Salone del libro di Torino, indagato l'editore di Salvini: spostato lo stand

Salone del libro di Torino, indagato l'editore di Salvini: spostato lo stand



Nei guai nove anni fa con una manifestazione dell’estrema destra a Roma, nei guai oggi indagato per apologia di fascismo dalla Procura di Torino nei panni di editore di Altaforte, ora messo in un angolo al Salone del Libro da domani a lunedì. Sembra un ossimoro Francesco Polacchi, coordinatore regionale di CasaPound in Lombardia, Piemonte e pure imprenditore. Vedendo la sua “carriera”, prima e dopo la si guardi lui appare sempre allo stesso modo: in mezzo alle polemiche.


SU FACEBOOK: SE MI ARRESTANO SCRIVERO’ “LE MIE PRIGIONI”

Poche ore fa scriveva su Internet sul suo profilo Facebook: “Se mi dovessero arrestare scriverò ‘Le Mie Prigioni’ come Silvio Pellico. Prima però quoterò in borsa Altaforte...”. Quest’ultima è la casa editrice di Polacchi che ha editato il libro-intervista sul leader leghista Matteo Salvini scritto da Chiara Giannini. Non è stato tanto il testo ad avergli procurato rogne. Quanto la sua appartenenza politica, motivo per cui vari autori del Salone hanno voluto prendere le distanze. Mosse stizzite che a Polacchi avrebbero fatto solo un gran favore, come oggi ha ribadito lui stesso: “A sinistra esiste un antifascismo militante che diventa una mafia, una mafia culturale – ha detto -. Io ringrazio i vari Raimo, Zerocalcare, Wu Ming e tutti quelli che si sono sfilati dal salone del libro. Loro pensavano di farci un torto sabotandoci ma alla fine, quando andiamo a valutare gli aspetti commerciali, vediamo che il libro con l'intervista a Salvini ha scalato qualunque tipo di classifica".


Francesco Polacchi

LE PAROLE DELLO SCANDALO: MUSSOLINI IL PIÙ GRANDE STASTISTA

Dalle parole all’avviso di garanzia della magistratura il passo è stato possibile dopo le dichiarazioni del leader di CasaPound alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, su Radio24: “Benito Mussolini sicuramente è stato il miglior statista del secolo scorso. Se mi portate un altro statista come lui, parliamone, però – ha sottolineato l’editore - non credo ce ne siano. De Gasperi o Einaudi? Ma stiamo scherzando?“. Espressioni che subito hanno fatto rumore nell’etere facendo saltare sulla sedia il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e il sindaco di Torino, Chiara Appendino, che in due pagine di esposto ai magistrati si sono richiamati alla legge 645 del 1052, la cosiddetta legge Scelba, e alla legge Mancino del 1993: "Alcune dichiarazioni fatte nel pomeriggio dell'altro giorno, in cui si sostiene che l'antifascismo sarebbe il male del Paese – sostiene il primo cittadino - sono qualcosa di inaccettabile. La politica non può decidere di escludere qualcuno…, però la politica può fare un esposto per rimarcare che questi valori non appartengono alla città. La magistratura, che è il soggetto terzo che dovrà valutare – conclude il sindaco - ci dirà se è effettivamente apologia di fascismo". Reazioni che pare non abbiano preoccupato l’editore, anzi: "Quello su cui la cittadinanza dovrebbe riflettere – ribatte Polacchi - è che il sindaco di una delle città che sta subendo maggiormente il problema della deindustrializzazione e della crisi economica si occupi di una casa editrice come Altaforte anziché del lavoro e della disoccupazione".


DALLE PIAZZE AI LIBRI, ALL’ABBIGLIAMENTO CHE PIACE ALLA LEGA

E’ da vari anni che si parla di Francesco Polacchi. Prima con Blocco Studentesco, poi con CasaPound e in ultimo con Salvini. Per esempio, il 7 maggio di otto anni fa, a Roma era in piazza della Repubblica come esponente della prima formazione per la manifestazione “Giovinezza al potere”. Diceva: “Quelli che ci attaccano sono infami come i loro nonni partigiani, il nostro cammino sarà la loro distruzione. In Italia c’è una 'damnatio memoriae' che ha colpito il fascismo, invece i partigiani non hanno mai dovuto rispondere di tutto quello che hanno compiuto”. Poi, stando alle cronache, nel marzo scorso Francesco Polacchi è stato a Milano, coinvolto negli scontri tra CasaPound e centri sociali. E ancora nel 2018, a maggio il suo nome è saltato fuori perché il ministro dell’Interno è stato visto allo stadio Olimpico a Roma per la finale di Coppa Italia Juventus-Milan con indosso il giacchetto marchiato Pivert, impresa nata nel 2015 di proprietà di Francesco Polacchi.


di Fabio Di Chio

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