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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