Paolo Bargiggia: Perché l'Italia da otto anni non partecipa ai mondiali, le ragioni di una sconfitta




Dopo la sconfitta con la Macedonia che ci è costata la partecipazione ai mondiali, abbiamo contattato il famoso giornalista tv calcistico Paolo Bargiggia per fare un'analisi approfondita.


Siamo stati esclusi dai mondiali in una partita contro la Macedonia, squadra che forse abbiamo sottovalutato, secondo te quali sono stati i nostri errori?

Secondo me, il valore dell'avversario era così basso secondo gli indicatori (cioè il 67esimo posto del ranking FIFA delle nazionali), e pure il valore intrinseco dei giocatori, che la sconfitta stride tantissimo, fa gridare allo scandalo; ancora di più perché abbiamo negli occhi l'inerzia della vittoria all'Europeo, che però purtroppo va inserita in un contesto un po' più ampio, cioè in un'analisi di questi mesi su come siamo arrivati a giocarci i mondiali dalla ripresa dell'attività a settembre, e a maggior ragione va inserita in un contesto di movimento calcistico italiano, perché la nazionale è figlia della politica calcistica sportiva in Italia, che non fa riforme strutturali vere da tantissimi anni. Quindi sicuramente una sconfitta scandalosa ma figlia di un movimento che rema contro alla nazionale.

Mi puoi spiegare meglio in che modo rema contro?

Ti spiego. Rimanendo intanto a Italia-Macedonia, noi avremo potuto pur giocando male, pur sottovalutando l'avversario (ma sottovalutandola no, perché comunque la paura e la tensione c'erano), comunque potuto vincere la partita, ma anche se lo avessimo fatto, nelle condizioni in cui siamo avremmo probabilmente perso martedì col Portogallo. Purtroppo noi sono otto anni che non entriamo ai mondiali, questo è il secondo di fila, eravamo usciti con la nazionale di Ventura, non siamo andati a Russia 2018 e non andiamo in Qatar. Uno può dire, in un'analisi di breve respiro nel corto, che ci si è un po' voluti accontentare dopo aver vinto l'Europeo, magari affrontando la ripresa delle qualificazioni con Svizzera e Bulgaria non con l'atteggiamento giusto; sicuramente un'altra piccola critica che si può fare a Mancini è che come capita a quasi tutti gli allenatori (lo fece pure Lippi, ancora più clamorosamente, nel 2010 quando richiamò chi aveva vinto il mondiale del 2006 ormai vecchio di quattro anni), è caduto nella riconoscenza e ha messo in campo gente che forse non doveva starci, errore fatto anche perché la nazionale per beghe federali e di palazzo è abbandonata a sé stessa, senza nemmeno un dirigente con cui interagire di riferimento sul campo, e non intendo il presidente federale ma proprio un uomo di campo. Quindi ha messo Insigne che è fuori condizione e sta giocando poco anche nel Napoli, Immobile che Mancini non l'ha mai visto però l'ha messo in campo perché è il capo cannoniere del campionato, ma non gli è mai piaciuto tanto, Giorginho che aveva sbagliato i due rigori, non è in grandissima condizione... Però secondo me tutte queste analisi sono molto parziali...

Infatti mi pare di capire che per te il punto sia un altro, anche in riferimento alla domanda ti ho fatto prima, quindi qual'è?

La verità vera è che nonostante siamo usciti dai precedenti mondiali, e nonostante l'eccezione di aver vinto casualmente un europeo, il calcio italiano, per miopia di politica sportiva e interessi di bottega, che è un po' lo specchio del paese in altri campi, non ha mai fatto delle riforme vere che possano aiutare la nazionale.

Quali potrebbero essere a tuo avviso?

Tra le tante cose, dove peschi per la nazionale? Peschi ovviamente giocatori di nazionalità italiana per lo più della serie A, ma la serie A è impestata di stranieri. Ovviamente tu non puoi mettere una regolamentazione come c'era negli anni '80, perché con la libera circolazione dei lavoratori non puoi darti un regolamento che limiti il numero di non italiani, però chiaramente l'opportunismo e il guadagno di bottega dei dirigenti porta a riempire le squadre di serie A di stranieri anche brocchi. E diventa quindi difficile per un selezionatore, che sia Mancini o Conte ai tempi di quell'europeo, che poi male non aveva fatto, andare a mettere assieme una nazionale di italiani. Poi, secondo, cosa ancora più grave, è chiaro che il serbatoio sono i giovani che arrivano da sotto, dalle nazionali giovanili: il problema però è che, rispetto a quello di altri paesi europei, il campionato italiano è un campionato per vecchi, perché a controllare le percentuali di under 21 che giocano titolari o che subentrano in serie A sono risibili, e questa aridità per un allenatore è un dramma, tanto è vero che Mancini viste le difficoltà è andato a raschiare il barile convocando gli oriundi, come Pedro, ma fa ridere questa cosa. Poi, i settori giovanili: anche lì sono pieni di stranieri, questo perché creano interessi di portafoglio in operazioni di compravendita con i dirigenti e i procuratori, che possono fare queste operazioni che sono sì lecite, ma lontano da occhi indiscreti possono anche esagerare. Anche qui come nella serie A non può essere normativa europea mettere un vincolo, ma basterebbe un gentlemen's agreement, come per esempio in Germania nei settori giovanili, dove tra gli 11 titolari 7 devono essere di nazionalità tedesca, e tu tuteli le tue nazionali. Però purtroppo come nella politica abbiamo i dirigenti miopi, che guardano al loro interesse di bottega, così che la nazionale diventa quasi un fastidio per i club, che se possono non danno i loro giocatori per i ritiri (non per quelli a calendario FIFA, ma a quelli extra non li concedono). Adesso Gravina il presidente federale aveva provato a far posticipare la giornata di campionato precedente a questa partita, ma i club gli hanno detto picche. E' chiaro che non sarebbero bastati a Mancini tre giorni con i giocatori a disposizione in più per ribaltare la situazione, però magari potevano volare un po' più sulla testa dei giocatori, avrebbe visto quelli più stanchi etc... Quindi diciamo che ci sono questi problemi strutturali, con alcuni club, in particolare negli ultimi anni la Lazio di Lotito, il Napoli di De Laurentiis, che praticamente sono impegnati a fare la guerra alla Federazione: in Italia c'è una spaccatura totale tra i club, tra la Lega di serie A, che poi è quella che dà i giocatori e che fa le scelte, e la Federcalcio, e quindi è chiaro che la nazionale viene stritolata.

Un disastro quindi...

Ultima analisi, proprio sulla base di queste cose il campionato italiano, per una nostra cultura ondivaga, senza identità, qualsiasi cosa ce ne raccontiamo noi sui giornali o al bar, è un campionato che non è competitivo a livello europeo: vedi infatti quanti anni sono che le squadre italiane escono prematuramente dalla Champion's. Questo perché è un campionato dove si corre poco, dove ci si allena al rallentatore, pieno di tattica, perché tranne rari club gli allenatori ragionano per distruggere il gioco altrui e non per costruirne uno proprio, quindi non si crea quella filiera virtuosa che dà coraggio, dà entusiasmo, e poi comunque c'è poca intensità a livello fisico negli allenamenti di Italia nei campionati. Se si va a vedere la Premier, corrono il triplo in Inghilterra. Qui abbiamo proprio come forma mentis un modo vecchio, arcaico di concepire il calcio: chiaro che la nazionale ne risenta.


Di Umberto Baccolo

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