Parla la deputata Occhionero «Le forze della sinistra devono dar vita a un nuovo partito laburista»

Parla la deputata Occhionero «Le forze della sinistra devono dar vita a un nuovo partito laburista»


Giuseppina Occhionero

“La sinistra e il centrosinistra si devono ritrovare e si devono unire per creare una grande forza progressista, di impianto e profilo laburista, che unisca tutti i vari partiti e movimenti, non solo politici, ma anche della società civile, perché bisogna opporsi alla destra di Salvini al governo mentre, invece, penso sia necessario aprire un vero dialogo con i 5Stelle anche fino al punto di pensare a un governo che metta insieme i progressisti italiani e l’M5S, staccandolo in via definitiva dalla Lega”. Giuseppina Occhionero, deputata di LeU alla sua prima legislatura, ha le idee chiare. Giovanissima (classe 1978), nata a Larino, piccolo paese che si adagia su una delle colline del Molise, poi trasferita a Campomarino e a Termoli, dove esercita la professione di avvocato, la Occhionero sente subito la passione per la politica è nel 2009 è consigliere comunale del paese dove vive, Campomarino, dove la schiatta originaria è albanese-croata e cittadina che ha dato i natali, negli scorsi secoli, a Vincenzo Cuoco e a Benito Jacovitti. Molisana doc, la Occhionero è alla sua prima legislatura, eletta – praticamente – per un ‘incidente’ del Rosatellum, la legge elettorale vigente dal 2017. Infatti, con i minori resti, è riuscita a strappare un seggio per LeU nella sua regione, mentre il Pd è rimasto a bocca asciutta e gli altri eletti sono tutti o dei 5Stelle o della Lega. Catapultata alla Camera, la Occhionero spicca per la sua contagiosa simpatia e per il suo look, originale ed elegante quanto stravagante, a partire dagli occhiali. Sin dalle prime sedute di Aula ha attirato l’attenzione del critico d’arte Vittorio Sgarbi, che l’ha eletta la deputata “più interessante e sensibile” di Montecitorio.


Onorevole, lei ieri ha partecipato all’assemblea di Mdp a Roma. Che impressione ne ha tratto e dove va, oggi, Mdp?


«L’assemblea è stata molto partecipata, ho notato un grande entusiasmo, specie rispetto alle relazioni di Speranza e di Bersani. È chiaro che quello che c’è e anche ciò che siamo, come Mdp, non basta. Dobbiamo ampliare i nostri orizzonti e creare una forza più larga che non si riduca alla pura testimonianza ma che possa diventare una forza di governo. Il disegno dell’autosufficienza del Pd è fallito. Bisogna creare un campo più largo, di carattere ‘eco-socialista’, che dia vita a un fronte progressista e di governo più inclusivo. Non si tratta di un semplice ‘ritorno a casa’ dentro il Pd, come ha detto bene Speranza, ma dar vita a un fronte ampio che si apra alla Lega e crei un’interlocuzione con i 5Stelle».


Fino al punto di governarci insieme se il governo gialloverde dovesse cadere?


«Io penso di sì, dovremmo raccogliere questa sfida anche nella prospettiva di un nuovo governo da dare al Paese. Il problema, oggi, è la Lega di Salvini, non i 5Stelle. Come ha detto Bersani con loro dobbiamo aprirci e dialogare ancora».


“Il Pd ha fallito”, lei dice. Ma senza il Pd dove andate?


«Il Pd deve rendersi conto che non è più autosufficiente, non ha saputo rifondarsi né aprirsi, dopo la sconfitta. Bisogna creare una nuova forza politica, aperta al contributo di tutte le forze democratiche e progressiste, un grande partito di impronta laburista e fortemente ecologista. Da questo punto di vista, se le primarie le vince Zingaretti, penso che il dialogo sarà più facile, ma chiunque le vinca, servirà una netta discontinuità del Pd verso il suo passato, cioè verso le politiche e la stagione di Renzi e del renzismo. Bisogna rincominciare da capo e tutti devono mettersi in gioco, sia il Pd che Mdp che altri. Serve un nuovo nome e un nuovo simbolo che riunisca tutte le forze che ci stanno».


E del progetto di una parte di Leu che guarda a De Magistris e alla sinistra più radicale, invece, cosa pensa?


«Lo rispetto, in particolare rispetto Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, che è sempre stato chiaro su tale punto, ma non lo condivido. Una sinistra marginale ed estremista non ci serve: non ha alcun senso provare a rifondarla oggi».


Lei è eletta in Molise ed è molisana. Quale è il suo impegno verso la sua terra, specie davanti alla manovra economica che il governo gialloverde sta portando avanti?


«Nella manovra mancano, e drammaticamente, i giovani, le infrastrutture e, in generale, il tema di cosa fare per il Sud. Nell’interesse del Molise dialogo con tutti, ovviamente, anche con il governo e proprio oggi sono in Molise per affrontare questi temi. Nella nostra regione urge sempre più il potenziamento di una rete stradale e ferroviaria dissestata e carente, poi c’è il problema – annoso – della sanità. Il Molise deve sfruttare al meglio le sue potenzialità, sviluppando il turismo economico e anche quello culturale. Non possiamo né vogliamo essere una regione di serie B. Anche per questo mi sono iscritta all’intergruppo parlamentare sul vino, per sviluppare queste potenzialità».


Una curiosità. Sgarbi l’ha eletta “parlamentare più bella…”


«No, in realtà ha detto parlamentare “più sensibile” della Camera. In ogni caso, le sue parole mi hanno fatto, naturalmente, molto piacere e, avendolo conosciuto meglio, gli ho subito proposto di venire in Molise per organizzare eventi di tipo culturale. La nostra regione è così bella e ricca di storia e di cultura, bisogna farla conoscere meglio».


di Ettore Maria Colombo

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