Ponte Morandi: si aggravano le accuse, testimoni chiave e nuovi reperti

Ponte Morandi: si aggravano le accuse, testimoni chiave e nuovi reperti

Dopo omicidio colposo e stradale, disastro e attentato alla sicurezza dei trasporti, per gli indagati della strage del Ponte Morandi le accuse non finiscono qui. Si aggiunge anche l’aggravante della “colpa cosciente”, e le pene possono aumentare fino ad un terzo.

Ma cosa ha portato la procura a contestare un’altra pena per i 21 sospettati? Innanzitutto, un reperto chiave del crollo e dalle ultime notizie, spunta anche un testimone che ha parlato di incredibili omissioni.


Per quanto riguarda il reperto, scoperto tra le macerie e già ribattezzato “prova regina”, si tratta di un detrito dello strallo, ossia il tirante che parte dalla sommità del ponte, il quale è stato rinvenuto completamente corroso.

Come riportato da alcuni giornali, che ci fosse uno stato di "corrosione avanzata" dello strallo si sapeva da anni. In più, c’è stata anche la mancanza di manutenzione straordinaria e ordinaria che, secondo gli inquirenti, sarebbero state fatte in minima parte per risparmiare sui costi e trarre il massimo profitto dalla gestione dei pedaggi. Accuse pesantissime che hanno portato appunto ad una “colpa cosciente”.


Il supertestimone invece, Bruno Santoro, dirigente della prima Divisione alla Direzione generale della vigilanza sulle concessionarie autostradali, è stato l’unico a non fare scena muta davanti agli inquirenti. Il suo colloquio con gli investigatori occupa ben dieci pagine di verbale. «Autostrade seguì procedure incredibili, assurde e inaccettabili, ridimensionando notevolmente l’urgenza di un intervento cruciale in modo da evitare il collaudo del viadotto», queste alcune delle parole di Santoro.

Il testimone ha poi aggiunto che, prima del crollo, la sua Divisione non conosceva minimamente il progetto di retrofitting. Si tratta di una circostanza piuttosto strana visto che l’ufficio più adeguato ad analizzare il progetto avrebbe dovuto essere proprio quello di Santoro, addetto alla Vigilanza tecnica.


Insomma, molte cose secondo Santoro non hanno funzionato nei rapporti tra ministero e concessionaria, e oggi, i pm si chiedono come sia possibile che un ponte così problematico non abbia mai ricevuto un mino intervento strutturale. Chissà se il nuovo reperto riuscirà a dare una risposta importante a tante delle domande che sorgono da quel terribile 14 Agosto.


Di Ilaria Proietti Mercuri

23 Ottobre 2018

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