Patologie femminili, Tione: «Un iter burocratico complesso impedisce a tante donne di vivere»


Elena Tione, fondatrice e presidente dal 2010 dell’associazione VulvodiniaPuntoInfo Onlus, in un’intervista a Spraynews, rivela come tantissime donne in Italia continuino «a soffrire, a non poter stare sulla sedia, a perdere il lavoro per un semplice riconoscimento che d’altronde non richiede costi o spese onerose per lo Stato».


Patologie femminili, è bastata la manifestazione, tenutasi qualche giorno fa a Roma, per farvi avere risposte in più dalle istituzioni?


«Assolutamente no! Dal 2010 ci battiamo e per lo Stato purtroppo siamo ancora invisibili».


Perché per un riconoscimento, che non richiede un’ingente spesa, si hanno tante perplessità?


«Dovremmo chiederlo al ministero della Salute, al governo e al Miur, nonché a quello per le Pari Opportunità. A quanto ci è stato detto, l’iter è molto tortuoso, così però come c’è stato riferito di avere poca cassa di risonanza».


Come velocizzare i tempi?


«Sicuramente tanta grancassa su media, giornali e televisione. Le manifestazioni in piazza non sono sufficienti, non attenzionano, a nostro avviso, governo, istituzioni e quant’altro. La maggior parte della gente non sa che tali patologie esistono. Alle varie manifestazioni vengono solo coloro che sono colpite, familiari, amici e parenti, ma la gente comune purtroppo no. E’ questo, quindi, il vero problema da risolvere».


Mentre continuano a perdersi mesi, cosa si verifica?


«Le donne continuano a soffrire. Non riescono a stare sedute, a lavorare, spesso rischiano di perderlo e poi hanno difficoltà a trovare un’altra occupazione. Le cure sono tutte a pagamento e quindi continuano a patire. La stragrande maggioranza dei professionisti e non, inoltre, non sa dell’esistenza di tutto ciò e quei pochi che lo sanno ancora non riescono a curare. Si tratta di un disastro, un salasso, sia per le persone colpite che per le famiglie, ma anche per lo stesso sistema sanitario nazionale perché vengono proposte delle cure che non c’entrano nulla e che comunque gravano sulle tasche dei pazienti. Esami diagnostici, pap test, farmaci e integratori vari non sono certamente gratuiti».


La politica, nei fatti, si è interessata a tali questioni?


«Attualmente la persona che si è spesa è stata Lucia Scanu del Movimento 5 Stelle perché è in atto una proposta di legge per il riconoscimento di vulvodinia e neuropatia del pudello, che fanno parte appunto del dolore pelvico cronico. Questo è stato fino a ora, perché come è noto grazie a Giorgia Soleri, che è la fidanzata di Damiano dei Maneskin, avendoci messo il volto ed essendo una nota influencer, siamo riusciti a ricevere un po' di attenzione. Se non era per lei che purtroppo è caduta in questa cosa, tali patologie non sarebbero schizzate neanche su google-trend».


Durante il picco del Covid, specialmente sui territori, sono stati aperti tanti ospedali, che oggi sono inutilizzati. Perché non destinarli?


«Sarebbe l’ideale, un’ottima proposta da portare avanti. Per risolvere, appunto, il problema serve creare centri multidisciplinari d’eccellenza, specializzati, con una serie di persone formate in grado di aiutare le donne a uscire da questo incubo».


Con la pandemia cosa è cambiato rispetto al passato?


«Le difficoltà sono aumentate, essendo tutto bloccato. La pandemia ha comportato il terrore. Le donne non riuscivano più a spostarsi ed essendo i centri di cura pochissimi in Italia, ovvero Milano, Roma, Bologna e Napoli, tante di loro non potevamo nemmeno più muoversi, trovandosi ad esempio in Sardegna o in Val d’Aosta. Ancora oggi ci sono strutture chiuse e le ricadute sono pesantissime».


Di Edoardo Sirignano

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