Rai, un vicedirettore è.... per sempre

Rai, un vicedirettore è.... per sempre



Per decifrare una partita di basket, diversamente dal calcio, occorrono i numeri. Altro che moviole varie e commenti insulsi dei soliti commentatori a gettone. Buoni per tutte le stagioni. No, con la pallacanestro bisogna leggere statistiche e percentuali per capire chi ha vinto davvero e chi ha perso. Ecco, per comprendere realmente quale sia il peso politico dell’ultimo valzer delle nomine Rai, una pletora di colonnelli (ovvero i vice direttori dei telegiornali) indicati dai direttori per gestire un esercito ingestibile, visto che ognuno fa per sé, bisogna partire proprio dai numeri, dalle cifre. Dunque viale Mazzini ha nominato 30 vice direttori, 7 di questi al Tg1.


Uno in più rispetto alla passata gestione. Segno evidente che il leghismo-grillismo dispone di basi meno solide e ha bisogno di un maggior gioco d’equilibrio. Un po’ come ai beni tempi dei finiani rampanti quando storaciani e Gasparriani (Francesco Storace e Maurizio Gasparri) si scannavano per una poltrona. Cambiano nomi… In pratica ad un direttore indicato dai 5 stelle deve far contrappeso un direttorio di sette vice, contenente tutte le correnti. Altro che manuale Cencelli, questo è l'abbecedario Salvini-Di Maio, moto basico ma funzionale. E lo schema Tg1 e stato è stato seguito per tutte le nomine. Ed ecco il risultato. Su 30 vicedirettori, tra neonominati e confermati, 4 sarebbero di area leghista (pari al 13% dell’intero pacchetto), fra convertiti sulla via del gialloverdismo e conquistati dalla causa di Salvini. Due, invece, sono riconducibili a Fratelli d’Italia.


Di fatto il partito della Meloni si aggiudica una quota di vice pari al 6,5% del totale, andando ben oltre il proprio peso elettorale. Strane alchimie della bilancia rai. All’area di centro destra in senso lato (cioè tutti dentro ) sono attribuibili 3 nomi, in pratica il 10% del parco vice direttori. Infine 21 numeri due del fortino di Saxa Rubra, la sede operativa della tv pubblica, vengono definiti dal cosiddetto partitone Rai, quello che vince sempre e non perde mai perché immune ai cambiamenti, “de sinistra”. E questa magmatica area, mobile ma non disorientata, conquista il 70% dei posti chiave. Perché un vice direttore, molto spesso, è per sempre. Dunque chi ha vinto davvero? E chi ha perso? Difficile dare una risposta secca. 5 stelle e Lega hanno in mano i timoni ma molte leve sono rimaste nella disponibilità della sinistra. Che sa usare la macchina rai come nessun altro. Anche perché i veri giochi elettorali, passano più dalle reti che dalle testate dei tg. In pratica per dare una risposta completa occorre attendere le nomine dei vice direttori di rete, dove il gioco dei “favori” regola il traffico. Del resto è noto che la Rai anticipa sempre quel che avviene nel Paese. E a leggere queste nomine s’intuisce come i “sondaggi” Rai diano la maggioranza giallo verde in crisi. E siccome il futuro è un’ipotesi meglio prevenire che curare. In fondo il valzer dei vice fra neo grillini e salviniani appena convertiti ha fatto solo morti e feriti….


di Alberto Milani

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