Quelli che ben pensano: la Guzzanti e il fallimento nell'era dei social
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Quelli che ben pensano: la Guzzanti e il fallimento nell'era dei social


Se il mondo dello spettacolo è fatto di persone che salgono sul palco perché apprezzate dal pubblico. Se a un comico (o presunto tale) chiudono un programma anzitempo per scarsi ascolti del suddetto pubblico. Se questo comico invade i social, ultimo baluardo che gli resta per esprimere le sue opinioni, si può dire siamo tenuti a ignorare il contenuto dei suoi appelli senza sensi di colpa?#sillogismo


Sarebbe troppo facile rendere pan per focaccia a chi fa della propaganda politica spiccia una missione, nonostante i fatti lo smentiscano poi puntualmente.

Quando si fa ridere mentre si cerca di essere seri e non si strappa nemmeno mezza smorfia dal viso quando si cerca di suscitare una risata, qualche domanda bisognerebbe pur farsela, soprattutto se ci si spaccia al mondo come professionisti dell'ironia.

Ma se poi si scopre che l'intento supremo, il fine ultimo, è solo ricavarsi un po' di spazio per evidenti manie di protagonismo, allora non resta che alzare le mani.

Del resto non sorprende se anni di qualunquismo buonista a tinte rosse hanno prodotto personaggi che del bene del Paese alla fine se ne infischiano, avendo ben altro a cui pensare, tra contratti da chiudere e nuovi bersagli da puntare per non sparire completamente nell'etere dell'anonimato.


Eppure basterebbe un po' di dignità, un'alzata di bandiera bianca, un'ammissione di colpa. Ma no, meglio restare comodi nelle proprie posizioni di privilegiati a sparare a zero su chicchessia e qualsivoglia, che tanto alla fine a parlare ci si guadagna sempre. A straparlare poi, di questi tempi, nemmeno a dirlo. Nell'era social, in cui tutto è lecito e il dogma sono i follower di cui si dispone e non le idee che si immettono su piazza, possono sopravvivere tutti: anche i comici falliti e che, vissuti nell'ingombrante ombra dei fratelli maggiori o dei padri deputati, si vendono quale alternativa costruttiva. Se poi ciò che si costruisce, tra un fallimento e l'altro, è un po' di fumo da vendere al miglior offerente, poco importa. Basta esserci, basta gridare al mondo qualche slogan che faccia presa e il gioco è fatto.


Ma siamo certi che per volponi di vecchia data come l'autrice del tweet sopracitato, per cui resistere è esistere, tutte queste premesse abbiano il valore di una goccia d'acqua nell'oceano e che rassegnarsi all'evidenza che di quello che dice, alla fine, importa relativamente a nessuno sia un esercizio di difficile, se non impossibile, attuazione. E allora che vengano pure avanti, che facciano il loro gioco al massacro, puntando tutto sull'idiozia di chi li ascolta, ma che poi non abbiano il coraggio di controbattere o sbraitare, il bel giorno in cui si accorgeranno di essere rimasti soli, abbandonati nella barca dell'indifferenza da un pubblico che è ormai stanco delle solite tiritere di chi sa solo giudicare e, quando propone, non fa altro che incassare fallimenti su fallimenti.

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