Salvini a ruota libera: «Lega non si tocca, sfioreremo il 3% e sulla Diciotti rifarei stesse cose»

Salvini a ruota libera: «Lega non si tocca, sfioreremo il 3% e sulla Diciotti rifarei stesse cose»



Un Matteo Salvini a ruota libera, quello che ha presenziato alla Berghem Fest e intrattenuto la folla con il solito piglio, toccando temi che vanno dalla stretta attualità alla politica, senza risparmiare qualche battuta e punzecchiatura agli avversari di turno.


Se già ieri in giornata il ministro degli Interni aveva risposto a Di Battista, che con le sue dichiarazioni tendeva a smarcarsi dalla politica leghista sull'immigrazione, invitandolo a tornare dal Guatemala per dare una mano, non senza una punta di sarcasmo, ieri in serata è tornato a parlare del caso fondi Lega, con la sentenza del Tribunale del riesame fissata per il 5 settembre. Il capo politico del Carroccio ha escluso tassativamente la possibilità di fondare un nuovo partito, «il nome Lega non si tocca», il monito lanciato dal palco, «noi non facciamo politica in base ai soldi e alle sentenza di questo o quel Magistrato, a tasche piene o a tasche vuote, colpevoli o innocenti». Parole che suonano veritiere, sebbene la situazione in casa Lega sia tutt'altro che serena visto che in base alla pronunciazione della sentenza, che nell'ipotesi peggiore potrebbe confermare il sequestro per fondi fino a 49 milioni, si capirà se potrà esistere, al di là del sentimento, un partito in grado di operare. Per questo l'ipotesi di un nuovo movimento che possa comprendere anche gli esodati da Forza Italia, che sembrano crescere, almeno nelle intenzioni, ogni giorno di più, prende sempre maggiore quota.


Il capo del Viminale è tornato poi a parlare di economia e manovra, ripetendo che se necessario si sfiorerà, «cercando di non superarlo» il tetto del 3% imposto dal trattato di Maastricht, pur ribadendo che «prima dei vincoli imposti dall'Europa viene il benessere dei cittadini italiani». Dichiarazioni che ammiccano alla platea, ma allo stesso tempo rincuorano il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, sotto il fuoco incrociato dei due vicepremier e con la lente indagatrice dell'Ue sul groppone.


Tornato poi sul caso Diciotti, che lo vede indagato dalla Procura di Agrigento per cinque reati, tra cui il sequestro di persona, per i migranti forzatamente tenuti a bordo della nave della Guardia costiera, Salvini non si è detto affatto preoccupato, e ha anzi ribadito che se potesse tornare indietro «rifarei la stessa cosa».


Un accenno anche alla recente introduzione, per ora in sperimentazione in una quindicina di città dal nord al sud Italia, del teaser quale arma non letale in dotazione alle Forze dell'ordine. Salvini, primo sponsor del provvedimento voluto dal Viminale, ha rincarato la dose e previsto un utilizzo della pistola a scarica elettrica anche sui treni, perché a suo dire «non può essere un'avventura viaggiare sui treni».


Per ultimo un'immancabile schernita all'avversario principale dell'opposizione, il segretario del Partito Democratico Maurizio Martina, a cui Salvini non risparmia una battuta, che seppur proferita con tono scherzoso, non verrà certo apprezzata dal rivale. «Io pensavo che la persona più fisicamente triste fosse Fassino. No, Martina riesce ad andare oltre. Io vedo Martina e mi viene voglia di dire, hai bisogno di due euro? Posso offrirti un tramezzino?». Questa la frase galeotta che ha suscitato l'ilarità del pubblico. Tornato più serio, il vicepremier ha poi sentenziato che, a suo avviso, Martina sia stato «scelto da Renzi così lui continua a fare bella figura». Il pensiero di più di un individuo, anche in casa dem, che dopo la batosta del 4 marzo vive un naufragio senza sosta e che, in attesa dell'assemblea da cui dovrebbero scaturire le vere formazioni interne, vaga come un cieco di notte per le strade deserte di quello che era una volta il Paese che governava.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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