Porti aperti a Sanremo: al via il festival degli sbarchi targato De Santis, la festa abbia inizio

Porti aperti a Sanremo: al via il festival degli sbarchi targato De Santis, la festa abbia inizio




Che la festa abbia inizio. Che poi, festa! Ormai Sanremo, giunto alla sua 59esima edizione, è solo è soltanto una macchina per fare soldi, visto che dalla kermesse canora dipende il bilancio della Rai. Il palleggiamento di questi giorni sui costi e sui contratti pubblicitari non dirà tutto ma spiega molto del clima fuori e dentro al teatro Ariston. Dove le polemiche sono il vero sale dalla manifestazione. Che non sarà affatto popolar nazionale come sostenuto da Claudio Baglioni, ma politicamente scorretta, ai limiti dell’irriverenza, tanta è la voglia dei padroni di casa di non cadere nella trappola del dibattito politico.


A loro insaputa ci sono già dentro. Fino al collo. Per intenderci tanti testi di Sanremo parlano del tema migranti. “E' un tema centrale in questo momento. Potrei annunciare che la mia nuova trasmissione si chiamerà 'Sbarchi' e potrebbe andare in onda il sabato sera”, spiega fra il serio e il faceto in conferenza stampa il direttore di Rai Uno Teresa De Santis, “non sto scherzando, potrebbe essere un'idea”. E che idea. Baglioni si danna l’anima nel ribadire che il suo non sarà un festival politico e lei rigira la frittata. Una bella frittata. La dimensione politica del festival legata agli argomenti dei brani in gara è chiara tutti: sarà una kermesse buonista, un inno al naufrago, un solenne coro anti porti chiusi, una messa cantata contro il governo. Vedere per credere. La De Santis poi è tornata a bomba ulla questione del presunto conflitto di interessi di Claudio Baglioni e delle “contiguità” che fanno parte del mercato musicale: "Si possono fare tanti esempi: se Quincy Jones non fosse stato produttore di tanti grandi artisti, non sarebbe stato facile mettere insieme un evento di rilevanza internazionale come We are the world". Strana alchimia, strana storia. Tranquilli, comunque, le canzoni con il loro carico di emotività e richiami alle vicende di casa nostra faranno il resto. Nel frattempo, in attesa della sigla e del collegamento da Sanremo, fa morire dal ridere la posizione assunta dalla Rai sul presunto ( poco per Canale 5 e Striscia la Notizia) conflitto d’interessi del direttore artistico e conduttore Claudio Baglioni. “E' una notizia infondata, che smentisco”,dice il direttore di Rai Uno, rispondendo a una domanda sulle presunte dimissioni di Claudio Baglioni da direttore artistico (come riportato da Dagospia), dopo le polemiche dei giorni scorsi. “Sanremo è un asset fondamentale per l’azienda e il confronto tra tutte le parti in questione è d’obbligo, ma la notizia è infondata”.


Ma non le risse e gli scontri al limite della rissa. Facile smentire cosi, senza spiegare. Del resto la ragion di Stato tutto copre. Pure l’evidenza. La De Santis in fatti è arrivata al punto di affermare che non c’è stata nessuna censura nei confronti di Claudio Baglioni per quanto aveva detto sul tema migranti in occasione della prima conferenza stampa di presentazione del Festival di Sanremo 2019. La questione “riguardava solo un aspetto di opportunità nel luogo, c’è modo e modo di porre le cose. Claudio ha generosamente risposto, dando involontariamente un tono che sul tema trattato poteva somigliare al comiziale”, ha precisato il direttore di Rai1, durante l'incontro con la stampa all'Ariston Roof, in relazione alle sue parole dopo quelle dichiarazioni del direttore artistico. Meglio di una fiction diciamo. Come state tranquilli . Quello dell’anno prossimo sarà il Festival di Sanremo numero 70, “questione piuttosto complicata, vorrei fosse un’edizione corale, forse bisognerà avere un'idea in più rispetto ad altre edizioni”, sostiene la De Santis, direttore di Rai1, in merito al prossimo anno. Il tema dell’anno che verrà è puntualmente anticipato nelle conferenze stampa che però riguardano l'edizione in corso, e peraltro questa deve cominciare stasera. Solo che questa volta l'argomento è subito emerso perché, al di là di quelli che saranno i verdetti dell'Auditel, non sembrerebbero esserci le premesse per un Baglioni-ter. Probabilmente da entrambe le parti. Chissà se tutto ciò sia un bene o un male, chissà.


di Alberto Milani

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