Riforme costituzionali: Francesco Paolo Sisto (FI), vogliono uccidere la democrazia rappresentativa



Francesco Paolo Sisto, parlamentare di Forza Italia, è uno di quelli – oggi pochi purtroppo - che ritiene che «la nostra sia la Carta più bella del mondo». E vederla manomessa «da questi pericolosi ignoranti» è una cosa che lo fa soffrire e gli fa ribollire il sangue. Gli ignoranti pericolosi sono i pentastellati, che hanno messo in azione una micidiale tenaglia per svuotare di senso il parlamento: da una parte la riduzione drastica del numero dei parlamentari (che ha superato la terza lettura al Senato e che a fine luglio potrebbe tornare a Montecitorio per l’approvazione definitiva); dall’altra l’introduzione nel nostro ordinamento del referendum propositivo, che detta così, ad un occhio superficiale, sembrerebbe pure una cosa positiva e invece è una polpetta avvelenata che finirebbe inevitabilmente per mortificare le assemblea legislative. Anzi, lo zampata più pericolosa alla democrazia può arrivare proprio dalla riforma dell’articolo 71, una «follia», uno «scempio», dice Sisto, che sottolinea come negli ultimi anni gli attacchi alla Costituzione si sono fatti sempre più pericolosi: «ci ha provato il Pd con la riforma Renzi, ora ci riprova il governo su impulso dei 5 Stelle. Ma noi non staremo a guardare questi barbari che attentano alla Carta costituzionale».


Non è tenero con i presunti uomini nuovi, onorevole.

«No, non è il momento del bon ton. Siamo all’emergenza democratica. I grillini ignorano la grammatica della Costituzione e i suoi delicati equilibri, non hanno la più pallida idea di cosa sia costata questa nostra Carta. C’è gente che ha dato il sangue per l’Italia Repubblicana e ora, con una furia iconoclasta, la maggioranza che governa il paese vuole spazzare via tutto. Al fondo dei vari progetti di riforma c’è la volontà di esautorare il parlamento e distruggere la democrazia rappresentativa per consegnarla allo strapotere del governo e all’opaco consenso della Rete».


Prima di affrontare il nodo dell’articolo 71 un chiarimento sulla riduzione dei parlamentari. Forza Italia non ha partecipato al voto. Eppure all’inizio il suo partito era favorevole al taglio dei parlamentari. Può spiegarci le ragioni di queste decisione?

«È vero, in prima lettura Forza Italia aveva votato a favore, ma ponendo l’accento sulla necessità che fosse una riforma finalmente organica. Si è invece voluta scegliere la strada, sbagliatissima, del taglio orizzontale che altro non è che l’ennesimo tributo che si paga al populismo. Noi di Forza Italia chiedevamo una modifica della legge elettorale che garantisse la rappresentanza dei territori - basti pensare che in alcune regioni la soglia di sbarramento arriverà al 10 per cento e oltre e solo la maggioranza potrà eleggere parlamentari - e che si mettesse mano al bicameralismo perfetto. Nulla di ciò è stato fatto».


Il Movimento 5 Stelle fa i conti della serva. «In 5 anni risparmieremo 500 milioni di euro, 100 milioni l'anno. 300 mila euro al giorno», esulta sui social Di Maio.

«A parte che i soldi risparmiati sarebbero molti meno, il punto non è questo. La democrazia non è una roba da bottegai. La democrazia è un costo che si “paga” più che volentieri se si ha a cuore la libertà».


Onorevole, 500 mila elettori, poco più dell’1 per cento degli italiani aventi diritto al voto, in base al testo che riforma l’articolo 71 della Carta, sarebbero in grado di tenere in scacco il parlamento, il quale di fronte ad una legge di iniziativa popolare sarebbe messo di fronte a due possibilità: o approvarla con modifiche solo formali, o, altrimenti, andare incontro a un referendum. Il ministro Fraccaro ha parlato di «momento storico». Che gli risponde?

«Vedere la Costituzione in mano a dei bimbi capricciosi, che giocano come se si trattasse di una partita di Monopoli, è un spettacolo terribile. Tra l’altro si inseguono le opzioni dei Cinque stelle con le opzioni della Lega, i due “nemici al governo”. A secondo di chi tira la giacca la nostra povera Carta viene portata a destra e a manca, piegata agli interessi contingenti di chi governa. I padri costituenti credo che si rivoltino nella tomba almeno a sentire i vari Fraccaro e Di Maio. Attenzione poi, i famosi 500mila elettori non saranno nemmeno firme; nella prospettiva dei Cinque stelle sono dei click. 500 mila click, questa è la chiarissima prospettiva che loro inseguono, cioè la spersonalizzazione del voto e del consenso. Dalla democrazia partecipata alla democrazia cliccata, ovvero il più inquietante modello orwelliano: il totalitarismo di un grande fratello che manipola le coscienze e disarticola gli istituti della rappresentanza e i corpi intermedi. Dicono “democrazia diretta”. Ma diretta da chi? Questo è il punto. Da chi, senza nessuna trasparenza sui processi, controlla le piattaforme informatiche. Il modello Rousseau portato a livello nazionale; possibile che nessuno si accorga del pericolo che sta correndo la democrazia italiana?».


Se, come è scritto nel disegno di legge costituzionale, il parlamento ha 18 mesi di tempo per esprimersi su una legge di iniziativa popolare e se, al contempo, non è previsto nessun limite a queste leggi, il rischio è che il parlamento diventi il passacarte di proposte che arrivano da fuori gli emicicli, in balia di gruppi di pressione, più o meno palesi. È così?

«Non è un rischio è una quasi certezza. La volontà popolare è diventata il pretesto per una sopraffazione della democrazia diretta su quella rappresentativa, con il rischio che interessi privati possano sovrapporsi a quelli pubblici e generali. Un numero ristretto di persone, 500mila lobbisti della firma, possono presentare infinite proposte di legge. Insomma, se le assemblea legislative saranno stressate da un numero indefinito di proposte le più svariate è evidente che il parlamento finirà solo ad occuparsi della qualunque e ad essere privato di fatto della sua funzione primaria, quella cioè di fare le leggi».


E se il parlamento dovesse decidere diversamente dalla proposta di iniziativa popolare e fare una legge di segno diverso?

«La legge del parlamento non verrebbe promulgata, ma congelata, in attesa del referendum sul testo dell’iniziativa popolare. Solo se la consultazione avesse esito negativo la legge delle Camere potrebbe essere promulgata. La proposta D’Uva (primo firmatario grillino della proposta di legge sul referendum propositivo ndr) alimenta, come vede, una competizione tra il testo della proposta di legge popolare e quello elaborato in sede parlamentare, competizione che rischia di distruggere i fondamenti stessi del sistema costituzionale. Vedo poi il pericolo di una possibile contrapposizione tra la Corte costituzionale, che dovrebbe garantire che il disegno di legge di iniziativa popolare sia conforme alla Costituzione, e il popolo. Mi aspetto che i prossimi attacchi saranno all’indirizzo non solo della Corte Costituzionale ma anche al Presidente della Repubblica e alla magistratura. Gli unici baluardi che sono rimasti».


Se gli italiani dovessero essere chiamati ad esprimersi su questa riforma dell’articolo 71, potrebbe accadere che il governo vada sotto? È già successo in passato.

«Non escludo che possa accadere quello che è successo con le riforme targate Renzi, che gli italiani hanno sonoramente bocciato. In quell’occasione l’Italia su è resa conto che si stava manomettendo la Costituzione. Ai miei colleghi parlamentari, dico che chi spingerà il pulsante verde per approvare questa riforma sta uccidendo la democrazia».


di Giampiero Cazzato

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