Paola Radaelli (Unavi): una mostra per capire la sofferenza delle vittime


Carissima Paola Radaelli, ci può parlare dell'Unione Nazionale Vittime, associazione della quale lei è presidente?

L'Unione Nazionale Vittime (Unavi) è un'associazione nata per la tutela delle vittime dei reati, soprattutto violenti, su tutto il territorio italiano, come le rapine in casa o sui luoghi di lavoro (per questo trattiamo molto il tema della legittima difesa, avendo tra i nostri membri anche persone che si sono legittimamente difese), i femminicidi, la violenza sulle donne, il bullismo, anche in versione cyber. Insomma ci occupiamo a 360° di tutto ciò che riguarda la tutela delle vittime dei reati e delle loro famiglie.

Ci può raccontare quali sono le vostre principali battaglie?

Fin da subito ci siamo interfacciati con le Istituzioni locali e nazionali per raggiungere diversi obiettivi nel migliorare la tutela delle famiglie delle vittime, ed in particolare siamo stati in audizione sia al Senato che alla Camera sul testo della legittima difesa quando doveva passare: e per fortuna è passato, cosa di cui siamo felici anche se delle lacune ancora ci sono. Siamo stati in audizione anche su varie altre cose, soprattutto sulla violenza di genere: l'ultima è stata alla Camera circa un mese fa riguardo l'aspetto lavorativo delle donne che hanno subito violenza, perché vengano incentivati molto di più i datori di lavoro ad assumerle. Siamo anche riusciti, dopo una battaglia di anni, a rialzare il tetto degli indennizzi, cosa che è partita da noi con una conferenza stampa a Bruxelles al Parlamento Europeo, dove abbiamo depositato una petizione con 25 mila firme che abbiamo fatto a riguardo, perché purtroppo la direttiva 80 era stata recepita in un modo disastroso con la legge 122 in Italia, in quanto le vittime venivano risarcite per una rapina in casa dove c'era il morto con 7500 euro e per un femminicidio con 4500 euro; quindi dopo una lunga battaglia di due anni in cui ci siamo interfacciati con – perché sottolineo che l'associazione è trasversale e si relaziona con qualsiasi colore politico – il ministro di quel periodo, Orlando, che ci ha dato un supporto tecnico per poter far rialzare gli indennizzi, siamo riusciti a far alzare il tetto dei risarcimenti a 50 e 70 mila euro, compresi anche gli orfani da femminicidio. Una somma per noi ancora bassa, ma rispetto alla partenza un passo avanti importante che abbiamo fatto. Abbiamo partecipato anche alla stesura del codice rosso, lavorando con le istituzioni romane all'ideazione di diversi emendamenti, dei quali alcuni sono stati inseriti: non tutti purtroppo, così che anche lui ha ancora qualche buco, ma bisogna dire che anche qui qualche passo avanti importante è comunque stato fatto.

Riguardo all'aiuto quotidiano concreto alle vittime come operate invece?

Si sono uniti a noi, per stare vicini a queste persone, professionisti come avvocati, psicologi, medici e tanti altri amici che danno il loro contributo anche professionale, la maggioranza delle volte in modo gratuito. Diamo quindi alle vittime supporto psicologico e legale in genere gratuito: dopo il primo lockdown di tre mesi della pandemia ad esempio abbiamo dato subito un supporto online psicologico di terapia di gruppo gratuito che sta andando avanti ancora ora, del quale le persone sono molto contente. Noi però diciamo sempre che se un'associazione deve provvedere a tutte queste cose è perché lo Stato è assente: renderlo presente è la nostra battaglia. A tal proposito, un altro aspetto importante che noi chiederemo adesso allo Stato è quello dell'aiuto psicologico, perché da quando succedono questi fatti queste persone hanno un iter psicologico che costa moltissimi soldi. Per loro il trauma è una vera patologia per la quale a volte devono essere in cura anche per tutta la vita e queste persone non possono affrontare le spese delle cure psicologiche, quindi chiederemo che queste siano passate dalla sanità nazionale a tutti gli effetti come malattie. Ma dalla nostra fondazione il nostro percorso è stato lunghissimo, con convegni, conferenze stampa, articoli sui giornali, apparizioni televisive, veramente moltissime cose.

A tal proposito, quando e come è nata Unavi?

Siamo nati nel luglio 2017 anche se io mi stavo battendo da prima, tanto è vero che già nel 2015 avevo fatto una conferenza stampa in Senato per richiedere la modifica dell'articolo 52 sulla legittima difesa. L'associazione, infatti, è nata perché ho conosciuto ad un convegno Federica Pagani, la moglie di Pietro Raccagni, imprenditore che aveva una salumeria e macelleria pregiata nel bresciano che in una notte di luglio è stato ucciso da quattro rapinatori che gli erano entrati in casa: Pietro si era svegliato ed era sceso per le scale, e uno di questi gli ha lanciato una bottiglia in testa, per conseguenza della qual cosa è rimasto 20 giorni in coma e poi è morto, e tutto questo per rubare poche cose. Federica è una donna molto forte e dal nostro incontro è partito tutto: abbiamo iniziato con la conferenza stampa che citavo prima sulla legittima difesa, perché lei ha sempre detto che se suo marito si fosse difeso magari sarebbe ancora vivo; quindi quella sulla legittima difesa è stata la nostra prima battaglia. Dopo di che abbiamo dato vita all'associazione e da lì è nato il nostro percorso che prosegue ancora oggi.

Riguardo al prossimo futuro, quale è il vostro prossimo progetto?

Devo dire che non avrei mai immaginato che sarei riuscita ad unire l'arte e la cultura a queste cose, mentre ora lo faremo con un progetto bellissimo di una mostra itinerante tra vari comuni e regioni. L'idea è nata una Vigilia di Natale, perché noi facciamo sempre un pranzo di Natale con presenza delle Istituzioni a Gugnano in provincia di Lodi all'osteria di Mario Cattaneo, ristoratore che si è legittimamente difeso durante una rapina in casa ed il cui processo purtroppo è ancora aperto, e lì chiacchierando con un nostro testimonial, il pittore Sergio Brambillasca, abbiamo detto "perché non fare una bella mostra con dei quadri rappresentanti vittime e familiari e le loro storie?". Sergio si è messo a disposizione, ha realizzato e ci ha regalato 14 quadri, e da lì è nato questo progetto bellissimo.

Come mai proprio 14, è un numero simbolico vero?

I quadri sono 14 in riferimento alle 14 stazioni della via Crucis, infatti la mostra si chiama "Sui passi della violenza": 14 rappresentazioni artistiche dei drammi della violenza, perché l'arte visiva nella sua dominante percettiva dimensione espressiva è un percorso di scoperta di sensazioni e di emozioni, arricchimento e spunti di lavoro per comprendere i sentimenti delle vittime e dei loro familiari, con una creazione di un percorso utile a stimolare e che ricordi come partendo dall'educazione del sé si possa vivere in un mondo migliore e si possa dare anche un modo visivo ma anche che si tocchi e comunque che rimane nella mente e nel sentimento delle persone del pubblico che verrà a vedere e anche delle Istituzioni, affinché ci possano aiutare nel trovare delle soluzioni migliorative per le famiglie delle vittime e per le vittime stesse. Quindi è una mostra che riteniamo sia molto importante, alla quale hanno già aderito cinque regioni ed alcuni comuni.

Quando e dove sarà inaugurata e quale sarà il percorso?

La mostra partirà il 17 di maggio la mattina a Milano al Pirellone in Regione Lombardia, con un convegno moderato dal vice direttore de Il Giornale Francesco Maria Del Vigo, dove ci saremo io come presidente Unavi, il vice presidente che è l'avvocato Alessandro Continiello, il nostro coordinatore nazionale Paola Carella e l'artista Sergio Brambillasca, poi ascolteremo le testimonianze e faremo anche interagire le Istituzioni che saranno presenti in quel momento. La mostra rimarrà quindi lì in esposizione fino al 22 di maggio, poi saremo a Pavia al Broletto, dopo saremo come regioni in Calabria, poi in Abruzzo, in Umbria e in Liguria, e come città a Terni, a Casale Monferrato, e poi in altre città e regioni dalle quali stiamo aspettando conferma. La tournee durerà un anno e la concluderemo alla Camera dei Deputati, sempre con esposizione e convegno, questo perché tutti la devono vedere, tutti devono avere coscienza e conoscenza di quello che è successo a queste persone, di come è cambiata la loro vita e di quello che hanno bisogno.

Mi può raccontare qualcosa di più sulla mostra?

Ogni quadro è presentato con un versetto in prosa poetica a suo fianco, e quattro di questi versetti, che rappresentano le nostre più importanti battaglie, sono stati scritti da personaggi illustri. Uno, che è quello della legittima difesa, è stato scritto e firmato dal già citato Francesco Maria Del Vigo, quello sulla strage del ponte Morandi è stato scritto dal giornalista di LA7 Roberto Bernabai, quello sulla violenza sulle donne rimaste qui a raccontarlo (perché ci sono anche quelle uccise invece) è firmato dal giornalista Andrea Gianni de Il Giorno, mentre quello del caso dei coniugi Solano uccisi barbaramente da un ivoriano che era uscito quella notte dal Centro accoglienza richiedenti asilo di Mineo (lei anche stuprata e buttata giù dal balcone), e dei quali una delle cui figlie, Rosita, è nel nostro direttivo, è invece a firma del nostro testimonial Luca Ward, celebre attore. Gli altri versetti verranno scritti invece da noi del direttivo dell'associazione e da soci che ci hanno aiutato in questo progetto. In particolare, voglio citare il quadro sulla strage del Tribunale di Milano, dove sono state uccise tre persone, una delle quali era Lorenzo Claris Appiani, giovanissimo avvocato figlio del medico Aldo e dell'avvocatessa Aberta Brambilla Pisoni, che sono lui membro del direttivo dell'Associazione, lei il nostro segretario nazionale: il versetto di quel quadro è a loro firma. Ma abbiamo davvero molto da raccontare: quei quadri rappresenteranno anche il suicidio nei ragazzi, il bullismo, il cyberbullismo che succede dietro un telefono, un uomo rimasto in sedia a rotelle in seguito ad una coltellata durante una rapina in casa, o una ragazzina sepolta viva dal suo compagno... sono veramente rappresentazioni toccanti, dove non si vedrà il viso di chi ha subito, saranno tutte da interpretare. Credo che sia un progetto importante, che mai nessuno ha pensato, una mostra forte che deve rimanere e lasciare un segno, anche perché noi dobbiamo partire da arte e cultura, in quanto se un popolo non ha cultura non si può nemmeno iniziare a parlargli di prevenzione e di educazione. Quindi il fatto della cultura unitamente all'arte visiva, avrà secondo noi un impatto di significato ed emotivo ancora maggiore, entrando nel cuore di chi la andrà a vedere e potrà comprende come si sentono le vittime dopo che è successo il fatto.


Di Umberto Baccolo.

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