Russiagate: parla Gerardo Bianco, altro che gossip, questa vicenda è squallida e gravissima

Russiagate: parla Gerardo Bianco, altro che gossip, questa vicenda è squallida e gravissima



«Una brutta storia. Un colpo mortale per l’immagine del Paese. Matteo Salvini, un personaggio che oggi viene considerato dai più come il vero presidente del consiglio, si trova invischiato in una torbida vicenda di tangenti e fondi occulti. E' qualcosa - al di là di ciò che emergerà dall’inchiesta nata dall’audio pubblicato dal quotidiano americano Buzzfeed sull’incontro a Mosca tra i russi e il leghista Savoini - di uno squallore unico. C’è da vergognarsi. D’altra parte c’era da aspettarselo. Di deriva in deriva il paese è andato a finire nelle mani più improprie e cialtronesche che si potessero immaginare. Mi auguro solo che il popolo italiano cominci a riflettere e a capire a quale bassa progenie di demagoghi ha messo in mano il proprio avvenire e l’avvenire delle future generazioni. Quella odierna non è democrazia, possiamo al più parlare di para-democrazia». Gerardo Bianco, presidente emerito dell’Associazione ex parlamentari, nonché instancabile guida di Animi, l'Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d'Italia, sodalizio che ha visto alla sua guida uomini del calibro di Pasquale Villari, Giustino Fortunato, Leopoldo Franchetti, Benedetto Croce, solo per citarne alcuni, in un'era politica precedente, quella che passa sotto il nome di Prima Repubblica, è stato dirigente di spicco della Dc, la mitica Balena Bianca, ministro, presidente del gruppo parlamentare, segretario e poi presidente del Partito popolare italiano, parlamentare europeo, direttore del quotidiano “Il Popolo”.


Un democristiano vero, come ormai ce ne sono pochi in giro. Uno che è cresciuto a pane e Don Sturzo. Bianco - 88 anni, di cui due terzi buoni dedicati alla politica - in questa terza repubblica «dei bulletti e degli arruffapopolo», non ci si ritrova proprio. Tra i padri fondatori dell'Ulivo di Prodi, Gerry White come era soprannominato nel Transatlantico di Montecitorio, nel 2008 ha deciso di non aderire al Pd, un progetto nato male, «unione posticcia di storie differenti». Il Pd l’ha votato «per disperazione» e ripete che i partiti «si costruiscono sulla politica, basandosi sulla realtà non sulle formule astratte della politologia». Eppure di fronte alle lacerazioni del paese chiede di «recuperare lo spirito del Cln, perché la situazione è seria. Poi, quando il fiume tornerà nel suo alveo, allora si potrà tornare ai distinguo. Oggi no». Quando gli chiediamo di commentare l’affaire Lega-Russia Bianco allarga le braccia sconsolato: «Mi sento come se vivessi in un paese sudamericano. Anzi, guardando quel che sta accadendo in Italia, i paesi sudamericani meritano maggiore rispetto. Leghisti e Cinque stelle parlano impropriamente di popolo, ma la verità è che trattano tutti come plebe, da irretire e aizzare».


Salvini punta i piedi, non intende, nonostante il forte pressing non solo delle opposizioni ma dello stesso Conte, andare a riferire alle Camere su questa torbida vicenda dei finanziamenti russi alla Lega. Come valuta il comportamento del responsabile del Viminale?

«Riferire in Parlamento è il minimo del dovere che uno deve avere. Soprattutto se, come Salvini dice , non ha nessuna responsabilità, non capisco perché non si presenta davanti alle Camere. Quando il Parlamento chiama – questa è l’unica cosa sensata che ha detto Di Maio tra le tante fregnacce che distilla ogni giorno - il politico deve rispondere, tanto più se quel politico è ministro degli Interni. C’è un dovere istituzionale di rispondere alla richiesta di chiarimenti da parte delle istituzioni. Ritegno davvero incredibile la posizione della presidente del Senato Casellati che ha respinto la richiesta del Pd di convocare in aula Salvini sostenendo che quelle interrogazioni si basassero solo su gossip. Ma quale gossip? Questa è una vicenda di una gravità eccezionale. Solo la mancanza di sensibilità, di correttezza e di conoscenza delle regole può far dire queste cose».


Secondo Enrico Letta Salvini si dovrebbe dimettere. Lei che pensa?

«Queste dichiarazioni sono cose che fanno parte del gioco politico tra maggioranza e opposizione. Quello che Salvini ha il dovere di fare è di rispettare le regole istituzionali. Ma come, ha detto un sacco di menzogne sul suo rapporto con Savoini tentando inizialmente di scaricarlo, e afferma imperterrito che ha cose più importanti da fare che venire a riferire in parlamento! Quello che emerge in questi giorni è ancora una volta la vera cifra del leader leghista, ovvero la sua arroganza oltre che lo scarso senso della morale. Bacia i crocefissi e i rosari, ma sta avvelenando le coscienze e il paese».


Sia da ambienti della Lega, sia dal Tg2– ed è grave perché parliamo del servizio pubblico radiotelevisivo - si è tentato di accostare questa vicenda alla storia dei rubli di Mosca che per decenni hanno finanziato i comunisti italiani. Sottinteso: “di che vi scandalizzate se lo facevate anche voi!”.

«Richiamare le vicende del passato, le famose questioni dei finanziamenti che venivano da potenze straniere nel periodo della guerra fredda, è un modo per dirottare l’attenzione e le responsabilità presenti. Dimostra anche scarsa cultura storica di chi le propone. Non ci si rende conto delle differenze che ci sono. Il mondo era diviso in due blocchi, c’era Yalta… Noi della Dc con grande intelligenza abbiamo saputo gestire con molta misura ed equilibrio quella lunga fase, fino ad arrivare a comporre la democrazia italiana. Poi purtroppo all’inizio degli anni Novanta, dal 1992 al 1994, si è come tornati indietro con l’introduzione del maggioritario. L’opera che Moro aveva tessuto con intelligenza negli anni Settanta purtroppo è stata completamente demolita. Il paese è letteralmente sgangherato».


Voi Dc sapevate che i comunisti ricevevano finanziamenti dall’Urss ma non avete mai fatto di questo fatto motivo di battaglia politica. Come mai?

«Erano tutti a conoscenza che c’erano finanziamenti al Pci che venivano dall’est attraverso varie forme, le cooperative come le società che esistevano, soprattutto in Svizzera. Non era una cosa corretta, ci mancherebbe!, ma bisogna contestualizzare. Eravamo in una situazione di competizione e di scontro e c’erano due visioni diverse del mondo che si scontravano. Il comunismo è stato un grande fallimento, ma anche una grande idea che ha mobilitato milioni di persone nel mondo e in Italia ha svolto anche un ruolo positivo perché è stato inchiodato alle regole della Costituzione. Il Pci ha giocato un ruolo essenziale di consolidamento della democrazia italiana. Quello che manca a questi cosiddetti uomini nuovo è la cultura storica, la conoscenza delle cose per come si sono svolte, per come si sono affrontate, per come si sono sapute risolvere».


Sempre nel rispetto della democrazia?

«Sempre. Basti pensare all’offensiva micidiale del terrorismo. Nella battaglia contro il terrorismo i comunisti italiani hanno svolto un ruolo fondamentale. Insomma, la Dc ha sempre mantenuto fermo il principio di contrasto al comunismo, ma anche di rispetto della sua posizione. Voglio ricordare che uno dei leader Dc di quel anni, Mario Scelba, con cui i comunisti non erano affatto teneri, all’ambasciatrice Usa, Clara Boothe Luce Usa che gli chiedeva perché non mettevano fuori legge il comunismo rispose: “perché noi siamo un partito democratico”. Per la Dc poi, il parlamento era sacro, la dialettica tra partiti il fondamento della democrazia».


Invece oggi?

«Oggi il ruolo del parlamento è svilito. Una cosa che per me ha dell’incredibile è il fatto che le decisioni di un partito come quello dei Cinque stelle vengano definite da un estraneo, un certo Casaleggio che detta dall’esterno le regole. Ci troviamo in una situazione che se non fosse drammatica sarebbe ridicola. La cosa peggiore che si possa fare è quella di puntare non sulla testa ma sulla pancia degli italiani, è fare promesse economiche, destinate peraltro al fallimento e a non risolvere il disagio economico e sociale, senza rendersi conto che la cosa più importante per un paese è la fibra morale. Questa maggioranza e questo governo hanno calpestato la pietà, la solidarietà e il senso di generosità che era una caratteristica del nostro paese, riconosciuta ed apprezzata nel mondo. La polemica con l’Europa nel segno dell’egoismo nazionale, poi è avvilente. E i risultati li vediamo, un disastro! Mi ha colpito vedere che Macron e la Merkel si sono incontrati per definire una difesa comune e l’Italia era assente. Ricordo che De Gaspari soffrì moltissimo perché non fu accolta la Ced. C’era allora un paese che si poneva il problema dell’autonomia e della forza dell’Europa per farle giocare un ruolo storico nella rivalità tra Russia e America. Oggi manca una visione una strategia, si va avanti a forza di slogan e sciocchezzuole che sfibrano il paese. Paese che andrebbe stimolato, non accontentato. Questi vanno avanti con le cretinate e usano il popolo come una plebe, elargiscono mance distributive per cercare di avere consenso».


Salvini ha costruito la sua fortuna politica sulla paura degli immigrati e sullo slogan “prima gli italiani”. In questa offensiva mediatica l’Italia si è inimicato buona parte dell’Europa, o meglio il nocciolo duro del Vecchio Continente, Francia e Germania. E pensabile risolvere un problema epocale come l’immigrazione con gli slogan?

«L’immigrazione è una grande questione che va affrontata in Europa e a livello planetario non certo facendo la voce grossa o schierando la Guardia di Finanza sulle banchine dei porti. C’è poi un punto fermo che dovrebbe essere un dogma: l’Italia senza l’Europa non va da nessuna parte. L’Italia senza l’Europa non può neanche affrontare politiche adeguate nel Mediterraneo e in quelle aree del mondo che sono sconvolte da guerre continue».


Il nuovo dio delle destre mondiali è il sovranismo.

«L’idea del sovranismo è legata ad una visione miopie. Il sovranismo, a ben vedere, sta producendo la subalternità del nostro paese nello scacchiere internazionale. Sono sovranisti e in realtà finiscono per essere dei succubi. Adesso sono costretti ad andare mendicando per avere uno strapuntino in Europa invece di portare avanti progetti ed idee guida».


Il pendolo italiano oscilla o verso Mosca o verso gli Stati Uniti di Trump.

«Noi non possiamo non essere amici degli americani. Il rapporto con gli Usa va tenuto ben saldo al di là di Trump e a prescindere da Trump. A quelli che pensano di mettersi la medaglietta di trumpista al petto rispondo di stare attenti perché da trumpisti a trombati il passo è breve».


Si può finire trombati anche da putinani.

«Salvini è andato a Mosca a dire no alle sanzioni senza nemmeno chiedere ai russi di rispettare il diritto internazionale. Gli italiani furono i primi al mondo a contrastare gli Ss20 sovietici ma mi ricordo che Andreotti mi disse anche: “dobbiamo difendere la scelta occidentale, ma da questa posizione si colloquia”. Questa era un politica estera! Leghisti e Cinque stelle hanno nei confronti della Russia l’atteggiamento dei mendicanti. Sì mendicanti e pure spocchiosi».


Bianco se questo governo dovesse cadere c’è una nuova maggioranza già pronta, quella di centrodestra. Solo che stavolta sarebbe a trazione salviniana e non berlusconiana.

«Un centrodestra a guida leghista sarebbe un vero pericolo per l’Italia. Un disastro. Andrebbero lette le tragedie greche per capire quello che sta accadendo: il potere finisce per diventare di per se l’unica conquista possibile e lo si persegue con qualsiasi mezzo. Peraltro hanno pure in mano strumenti come i social, che usano come fucili. Quello che proprio non capisco è Berlusconi».


Pensa che per il Cavaliere sia un atto suicida finire sotto l’ombrello della Lega?

«Se Berlusconi fosse lo statista che ritiene di essere avrebbe dovuto prendere le distanze da Salvini per salvare quel tanto di spirito liberla-democratico che ancora resta in Forza Italia. Non si rende conto che Salvini è irriducibile al pensiero liberale».


di Giampiero Cazzato

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

Direttore Responsabile:      Monica Macchioni

Editore: Ultra! S.r.l.-Via E. Gianturco 5-Roma

                         P.I.: 13394291002