Rai, parla Di Nicola della commissione di Vigilanza: interferenze pesanti e inaccettabili

Aggiornato il: 2 apr 2019



Primo Di Nicola, senatore del Movimento Cinque stelle e vice presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai ha letto le parole del suo collega in commissione, il leghista Massimiliano Capitanio, secondo il quale il Tg1 la deve smettere «con la partigianeria» e deve tornare a fare informazione pubblica. Ha letto ed è sobbalzato dalla sedia. Quello che ai leghisti non è andato giù è la copertura giornalistica sul Congresso mondiale della Famiglia. Chiediamo a Di Nicola se nella Lega hanno per caso nostalgia dei cinegiornali che, in tempi per fortuna lontani, magnificavano con voce impostata ogni alzata di sopracciglio del duce. Di Nicola però all’esca che lanciamo non abbocca. «Questo lo dice lei. Ciò non toglie che io non sia preoccupato per quello che accade sul versante dell’informazione pubblica. Le interferenze di questi ultimi giorni sono pesanti e inaccettabili».


Dunque Di Nicola che risponde a Capitanio secondo cui il Tg1 farebbe una «narrazione ai limiti della fantasia»?

«La risposta è semplice. La politica deve stare lontana e non deve intromettersi nella informazione del servizio pubblico indicando i propri desiderata. La Rai deve essere indipendente e autonoma dai partiti e i giornalisti liberi di fare il proprio mestiere senza costrizione alcuna. Non ci devono essere intromissioni della politica e tantomeno della Vigilanza . Mi limito ad analizzare un fatto fondamentale che sfugge ai più, anche al Pd».


Cioè?

«E arrivato il momento che la politica faccia un passo indietro rispetto al servizio pubblico. I giornalisti Rai hanno il diritto e il dovere di fare il proprio mestiere fino in fondo per dare agli italiani – che, ricordo, pagano il canone - una informazione oggettiva, trasparente e completa. La Rai del cambiamento la cominciamo a realizzare smettendola di mettere bocca nel lavoro che fanno i giornalisti del servizio pubblico».


Scusi senatore, quella dell’indipendenza della Rai dalla politica è una cosa che si sente ripetere da decenni. L’azienda pubblica, oggi come ieri, è però preda degli appetiti più svariati e più voraci della politica, tesa ad accaparrare poltrone per i suoi uomini. Dica la verità, questa Rai del cambiamento è un pio desiderio o poco più?

«No, non è affatto un pio desiderio. I temi della libera informazione sono centrali per una democrazia sana e compiuta e per quello che mi riguarda lavoro ogni giorno per affermare questo principio. La Rai deve essere libera di fare le proprie scelte, a partire dall’amministratore delegato fino ai direttori di rete, ai giornalisti e conduttori. I manager sono lì per fare il proprio mestiere, questa è la via giusta da imboccare».


A viale Mazzini torna la figura del direttore generale. Molti la interpretano come una mossa di Salini per resistere ai caterpillar leghisti.

«C’è un piano industriale che l’amministratore delegato e l’azienda hanno messo a punto e su questo piano, che prevede innovazioni significative e importanti sotto il profilo dell’informazione nei prossimi giorni in commissione di Vigilanza ascolteremo sia Salini che il presidente Foa. Anche quella sarà l’occasione per riaffermare l’autonomia del servizio pubblico. Lo ripeto, le interferenze di questi ultimi giorni sono inaccettabili. E’ arrivato il tempo di una riforma profonda per mettere definitivamente una barriera tra le scelte aziendali e la politica. Quella che Salini sta mettendo in campo è una volontà genuina di cambiamento e sarebbe grave se rischiasse di essere inficiata dalle continue, e dure a morire, interferenze della politica».


Giuseppe Carboni, il nuovo direttore del Tg1 targato M5S, dopo Verona è finto nel mirino di Salvini?

«Mi auguro e sono sicuro che tutti i direttori dei Tg esercitino i loro diritti all’autonomia. Non devono rispondere a questo o quello schieramento. I direttori facciano fino in fondo il loro mestiere che è quello di dare agli italiani una informazione corretta. E’ ai cittadini che devono rispondere, non a Salvini o Di Maio. Basta con le interferenze della politica, basta con l’equivoco . Quell’equivoco, dico di più, va tagliato alla radice».


A sentirla parlare sembra che la Rai sia pronta a far suo il modello Bbc.

«È arrivato il momento di riportare in parlamento, e mi impegno ad agire in tal senso, un disegno di riforma del servizio pubblico che preveda la creazione di un organismo indipendente, staccato dalla politica e composto dagli operatori dell’informazione e da rappresentanti della società civile, un organo elettivo che dovrà gestire in totale autonomia il servizio pubblico . In passato ci furono tentativi in questa direzione, ricordo la proposta di Tana de Zulueta che conteneva norme per mettere al riparo dalle brame della politica il servizio pubblico e garantirne l’indipendenza o, ancora, il progetto di riforma presentato da Roberto Fico, quando era presidente della Commissione di Vigilanza Rai. La Bbc può essere un buon esempio. Chiamiamolo trust, fondazione, l’importante è dar vita ad un organismo che possa, in totale autonomia, gestire il servizio pubblico. Può essere e deve essere una rivoluzione».


Che mi dice di Mario Orfeo a Rayway. La sua nomina non è uno schiaffo a Di Maio?

«Non dico niente perché è una libera scelta dell’azienda. Se ci saranno cose da dire, per quanto mi riguarda le dirò in Vigilanza. E lì che si fanno i bilanci sulle attività svolte. Se io rispondessi alla sua domanda ricadrei nel vizio letale che vedo nella politica, ossia la volontà di interferire sulle scelte che devono invece essere di esclusiva responsabilità dell’azienda. Ho estrema fiducia nella dirigenza Rai. Sono convinto che Salini continuerà a portare avanti il necessario cambiamento. E mi auguro che il presidente rimanga terzo e imparziale».


di Giampiero Cazzato

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