Rai, i 5 Stelle si aspettano che Foa faccia un passo indietro sulla presidenza di RaiCom

Rai, i 5 Stelle si aspettano che Foa faccia un passo indietro sulla presidenza di RaiCom



Se si potesse misurare in termini di share il livello delle polemiche che ogni giorno investono viale Mazzini, la Rai deterrebbe il record assoluto degli ascolti. Il guaio è che, messa così, la cosa non è affatto un bene. Anzi è un bel guaio. Prendiamo il caso del presidente del consiglio di amministrazione. Marcello Foa, fortissimamente voluto dalla Lega (diciamo pure imposto all’alleato grillino), come racconta il quotidiano La Notizia, sarebbe in palese conflitto d’interessi con se stesso. Il numero uno di viale Mazzini non è solo presidente del Cda ma occupa anche l’omologa carica a Rai Com. Sul punto il vicepresidente grillino della commissione di Vigilanza, Primo Di Nicola, ha sollevato la questione. «Sono rimasto sorpreso quando, dopo molte insistenze, alla presidenza di Rai Com si è insediato lo stesso presidente di Rai Spa Foa. Creando, anche a detta degli esperti, una situazione di conflitto d’interessi con il controllore che sarà anche il controllato. Di certo, per la Rai del cambiamento non è stato un buon segnale. Mi aspetto una celere rivisitazione del dossier».


Tradotto: i Cinque Stelle si aspettano che Foa faccia un passo indietro. Magari presentandosi dimissionario da RaiCom già martedì in Vigilanza o che annunci le sue dimissioni nel corso della stessa audizione. Più volte rinviata, l’audizione del presidente e dell’amministratore delegato della Rai, Marcello Foa e Fabrizio Salini, è stata confermata per martedì prossimo in Vigilanza. A tenere banco sarà il nuovo Piano industriale presentato dall’ad di Viale Mazzini. Ma, varcate le soglie di Palazzo San Macuto, il vero osservato speciale sarà soprattutto Foa. Motivo: la sua doppia poltrona di presidente del Cda e di Raicom, messa nel mirino dal Movimento Cinque Stelle. Sperando che stavolta sia la volta buona. E poi c’è il caso dei telegiornali che si muovono a seconda della convenienza. Come fa notare Il deputato del Partito democratico, Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai, in un post su Facebook, perché mai i telegiornali Rai «non hanno mandato nessun inviato a Bucarest per seguire il ministro dell'Economia Tria all'Eurogruppo? Nel giorno in cui tutte le aperture di giornali e tg, compresi quelli Rai, sono dedicate proprio all'economia, alle banche e alle parole dello stesso ministro dalla Romania, perché la Rai che ha oltre 1.200 giornalisti non ha seguito la riunione?». Davvero singolare. «Lo chiederò ai vertici dell'azienda con un’interrogazione in Vigilanza». Siamo curiosi di conoscere la risposta. Del resto le redazioni dei tg Rai non soltanto hanno centinaia di giornalisti a Roma, ma possono contare anche sugli uffici di corrispondenza a Bruxelles, Berlino e Istanbul. Chi ha deciso di non seguire la missione del ministro? Quali mega dirigenti da 240 mila euro di stipendio hanno avallato questa scelta insensata, mentre addirittura i quotidiani, che hanno ben meno mezzi della Rai, hanno inviato i loro giornalisti? Per la visita del ministro Di Maio a Washington, che non ha certamente lasciato il segno sulla cronaca politica, la Rai ha inviato ben 3 giornalisti, uno per ogni tg. «Per la notizia del giorno, invece, nessuno: un disservizio grave - conclude il deputato dem - con i soldi dei contribuenti». Non c’è che dire, lo share delle polemiche lo vince la Rai. A prescindere…


di Alberto Milani

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