Sì alla cittadinanza per Ramy, Salvini: è come se fosse mio figlio

Sì alla cittadinanza per Ramy, Salvini: è come se fosse mio figlio


«Lasciate che i bambini vengano a me. O quantomeno che non finiscano solo nelle braccia di Di Maio». Potrebbe essere sintetizzata così, lato Viminale, la vicenda che alla fine di un tira e molla, tra lo stucchevole e il ridicolo, ha visto Ramy il ragazzino egiziano che con grande coraggio ha dato l'allarme ai carabinieri dal bus sequestrato a San Donato Milanese, incassare la cittadinanza italiana. «È come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori di questo paese, ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Per atti di bravura o coraggio le leggi si possono superare» ha detto un Salvini in versione squacquerone. Il padre del pargolo non è proprio una mammoletta: a suo carico vi è una denuncia per rapina nel '99 e il fatto di aver falsamente attestato di essere un pubblico ufficiale. Ma niente condanne. Suvvia ci si può passare sopra. Certo è che Ramy, tricolore o no, è un ragazzo sveglio, il suo quoziente intellettivo è sicuramente superiore a quello di diversi membri del governo. Non solo, deve essere anche un attento compulsatore di quotidiani, perché si è infilato come una lama nella fessura, sempre più crepa in verità, che sta lacerando il governo. Per lui, una volta che avrà il passaporto italiano altre che divisa da carabiniere! Uno scranno a Montecitorio si merita. «Sono contento, ringrazio Matteo Salvini e Luigi di Maio» ha detto il magnanimo Ramy alla notizia del disco verde.


Domani varcherà la soglia del Viminale per essere ricevuto (assieme a lui ci saranno gli altri 4 ragazzi che sono stati coinvolti anch’essi nel dirottamento del bus) dal ministro in persona. Solo ieri ha giocato con i due vicepremier come il gatto coi topi. Mentre un Salvini ancora in versione sceriffo ci faceva sapere che «al momento non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza», Ramy gli rispondeva dai giornali che intanto la cittadinanza la avrebbe incassata lo stesso a 18 anni, «ma sarebbe stato un bel gesto se me la avessero concessa subito. Io sono nato qui, sto crescendo qui, vado a scuola. Sono italiano e sarebbe bello che mi fosse riconosciuta adesso, perché è un mio diritto non perché ho salvato delle vite. Se Salvini non vuole darmela pazienza. Ma mi fido di Luigi Di Maio che ha detto che me la da».

E no, diamine, Di Maio no! deve aver esclamato più volte in queste ultime ore il leader leghista. E già, perché l’ammaccatissimo capo del Movimento Cinque Stelle ormai ha capito che chi mena per primo mena due volte. Se non mostra i denti con l’alleato rischia di essere defenestrato dai suoi. E dunque reclama una fase 2 del governo e a Porta a Porta ieri spara diversi siluri direzione Salvini: «C'è sempre una parolina per mettere un graffio ai nostri risultati. Io non faccio così. Sull'immigrazione sostengo Salvini e non passo il tempo a dire che i rimpatri non li abbiamo ancora fatti». Il clima nell’alleanza di governo è incandescente. È stata questa, a ben vedere, la fortuna di Ramy. E poi – cosa di non poco conto - c’è l’opinione pubblica, che come la plebe romana negli stadi, alza il pollice per chiedere clemenza. Essere duri con i migranti in alto mare, negare l’approdo alle navi delle Ong, dire ogni tre per due «è finita la pacchia» e «prima gli italiani» funziona e ha funzionato.


Un certo tipo di italiano che è con il Salvini duro e securitario, quel tipo di italiano che cinicamente quando al tg sente che sono morti decine di migranti in mare, tra cui anche i bambini, alza il sopracciglio e il massimo di pietas che mostra e nel dire «ma perché non se ne stanno a casa loro», stavolta di fronte a Ramy ha addolcito il suo cuore di pietra. È un ragazzino in carne ed ossa, va a scuola coi nostri figli e li salva pure, mica è un “clandestino”! Ecco il mito degli italiani brava gente che ritorna. Un mito falso. Anzi, di più, un mito sovranista. Ecco perché Salvini è obbligato all’inversione di marcia, non può allontanarsi dal senso comune. Guai a mettere le mani sui bambini. Quelli cui, ovviamente, si riconosce di essere interpreti più o meno fedeli di questa esaltante e complessa stagione della vita. Perché poi per il sovranista ci sono i “bambini-non-bambini”. Verso quelli nessun cedimento. Maria Giovanna Maglie, nuova maître à penser del sovranismo, per dire, alla ragazza svedese, Greta Thunberg l’avrebbe volentieri «messa sotto con la macchina». Salvo, salviniana anche lei, dire che sta scherzando. Siamo contenti per Ramy. Un po’ meno per noi stessi. Costretti ad essere governati da una maggioranza ormai liquefatta che, ogni giorno, da qui alle europee ci costringerà ad assistere alle singolar tenzoni in stile teatro dei pupi. Di Maio può esultare oggi: «Sono felice di aver convinto anche Salvini sulla cittadinanza a questo bambino» ha detto il vicepremier «Prendiamo atto che finalmente anche Salvini si è convinto.


di Giampiero Cazzato

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