Per il terremoto la ricostruzione è ferma, approvato solo un terzo delle domande

Per il terremoto la ricostruzione è ferma, approvato solo un terzo delle domande



Un altro inverno è arrivato. Il terzo che le popolazioni colpite dal terremoto dovranno passare dentro abitazioni provvisorie. Quelle casette, le cosiddette Sae (Soluzioni abitative di emergenza), che avrebbero dovuto essere funzionali a superare i primi mesi dopo le scosse, di agosto e ottobre 2016, sono ancora le uniche abitazioni a disposizione. E non sono nemmeno all’altezza delle rigide temperature invernali che caratterizzano le località montane di Marche e Abruzzo. Infiltrazioni d’acqua, mura marce per l’umidità e tetti che costruite senza la necessaria pendenza, rischiano di crollare alla prima nevicata abbondante.

D’altronde non c’è alternativa.


Chi ha fatto la scelta del Cas, il contributo di autonoma sistemazione, cioè il bonus statale per andare in affitto, e chi è ancora in albergo, vede di mese in mese allontanarsi il momento di tornare a casa. La ricostruzione marcia a passi di lumaca. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Ufficio per la Ricostruzione della regione Marche relativamente alle pratiche di ricostruzione presentate ed approvate nelle provincie di Ascoli Piceno e Fermo, un territorio profondamente colpito dal sisma, sono state complessivamente presentate 1.315 pratiche per la ricostruzione di cui 1.088 per i danni lievi, 192 per i danni “pesanti” e 35 per le attività produttive che hanno avuto danneggiata la struttura. Di queste risultano approvate 416 pratiche, di cui 383 per i danni lievi 24 per i danni “pesanti” e 9 per i danni alle aziende; in pratica hanno avuto il via libera solo il 31,6% delle domande presentate, ovvero meno di una su tre. Quello che balza agli occhi, non è solo la lentezza nell’esame dei documenti ma l’esiguità delle domande presentate: 1300 sono davvero poche considerata la vastità del territorio e l’importanza dei danni.


Guardando alle tipologie delle lesioni emerge che per i danni lievi, le domande di ricostruzione approvate sono solo il 35% di quelle presentate (che sono già pochissime, 1.088 in tutto, a distanza di oltre due anni dal terremoto). Eppure le abitazioni con danni li vi avrebbero dovuto avere, secondo le intenzioni iniziali, una corsia preferenziale, per far sì che migliaia di case diventassero agibili in breve tempo. Peggiore è la situazione per i danni pesanti, con solo il 12,5% delle domande approvate su pochissime domande presentate (solo 192). Le cause di questa situazione sono note: burocrazia farraginosa, comportamento non uniforme da parte dei comuni, volume di documenti, spesso ridondanti, da presentare al USR per l’approvazione della pratica, che non solo appesantiscono il compito dei professionisti ma rallentano il compito degli istruttori, i quali si trovano a dover analizzare, verificare e validare una quantità immensa di documenti e di conseguenza non riescono a smaltire rapidamente le istruttorie. Eppure nessuno, nemmeno il nuovo governo, sembra preoccuparsene.


di Laura Della Pasqua

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