Restaurato e presto esposto, il cartone dell'affresco di Raffaello

Restaurato e presto esposto, il cartone dell'affresco di Raffaello




Se Raffaello Sanzio fosse vissuto ai nostri giorni sarebbe stato una “rock star” non diversamente da Mick Jagger o Jim Morrison o David Bowie. Ma a modo suo lo era anche cinque secoli fa, osannato e voluto dai grandi, amato da moltitudini di donne, tra cortigiane e nobili e popolane, sino a morirne. Ha vissuto i suoi intensi e brevi anni come un artista che sa di avere il tempo contato, bruciando la propria candela da entrambi i lati in modo da splendere con il doppio della luce.


Raffaello è n mito ed anche un mistero che dura ancora adesso, ciclicamente riproposto in mostre ed esposizioni e libri e persino in recenti film, il bellissimo urbinate è oggi l’assoluto protagonista di un lungo e monumentale restauro che ha interessato il cartone preparatorio della Scuola di Atene che il giovane ma già ricchissimo e affermato maestro (discepolo di Leonardo da Vinci) ha realizzato con la tecnica del carboncino e a biacca, per poi ricavarne l'affresco della Stanza della Segnatura oggi facente parte dei Musei Vaticani.


L’opera su cartone si trova dal 1626 nelle sale della Pinacoteca Ambrosiana, dove lo fece custodire il cardinale Federico Borromeo dopo averlo acquistato da Bianca Spinola vedova Visconti per 600 lire imperiali. Il disegno preparatorio è più grande al mondo giunto a noi pressoché intatto e potrebbe essere nuovamente esposto al pubblico già nel prossimo ottobre, dopo che la stessa sala in cui è sempre stato conservato sarà riallestita per esaltarne a pieno la bellezza.


La “Scuola di Atene”, l’affresco realizzato sul cartone raffaellita voluto da papa Giulio II nel 1510, è uno dei più fulgidi esempi dell’arte dell’urbinate, con tutti i più grandi filosofi dell’antichità classica riuniti in un unico “non luogo”, alcuni dei quali recanti quasi certamente le sembianze di altri eccellenti artisti del suo tempo, come Leonardo e Michelangelo o amate cortigiane sotto le spoglie di Ipazia. L’opera rappresenta il consesso di antichi filosofi (Platone, Aristotele, Pitagora, Socrate, Epicureo) intenti a dialogare tra loro e rappresenta la facoltà dell’anima di conoscere il vero attraverso la scienza e la filosofia. Rispetto al dipinto, nel cartone mancano però l’architettura sullo sfondo e la figura di Eraclito, aggiunta a lavori quasi ultimati utilizzando il volto di Michelangelo (è la figura seduta in primo piano appoggiata ad un blocco di marmo).


Un’occasione per comprendere meglio il più alto momento della nostra cultura, sì occidentale, con le sue radici pagane e cristiane, ma soprattutto per rendersi conto che quell’irripetibile situazione ha segnato l’intero mondo, dal punto di vista culturale e sociale, sino ai nostri giorni sempre più dimentichi di tanta grandezza.



DPF


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