Ranucci, il vicedirettore (Michele Lo Foco sul caso Report)


Il nostro periodo storico ci ha abituato alle brutte notizie, e la decadenza di alcune strutture è divenuta la testimonianza di questa fase negativa nella quale l’egoismo, il protagonismo e la superficialità hanno primeggiato.

Per questo motivo il fatto che Ranucci, il coordinatore di Report, è stato nominato vicedirettore arriva come un raggio di sole in un cielo grigio.

Fuortes, che, ho sempre sostenuto, è persona integra e capace di decisioni autonome, ha così voluto premiare non solo lo sforzo investigativo e la costanza di una trasmissione di grande livello culturale ma, aggiungo io, il sacro fuoco giustizialista che, ancor più della Gabbanelli ove possibile, Ranucci ha dimostrato di possedere.

L’eredità della Gabbanelli non era semplice da gestire, data la personalità prorompente della giornalista, la sua fisicità, la sua spigolosità, ma Ranucci, con la semplicità che gli è congeniale e la capacità di dialogo, è riuscito nel difficile compito, nel quale certamente ha mantenuto anche buon parte della ideologia di sinistra tipica della trasmissione, ma senza arrivare ad essere fazioso. D’altra parte che la politica di destra e le attitudini di alcuni leader siano talvolta uno spettacolo penoso è sotto gli occhi di tutti, ma come noto di solito la televisione nazionale nasconde, ammortizza, blandisce, incensa.

Ranucci è capace di cattiverie e di vendette e questo, per persone dotate di sangue nelle vene, è una boccata di ossigeno che consente ancora di mantenere quel minimo contatto con l’azienda di Stato che altri programmi sconsigliano.

La politica italiana, ormai rappresentata da slogan e non da tesi o teorie, si è da molto tempo impossessata dei telegiornali, che almeno per il 50% del tempo, dedicano servizi inutili ai leader o al loro cerchio magico per ingraziarsi i loro favori.

Vediamo solo immagini di politici con il telefonino all’orecchio, che camminano davanti a tutti con veemenza, incapaci di un discorso articolato ma ormai avvezzi a frasi costruite per i minuti televisivi e dimentichi delle figure barbine appena realizzate.

Per tutti costoro ci vorrebbero due, tre quattro Ranucci, anche un Ranucci di destra, con lo scopo istituzionale di fermare il degrado, gli imbrogli, le mistificazioni che accompagnano la nostra esistenza e riportare un po' di onestà nel vivere quotidiano.

Io stesso ho toccato con mano le capacità di Report, quando fu chiaro a tutti che il sistema di sovvenzioni statali allo spettacolo chiamato “TaxCredit Esterno” si rivelò un imbroglio o prima ancora quando furono buttati in un buco nero centinaia di miliardi con la scusa dell’interesse culturale.

Report ne parlò con puntualità pur sottacendo il ruolo di Veltroni, ma almeno portò alla luce il caso certamente meglio di quanto potessi fare io da solo.

Oggi gli imbrogli sono molto aumentati, il Covid ha dato una mano ai lestofanti e mentre dieci milioni di italiani vivono con ottocento euro al mese, più di qualcuno, in Rai, in politica, nell’industria, nel malaffare è diventato megamiliardario.

Non resta che sperare in Report!

Di Michele Lo Foco.

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