Renzi pensa a un nuovo partito e ‘sonda’ i senatori di FI

Renzi pensa a un nuovo partito e ‘sonda’ i senatori di FI



Primo indizio. Renzi “è sempre più lontano e distante dal Pd”, come sanno tutti quelli della sua cerchia. A partire dalla campagna di un candidato, Marco Minniti, che doveva essere ‘il suo’, ma che si sta posizionando, per scelte e per squadra, sempre più “lontano e distante” dal renzismo. Secondo indizio. «Dobbiamo chiedere scusa a Berlusconi», ha scritto l’altro ieri l’ex leader del Pd, in un post su Facebook: «si è fatto le leggi ad personam più assurde, ma non ha mai fatto quello che oggi sta facendo Salvini». Terzo indizio, Renzi ha incontrato l’ex capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani, in un colloquio riservato nel ‘loro’ Senato.

Se due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova, come scriveva nei suoi romanzi Agatha Christie, l’impressione che Renzi stia pensando di dar vita a un ‘nuovo partito’ (il suo) e non a un ‘partito nuovo’ (il Pd) in cui, appunto, non crede più e giudica, ormai, irriformabile, si fa largo a grandi passi. Ma vediamo la notizia del giorno. Matteo Renzi avrebbe sondato, sia di persona che tramite interposta persona, diversi senatori di Forza Italia in vista della strutturazione dei suoi Comitati civici “Ritorno al futuro”.


Comitati che, molto presto e cioè probabilmente prima delle prossime elezioni europee (il 26 maggio 2019), quindi non ‘dopo’, anche se dopo le primarie del Pd, potrebbero diventare la base di un nuovo partito politico di centrosinistra - che, magari, del Pd potrebbe essere, di fatto, un alleato e non un nemico - da lanciare proprio in vista delle Europee, per misurarsi con il consenso popolare. Dopo le Europee, infatti, competizioni elettorali non ve ne saranno più, esclusa la tornata amministrativa di giugno ed escluse, ovviamente, nuove elezioni politiche anticipate. Insomma, “il tempo è adesso”, si sarebbe detto Renzi.

La notizia, ovviamente, viene ufficialmente smentita sia da parte del gruppo democrat al Senato che da quello azzurro, e lo stesso Renzi nega con fermezza ogni scenario simile. Ma alcuni senatori forzisti ammettono, in camera caritatis, cioè sotto garanzia di anonimato, di essere stati contattati. Si tratta, peraltro, di senatori (e, pare, anche di deputati) azzurri non di prima fila e ‘scontenti’ dell’attuale stato del loro partito che, sostengono, “non è più né carne né pesce”. In quest’ambito, nei giorni scorsi, un colloquio riservato intercorso tra lo stesso Renzi e l’ex capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, sarebbe servito a questo, e cioè a sondare la disponibilità di senatori azzurri scontenti. Certo, non si tratta di prime file azzurre, ma resta il punto. Renzi e i renziani della cerchia più stretta si starebbero muovendo, per ora di nascosto, fuori dalle colonne d’Ercole di un Pd che – dicono – “non ci rappresenta più oggi” e “tantomeno potrà farlo in futuro, a prescindere da chi vinca il congresso”.


Anche se, cioè, dovesse vincerlo Minniti. Perché se dovesse vincere Zingaretti il dado sarebbe tratto. Del resto, gli stessi organizzatori dei Comitati civici di Renzi (oltre 300 quelli dichiarati, meno della metà quelli realmente già operanti), e cioè Ivan Scalfarotto e Sandro Gozi, hanno rilasciato diverse interviste, nei giorni scorsi, per dire – in questo caso apertamente – che l’obiettivo dei Comitati è andare “oltre il Pd, un partito ormai logoro”. Naturalmente, però, tra il far nascere solo dei ‘Comitati civici’ e il fondare un vero nuovo partito – con Renzi, ovviamente, leader – di spazio (e, anche, di tempi) ce ne corre e ce ne correrà. Inoltre, un senatore dem che sta seguendo da vicino il parto dei comitati assicura che “non vogliamo assorbire dentro la nuova formazione vecchio ceto politico, ma gente nuova” e cioè la mitica – e troppo spesso citata a sproposito – ‘società civile’. Ma in politica, si sa, contano, e molto, anche le intenzioni. E quelle di Renzi, in fatto di intenzioni, sono ormai sempre più chiare.


di Ettore Maria Colombo

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