Riforma del Coni, dal "Circolo Aniene" a "Sport e Salute" E divampa la polemica

Riforma del Coni, dal "Circolo Aniene" a "Sport e Salute" E divampa la polemica


Da "Coni servizi" a "Sport e salute": la riforma del governo gialloverde, ma qui a occuparsene è essenzialmente la parte leghista dell'esecutivo, parte da un emendamento alla legge di bilancio che cambia la destinazione dei fondi lasciando al Coni le Olimpiadi e una quarantina di milioni e destinando tutto il resto delle attività e 400 milioni a questa nuova società, proprio la "Sport e Salute".

Il metodo non è piaciuto, tanto da far organizzare all'associazione "Riformismo e libertà" un convegno presso la sala Capitolare del Senato con invitati eccellenti come Mario Pescante, Michele Maffei e Franco Carraro. Tutte persone che si occupano di sport da qualche decennio.

E scomodando la scherma come esempio, non è che i contendenti sulla pedana si affrontino col fioretto, sembrano preferire l'uso della sciabola se non il bastone fuori ordinanza. E sono botte da orbi, con il sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti a segnalare un'anomalia: «Se guardate le prime cariche del Coni, sono tutte persone che appartengono al Circolo Aniene. Sarà un caso, saranno bravi, ma magari c'è gente competente anche a Forlì». La risposta di Giovanni Malagò è gelida: «Gli organi del Coni sono elettivi: il Consiglio nazionale è composto da 76 membri eletti da 12 milioni di italiani. La giunta è sempre elettiva e composta da 22 persone. Basta!».

I pettegolezzi sono spesso armi di distrazione di massa, piace più il caso della provenienza da uno stesso circolo che la parola "riforma", che evoca tomi pesanti e lunghi e noiosi discorsi. Ma se si tenta di distrarre i politici è tutta un'altra storia: loro, di riforme e discorsi, ci campano. E all'assalto alla libertà dello sport per interposta legge di stabilità si ribellano. Ed è perlopiù l'opposizione a cavalcare la polemica, chiedendo tempo.

Fabrizio Cicchitto, presidente dell'associazione Riformismo e Libertà, chiede al governo di ripensarci: «Tradizionalmente il Coni e lo sport italiano nel suo complesso sono sempre stati autonomi dalla politica. Hanno avuto molteplici rapporti con essa ma hanno una struttura autonoma, degli ordinamenti autonomi, una logica autonoma. Ora senza un dibattito o una discussione la legge di bilancio ha introdotto un articolo che sconvolge questo quadro. Io e altri siamo frontalmente contrari». Cosa fare, allora? «Bisogna lasciare le cose come stanno, mantenere il Coni autonomo. Ha un notevole prestigio internazionale che si è conquistato sul campo. Già ci siamo fatti del male rinunciando alle Olimpiadi per lo schema ideologico del Movimento 5 Stelle; e ora anche la Lega per ragioni di potere cerca di farci del male sul terreno sportivo. E tutto questo serve a dire di no a quella che chiamiamo l'occupazione governativa del Coni».

Maurizio Gasparri di Forza Italia vede diverse posizioni sul campo. «C'è un dibattito in corso nel mondo dello sport: c'è chi chiede di trovare un compromesso per evitare uno scontro dannoso e chi difende l'autonomia dello sport. Io sono convinto di questa seconda cosa perché gli organi internazionali sottolineano questa esigenza; poi è una logica e giusta tradizione salvaguardare l'autonomia del mondo sportivo ed evitare di creare strutture che siano direttamente gestite dal governo. Infine sarebbe meglio evitare che su questo avvenga una discussione semiclandestina, a colpi di emendamenti sulla legge di stabilità. Ci vuole un dibattito attento e ampio sul mondo dello sport Al posto dell'emendamentino si faccia semmai un tavolo sullo sport, agire così è sbagliato nel metodo oltre che nel merito, verso il quale ho forti riserve. Il tema è la gestione delle risorse: ci sta che ci sia un controllo e la massima trasparenza, ma credo che centralizzare la gestione delle risorse sia sbagliato. Io inviterei ad accantonare questo emendamento e avviare,se il governo ha proposte, una discussione. La legge si può innovare, ma non in questo modo. Lo stralcio è la soluzione migliore».

Franco Carraro le poltrone dello sport le ha ricoperte praticamente tutte, passando dal Campidoglio al governo, e da Montecitorio a palazzo Madama. E per lui è in atto un drastico ridimensionamento del Coni. «Vogliono ridurre il ruolo del Coni del 90 per cento. Dare 40 milioni e toglierne 370 vuol dire questo. Penso che il Coni funzioni mediamente bene, coi suoi difetti. Questa maggioranza vuole cambiare l'organizzazione sportiva italiana: tutto si può fare. Ma lo si faccia in Parlamento, coinvolgendo tutti in una discussione aperta. Sostituire il ruolo del Coni, che è l'associazione di tutte le società sportive in Italia, facendo una società sotto il controllo del governo che amministra 370 milioni mi sembra una cosa stravagante. Ma lo deve decidere il Parlamento e non un comma della legge di stabilità». Carraro ha comunque la sua idea sulla riforma proposta dal governo: «A me non sembra una cosa positiva. Ma io sono troppo di parte per dirlo perché conosco questo modello sportivo e mi sembra sia efficiente. Però dico: lo si vuol cambiare? Lo si cambi, ma se ne discuta. Giorgetti ha detto che lui si è ispirato a un modello australiano che conosce perché gli sportivi si allenano vicino Varese. Beh io penso che modificare l'organizzazione dello sport italiano forse richiede un approfondimento un po' più consistente».

E poi c'è Mario Pescante, ex numero uno del Coni e membro uscente del Cio, il Comitato olimpico internazionale. Anche lui non ha una bella opinione della riforma targata Lega. «Con questa legge si riduce il Coni a due stanze e tre segretarie, perché questo servirebbe per organizzare le spedizioni olimpiche. Questo è un cambio di cassa: i soldi passano da una parte all'altra. Questo va a ledere l'autonomia dello sport».

Infine Anna Ascani del Pd lancia un appello al governo: «Togliete dalla legge di bilancio la norma sul Coni, anche perché è ordinamentale, non può stare lì. Toglietela e discutiamo la riforma in Parlamento con il mondo dello sport; non con quattro commi nascosti nella Finanziaria». Per Ascani la riforma non migliorerà il mondo dello sport: «Nella norma del Governo non c'è niente che serva a far funzionare meglio lo sport nel merito. Ho letto più volte e ho cercato un'intenzione positiva, ma niente: l'unico intento è togliere autonomia al Coni. Non si interviene affatto sulle cose che non funzionano, si vuole solo dare tutto in mano al governo. Ma perché poi chi verrà nominato dal ministro dell'Economia dovrebbe essere migliore di chi c'è ora? Tra l'altro questa persona non potrà mai opporsi al governo perché sarà diretta emanazione dell'esecutivo. La verità è che questo governo sta svuotando tutti gli enti autonomi e non capisce che è un'arma a doppio taglio perché un giorno saranno all'opposizione. Togliete questi 4 commi dalla legge di Bilancio e in tempi brevi avanziamo una proposta per discutere della riforma del Coni».


di Paolo dal Dosso

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