Pd: nel voto tra gli iscritti Zingaretti ha già vinto, Martina è sotto di 20 punti, terzo Giachetti

Pd: nel voto tra gli iscritti Zingaretti ha già vinto, Martina è sotto di 20 punti, terzo Giachetti



La gara per diventare il nuovo segretario del Pd sembra essere arrivata a un punto di svolta quasi determinante. Nicola Zingaretti, il governatore del Lazio, è in netto vantaggio anche nel voto tra gli iscritti (dove, invece, avrebbe dovuto, almeno in teoria, soccombere, secondo i pronostici iniziali). Segue l’ex segretario reggente, Maurizio Martina – che sarebbe dovuto stare in testa, almeno tra gli iscritti – e, molto dietro, Roberto Giachetti, che arriverà di sicuro terzo e, quindi, accederà anche alla seconda fase, quella delle primarie ‘aperte’ che si terranno il 3 marzo e in cui voteranno tutti gli iscritti, simpatizzanti ed elettori dem, oltre che gli iscritti che hanno già votato. Senza alcuna possibilità di farcela, cioè di accedere alla seconda fase, si piazza quarto Francesco Boccia e, dietro di lui, i due ‘carneadi’, Dario Corallo e Maria Saladino. Questo il primo bilancio che arriva dai dati ufficiali che, finalmente, e dopo settimane di dati forniti solo e soltanto dai rappresentanti delle diverse mozioni, ha fornito, ieri, la commissione nazionale per il Congresso, presieduta dall’onorevole Gianni Dal Moro.


Dati, dunque, certificati e che non possono essere soggetti a dubbi o interpretazioni. La nota della commissione Congresso recita, infatti, che sono stati diffusi i risultati “pervenuti dalle commissioni provinciali entro le ore 18.00 di lunedì 21 gennaio e riferiti al voto nei circoli avvenuti fino a domenica 20 gennaio”. La commissione precisa che “gli iscritti interessati al voto sono stati pari al 46.5% della platea congressuale”, il che indica un dato, molto preoccupante, per il Pd, sull’affluenza. Infatti, spiega sempre la commissione, “L’affluenza sulla platea degli aventi diritto è stata del 51.05% pari a 93.000 votanti. I risultati parziali di ogni candidato sono, nell’ordine: Zingaretti 48,5%, Martina 35,1%, Giachetti 12,8%, Boccia 2.3%, Saladino 0,67% Corallo 0,63%”. Ma il dato sul drastico calo nel voto degli iscritti è preoccupante. Infatti, “i dati relativi ai congressi svolti e pervenuti alla commissione fino alle ore 18 di lunedì 21 gennaio sono stati questi nelle diverse regioni: Valle D'Aosta 29.75%, Piemonte 68.29%, Liguria 64.10%, Lombardia 82.37%, Veneto 45.87% Friuli V.G., 74.39% Trentino 24.41%, Alto-Adige 73.08%, Emilia-Romagna 61.28%, Toscana 82.38%, Marche 59.32%, Umbria 23.40%, Lazio 87.79%, Molise 24.47%, Abruzzo 29.75% Campania 12.87%, Puglia 17.78%, Basilicata 42.15%, Calabria 24.29%, Sardegna 14.83%, Sicilia 7.43%”. Come si vede, tranne le regioni del Nord, un’affluenza bassissima. Il 51,05% degli aventi diritto, pari a circa 93mila votanti, su una platea congressuale che, in teoria, cioè sulla carta, conta 390mila iscritti, peraltro secondo dati non ufficiali perché il numero esatto dei tesserati nell’anno 2017 al Pd non è ancora mai stato diffuso formalmente dal Nazareno.


La commissione Congresso specifica che “L’approvazione definitiva con relativa certificazione avverrà al termine delle convenzioni” e che tali dati verranno “resi ufficiali alla convenzione nazionale” del prossimo 3 febbraio. Ma la stessa commissione sottolinea che, “vista la difficoltà manifestata da diversi circoli a terminare la propria fase di convenzione, ha deciso all’unanimità di prorogare la votazione nei circoli fino a domenica 27 gennaio” mentre, all’inizio, il termine finale per il voto era stato fissato al 23 gennaio. Segno, appunto, dell’estrema difficoltà di portare gli iscritti ai seggi, specialmente al Sud, oltre che nelle regioni dell’Appennino, colpite in questi giorni dalla neve. Per quanto riguarda, invece, la ‘classifica’ del voto tra gli iscritti, come si diceva all’inizio, Zingaretti è in testa, segue – ma staccato di quasi 20 punti – Martina, al terzo posto c’è Giachetti. Dall’accesso alle primarie aperte verranno esclusi quindi, a meno di colpi di scena ad oggi impensabili, Boccia, che dovrebbe arrivare quarto, Corallo e Saladino. I numeri parlano chiaro, dunque. L’affermazione di Zingaretti, candidato segretario della mozione “Prima le persone” è netta. Il governatore del Lazio viaggia poco sotto la soglia del 50% (49,9%), facendo il pieno di voti in Sicilia (90,7%, ma con soli tre circoli che hanno votato finora), in Molise (79,7%, 16 circoli) e Calabria (68,8%, 62 circoli). E se è vero che il voto delle regioni del Mezzogiorno potrebbero però anche sovvertire le gerarchie regionali, e riscrivere in parte le percentuali nazionali, la prima posizione, a Zingaretti, non gliela toglie più nessuno.


Martina, la cui mozione si intitola ‘#fiancoafianco”, si attesta al 31,5% e va forte al Nord, dove per esempio ha ottenuto il 43,6% in Liguria e il 33,8% in Lombardia, ma stando a questi dati, nemmeno sommando i suoi voti con quello del terzo classificato, Giachetti (fermo al 14,1%, con la mozione “#sempreavanti”, lanciata con Anna Ascani), la sua percentuale supererebbe quella di Zingaretti (45,6% la somma tra il secondo e il terzo contro il 49,9% del primo).

Staccatissimi tutti gli altri: il deputato del Pd Boccia, la cui mozione s’intitola “#porteaperte”, ha raccolto il 3% dei consensi, mentre Dario Corallo ha preso lo 0,8% (la sua mozione si chiama “#Reset”). Ultima Maria Saladino, prima donna a candidarsi alle primarie dopo la Bindi nel 2007 (la mozione si chiama “#partitoPaese”) con lo 0,7%.


Insomma, anche se con i voti delle regioni del Sud Martina potrebbe rosicchiare ancora qualche punto, tra gli iscritti, Zingaretti va verso una robusta vittoria e con il 50% dei voti. Se il voto delle primarie ‘aperte’ dovesse confermare l’andamento del voto tra gli iscritti, Zingaretti sarà, con ogni probabilità, il nuovo segretario del ‘nuovo’ Pd e quello che lo condurrà al primo appuntamento politico di rilievo, le prossime elezioni europee che si terranno il 26 maggio, anche se non sarà ininfluente, prima delle primarie, che si terranno il 3 marzo, il risultato del Pd nelle due regioni che andranno al voto a febbraio, l’Abruzzo e la Sardegna. Certo, per gli avversari di ‘Zinga’ resta ancora una chanche, quella di tenere il governatore del Lazio ‘sotto’ il 50% dei consensi, alle primarie ‘aperte’. In quel caso, a decidere il futuro segretario del Pd, sarà l’Assemblea nazionale (di mille componenti) e il voto dei delegati delle varie mozioni. Ma è una prospettiva che appare sempre più lontana, oggi.


di Ettore Maria Colombo

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