Piano Rai liberticida, l'unica mission è soffocare l’informazione e la libertà di stampa



L’attuale amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, come hanno già tentato di fare i suoi predecessori, pare sia fortemente determinato ad avviare una riforma, sia pure graduale, dell'informazione della Tv pubblica. E per giustificare questa sua folle intenzione, o convinzione, Salini si è spinto sino al punto di non risparmiare critiche all’attuale assetto delle news della tv pubblica. Insomma, quando non si hanno argomenti migliori meglio attaccare quelli che, in Rai, fanno muovere la macchina dell'informazione, cioè i giornalisti. Salini punta su sottolineature rimaste sottotraccia nel momento in cui il cda ha votato il piano editoriale, ma che ora stanno emergendo con forza. I telegiornali - scrive Salini nel suo Piano Industriale - si sovrappongono. Mandano cioè troppi cronisti sullo stesso evento. Storia vecchia e assai nota, figlia della presunta concorrenza fra testate e difesa dal sindacato. Vecchia ma necessaria, almeno finché la mission era il pluralismo dell'informazione. Ma quando l'obiettivo è monopolizzare le notizie che senso ha mandare tutti questi giornalisti sui posti? Basta mandare quattro amici della Lega e siamo a posto. Secondo Salini, che su carta è l'autore del piano ma che in realtà ha messo solo la firma sotto il progetto scritto da Marcello Foa, i Tg - che soffrono nella classifica degli ascolti - hanno peraltro scarso appeal verso i giovani. Segmento di pubblico in cui, spesso, Mediaset fa meglio. I telegiornali, nota infine Salini, costano di nuovo tanto. E anche su questo nulla di nuovo sul fronte occidentale. La Rai, da sempre, non ha badato a spese quando ci sono di mezzo i telegiornali, core business del servizio politico e calamita infinita per la politica. E a proposito di costi l’sd della Rai osserva che forti economie sono state garantite dal 2013 al 2015. Poi, nel 2018, il sistema dell'informazione della tv di Stato è tornato a crescere come costi. Il conto finale è pari a 327 milioni (di cui 207 per il solo personale). Un’enormità in tempi di crisi, in cui si dovrebbe risparmiare ma, di fatto, si cercano amici della direttrice del Tg1, Teresa De Santis, per fare programmi di approfondimento pro Lega e ben pagati. Di queste spese extra in cantiere, neppure un accenno. La testata regionale (TgR) - che è in assoluto la più costosa - ha comunque al suo attivo “la quinta e sesta edizione” giornaliera con più spettatori (in ambito Rai). Mentre il Tg1 - altro dato positivo - conserva il primato di ascolti nelle fasce orarie principali (rispetto ai concorrenti). E Salini nota anche che le famiglie italiane hanno ancora fiducia nell'informazione del servizio pubblico. Non tutto, quindi, è da buttare per il momento. Occorre solo razionalizzare, con un raziocinio di colore verde ovviamente, il giallo a breve scomparirà. Nello stesso tempo, questa importante struttura di costi non porta a risultati sempre soddisfacenti. Salini nota che - nella fascia serale, tra le 19 e le 20 e 30 - i notiziari della tv di Stato riescono a catturare uno share medio del 67 per cento (parliamo del primo semestre del 2018). Un buon risultato, che però si realizza se si considerano gli italiani con oltre 44 anni.

Quando l'età si abbassa e si va sotto i 44 anni, lo share si riduce al 26 per cento. Studio Aperto riesce a fare molto meglio del Tg2 conquistando - "su edizioni simili" - 700 mila spettatori sotto i 45 anni (invece di 330 mila). Un’analisi, come si vede, molto articolata che la dice lunga su quale sia lo stato dell’arte dell’informazione Rai che ha bisogno solo di essere organizzata meglio, cioè tradotto monopolizzata con innesti esterni e prodotti fuori linea, che fanno gola solo alle truppe cammellate leghiste. Resta da capire se Salini riuscirà a prendere in mano la situazione prima che venga detronizzato e sostituito con una figura più allineata alla parte più forte di governo. Salini come in passato, rimarca l’assurdità dell’eccessivo affollamento dei giornalisti, dei microfoni Rai per gli stessi eventi. Il Piano Industriale di Salini cita, ad esempio, alcuni fatti del 9 maggio 2018: il processo Traini a Macerata, le commemorazioni del giornalista assassinato dalla mafia Impastato e per Aldo Moro. Per ognuno di questi appuntamenti, si muovono dai 5 ai 6 cronisti della televisione pubblica. La stessa dotazione tecnica è inadeguata. Le troupe esterne hanno strumenti "pesanti" e poco flessibili. E peraltro lavorano con la testa ai soli telegiornali, senza mai guardare alle esigenze anche dei siti d'informazione. Tradotto: quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Unica salvezza per la Rai saggia madre democristiana è che l’ennesimo tentativo di ucciderla si risolva in un boomerang per chi lo ha ordito. Da anni provano a killerare la Rai, finora non ci sono mai riusciti. L’informazione è il sale della libertà e la libertà di stampa è l’unica salvezza per la democrazia e per il Paese.


di Alberto Milani

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