Per il pluralismo Rai bella la teoria pessima la pratica, Osservatorio Pavia dixit

Per il pluralismo Rai bella la teoria pessima la pratica, Osservatorio Pavia dixit



Silenzio, parlano i dati. Ecco, come in un famoso spot, per raccontare quel che sta avvenendo in Rai, ovvero l’occupazione militare da parte della Lega, non c’è cosa migliore che la lettura dei numeri. E che numeri. “I dati relativi al primo trimestre del 2019 dell’Osservatorio di Pavia (ente terzo che monitora le presenze in Tv, ndr) rappresentano un’occupazione schiacciante nei tempi dei Tg della Rai da parte di Conte, Di Maio e Salvini, del 71,25% nelle edizioni serali, con il Pd e Zingaretti al 10,7% solo dopo Berlusconi al 14,5%”. Ad affermarlo, in una nota, la segreteria del Pd. “L’unica opposizione che sta lavorando per un'alternativa al governo della destra, il Pd, che alle scorse elezioni politiche ha ottenuto una percentuale di voti superiore rispetto alla Lega di Salvini e alle recenti europee si è attestato come secondo partito staccando il M5S, viene trattato in maniera vergognosa nei Tg della Rai e penalizzato nei servizi. Una vergogna”, conclude la nota del Nazareno, “per il servizio pubblico e un'umiliazione per tanti professionisti che ci lavorano e che sono costretti a sacrificare il pluralismo per seguire la voce del padrone o per un eccesso di zelo”.


La replica dell’azienda, che vorrebbe essere chiarificatrice, non chiarisce molto, a dire il vero. “In merito a dati dell'Osservatorio di Pavia, la Rai precisa che si tratta di un'estrapolazione parziale del quadro complessivo che ha preso in considerazione solamente alcuni leader politici. Valutati nella loro interezza, i dati dell'Osservatorio di Pavia certificano il corretto comportamento e l'equilibrio del Servizio Pubblico che nel periodo gennaio-marzo 2019 ha dato spazio complessivamente nei suoi Tg per il 35,7% al Governo, per il 13,5% alla maggioranza e per il 36,4% alle opposizioni”. Già, peccato che sommando maggioranza e governo il risultato sia stupefacente: 49, 2%. Ovvero la maggioranza. La Rai poi, in merito ai dati dell’Osservatorio di Pavia, sostiene che “ La valutazione del pluralismo fatta solo tenendo in considerazione la percentuale di tempo in voce destinata ai principali soggetti individuali snatura l'essenza stessa del pluralismo, che consiste, appunto, nel dar conto della pluralità di voci presenti nel panorama politico nazionale e della complessità delle posizioni”. Bella la teoria, pessima la pratica.


Intanto è paralisi in commissione di Vigilanza, con i 5 Stelle praticamente ostaggi della Lega, sulla vicenda del doppio incarico del presidente Marcello Foa. “ Quanto è avvenuto in commissione di Vigilanza sulla Rai dimostra ancora una volta che il governo tiene in ostaggio la più grande azienda culturale del Paese. Per questioni di partito, che nulla hanno a che fare con gli interessi generali del servizio pubblico, la Rai è imbrigliata da lacci e lacciuoli di Lega e M5s. Tutto questo nel silenzio assordante dell'azionista di riferimento, ovvero del ministro Tria che continua a non dare segnali sulla gestione della Rai”, afferma il responsabile del Pd per i Rapporti istituzionali con le forze politiche e sociali, Andrea Martella. Duro anche il commento del il presidente della Commissione, Alberto Barachini. “L'impossibilità di svolgere la seduta odierna certifica lo scontro all'interno della maggioranza, che provoca la paralisi dei lavori della Commissione di Vigilanza. Una stigmatizzabile mancanza di rispetto per il ruolo istituzionale della Commissione medesima che non intendo ulteriormente tollerare”.


di Alberto Milani

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