Profondo rosso: il Pd è bocciato dalla base e rischia l'estinzione
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Profondo rosso: il Pd è bocciato dalla base e rischia l'estinzione


La sinistra: dagli ultimi, dalle periferie, a periferia del reale, della politica. Profondo rosso. Il distacco tra il Pd, regina istituzionale delle sinistre, e la società, i lavoratori, i cittadini, aumenta; e cresce anche il divario con la sua “base”, minando quel rapporto di fiducia e di capacità di rappresentanza e reazione che è fondamento per ogni compagine politica. Secondo il sondaggio realizzato da Ipsos Pa per il Corriere della Sera, il Partito Democratico, in piena crisi esistenziale, per il 59 per cento degli intervistati, non sta facendo alcuna opposizione ed è sostanzialmente scomparso dalla scena politica. Ben oltre la metà per gli elettori piddini, e addirittura per l’83 per cento degli elettori di (centro)sinistra che non si riconoscono nel partito rappresentato da Maurizio Martina. Ma si apre, secondo i dati, un chiaro scenario di rinascita che passerebbe per Nicola Zingaretti, attuale governatore del Lazio, tra i nomi papabili per la guida del Pd del futuro. Il 49 per cento degli elettori del Partito Democratico interessati alle primarie, è convinto che in caso di duello per la leadeship tra Zingaretti e Renzi, vincerebbe il primo, contro il 15 per cento renziano. A convincere è comunque il governatore del Lazio che è in vantaggio nel gradimento. Il 64 per cento degli elettori del Pd ha un giudizio positivo del suo operato politico, mentre per il 40 per cento (71 per cento totale di chi sostiene il centrosinistra) vi è un giudizio negativo verso il lavoro di Matteo Renzi. «L’incapacità di analizzare le difficoltà e le sconfitte, di elaborare una nuova proposta anziché guardare costantemente al passato e alle cose fatte (molte delle quali non riconosciute dai cittadini) e, soprattutto, la percezione di una parte consistente dell’elettorato che il premier non si fosse fatto carico delle difficoltà e dei disagi delle fasce meno protette, tutte queste ragioni hanno portato a un ritiro della fiducia che sembra non superabile», parola di Nando Pagnoncelli, noto sondaggista.

Uno scenario che seppur chiaro, proietta nella sconfinata ombra dell’ipotesi. «Zingaretti vede invece crescere il proprio apprezzamento, tanto che tra gli elettori Pd l’indice di gradimento passa da circa il 70 a circa l’80 in tre mesi. Tuttavia il candidato non ha ancora un profilo del tutto definito», prosegue Pagnoncelli, «alcuni pensano che sia semplicemente un ritorno al passato, alle vecchie tradizioni di area Ds, altri aspettano segnali di rinnovamento e apertura, le sue prime uscite sono orientate a un allargamento del fronte che richiede però una migliore definizione strategica e programmatica. Il voto per lui è quindi soprattutto un voto per chiudere una fase che appare superata. Ricostruire un campo non sarà semplice e i tempi non saranno certamente brevi».

L’era del postrenzismo è solo all’inizio, e la strada, per il PD, è lunga.


E.R.


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