Parla la madre di Bin Laden: «Osama un bravo ragazzo rovinato dalle amicizie universitarie»


Ci sono interviste fuori dalle righe, doppie, come quelle de Le Iene, o che hanno fatto la storia, impossibile da dimenticare il duello Frost-Nixon che è diventato anche un film di Hollywood. Ma quando a parlare con un giornalista è la madre del terrorista più famoso e temuto del mondo, si capisce subito che non ci troviamo di fronte a un qualcosa di vanamente eclettico, ma di profondamente diverso dal resto.

La madre di Osama Bin Laden parla al "The Guardian", rivolgendosi al giornalista Martin Chulov e racconta del figlio.

La famiglia del terrorista che, per primo, cominciò la guerra santa agli infedeli in epoca moderna, rendendosi responsabile dell’attacco alle Torri gemelle, in quel fatidico 11 settembre 2001, si apre per la prima volta. Un’intervista surreale resa possibile dopo una lunga trattativa con le autorità saudite. Vita, carattere, esperienze di uno degli uomini più pericolosi al mondo, ucciso il 2 maggio 2011 nel corso dell’operazione «Neptune Spear» dai Navy Seal americani. Per Alia Ghanem, madre di bin Laden, il fondatore di Al Qaeda, tra i principali portatori di morte nel mondo ben prima dell’Isis, Osama era un bambino dolce, poi «un bravo ragazzo», rovinato da cattive influenze duranti gli anni universitari: «Ha incontrato persone che gli hanno fatto il lavaggio del cervello. Era come una setta. Gli dicevo di tenersi lontano da loro, lui con me non ha mai ammesso quello che stava facendo, perché mi voleva molto bene», aggiungendo che la sua vita «è stata molto difficile perché lui era sempre lontano». Al giovanissimo e timido Osama è stato fatale l’incontro con Abdullah Azzam, ex membro dei Fratelli musulmani poi esiliato dall’Arabia Saudita, che diventerà il suo mentore nel percorso radicale. «Ma non ho mai pensato che potesse diventare un jihadista». Anche perché al suo fianco c’era Mohamed al-Attas, il suo secondo marito, che secondo Alia ha allevato molto bene Osama sin da quando il bambino aveva tre anni.

Anche adesso, però, a distanza di 17 anni dalla morte, la madre di Bin Laden non riesce ad accettare. «Lo ha amato così tanto e si rifiuta di biasimarlo. Invece, incolpa quelli che stavano accanto a lui. Lei conosce solo il lato del bravo ragazzo, quello che tutti abbiamo visto, non è mai venuta a conoscenza del lato jihadista», racconta Hassan, un altro figlio di Alia.

Parlare di Osama, però, non è facile, come non lo è andarne fieri, anche per i suoi familiari, come testimoniato proprio dal fratello: «Sono fiero di lui, come mio fratello maggiore. Ma non credo di esserne fiero come uomo. E’ diventato una celebrità globale, ma per niente». Eppure, all'inizio degli anni '80, quando “lo sceicco del terrore” andò in Afghanistan per combattere l'occupazione russa, la sua famiglia era orgogliosa di lui: «Tutti quelli che lo hanno conosciuto in quel periodo lo ammiravano», racconta ancora Hassan, «Anche noi all'inizio eravamo molto fieri di lui. E anche il governo saudita lo era».

Secondo la madre era uno spendaccione: «Spese tutti i suoi averi in Afghanistan. E proprio lì, nella base vicino a Kandahar che aveva catturato ai russi, lo abbiamo incontrato per l’ultima volta nel 1999». Poi c’era stato l’11 settembre, lo stupore, la vergogna e la paura di rappresaglie sulla famiglia: «Siamo rientrati tutti in Arabia Saudita», dove tuttora i parenti dello sceicco vivono, con una libertà di movimento limitata dalle autorità di Riad.

Il testimone della guerra santa, ora, è passato al figlio, Hamza bin Laden, che ha promesso di vendicare il padre. Ma la nonna, la madre di Osama, commenta a chiusura dell’intervista: «Se Hamza fosse davanti a me, gli direi: pensaci due volte prima di ripercorrere i passi di tuo padre. Stai entrando in zone orribili della tua anima».

Tutto il resto è storia…


E.R.

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