Salvini attacca Macron e difende il dl sicurezza: «Limitare le concessioni di protezione umanitaria»

Salvini attacca Macron e difende il dl sicurezza: «Limitare le concessioni di protezione umanitaria»



Il caso Aquarius, risolto da un consesso di Paesi volenterosi che nel giro di ventiquattro ore si sono impegnati ad accogliere i 58 migranti a bordo dell'imbarcazione umanitaria, ha ovviamente lasciato strascichi sulla scena politica internazionale già rovente sul tema migratorio. Senza pensarci su due volte, ieri in serata, il Presidente francese Emmanuel Macron ha attaccato l'Italia indicandola come principale causa della crisi dei salvataggi nel Mediterraneo, in riferimento al caso specifico dell'Aquarius e dei precedenti casi di altre navi Ong osteggiate e respinte dai porti del Belpaese. «C'è una crisi politica tra l'Italia e il resto dell'Europa, l'Italia ha scelto di non seguire più le leggi internazionali e in particolare quelle umanitarie del mare, secondo cui quando una nave è in una situazione umanitaria va nel porto più vicino». Queste le parole dell'autorità francese che tiene viva una polemica iniziata dall'insediamento di Salvini al Viminale e probabilmente destinata a protrarsi sino a data da destinarsi.


E se già nella giornata di ieri era arrivata la replica, composta ma decisa, del premier italiano Giuseppe Conte, che rimarcava come «l'Italia non ha un problema con la Francia», in giornata non poteva mancare la risposta dai toni forti del ministro degli Interni osteggiato anche oltralpe. «Non accettiamo lezioni di diritto o di umanità da parte del signor Macron: negli ultimi mesi ha blindato le frontiere con l'Italia e ha respinto più di 50mila immigrati, soprattutto donne e bambini». Eccola la solita bordata in pieno stile Salvini, che non perde tempo quando può per rimarcare le malefatta di chi punta il dito al Mediterraneo e guarda a Ventimiglia. Un attacco contro l'ipocrisia di cui spesso in politica ci si macchia senza colpo ferire.


E mentre rimbrotta il collega francese, Salvini ne approfitta anche per sponsorizzare e difendere il provvedimento a sua firma, quel decreto sicurezza che tra antipatie e favori sta scuotendo il panorama pubblico nostrano. «Arrestati dai carabinieri di Alassio (Savona) 6 bengalesi, responsabili di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, estorsione e altro. Per 6.000 euro a testa facevano arrivare in Italia propri connazionali e, dopo aver procurato i permessi di soggiorno per motivi umanitari, li costringevano a vivere in case sovraffollate e ad avviare piccole attività commerciali, obbligandoli a rifornirsi della merce da uno degli indagati. Capito perché occorre regolamentare, controllare e limitare la concessione di 'protezioni umanitarie', come previsto nel decreto sicurezza? Alla faccia delle critiche dei soliti buonisti abituati a chiacchierare dal loro salotto, io vado avanti! #DecretoSalvini». Pubblicità degna di un'agenzia della New York del sogno americano. Su questo Salvini non sbaglia un colpo e per lui la strumentalizzazione della realtà è interpretazione della stessa, priva di quell'artificiosa macchinazione che, come in un sortilegio, attrae uditori e lettori in un canto di sirena di omerica memoria. Il rischio è che qualcuno si risvegli troppo presto dal torpore, anche se per ora chi dovrebbe far sentire la propria voce (Pd leggasi) è troppo impegnato in sedute da assemblea condominiale, senza dubbio avvincenti, che hanno di fatto consegnato il Paese nelle mani di un abile comunicatore.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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