Salvini diserta il summit del cdx sulle Regionali, ma c’è intesa con Berlusconi sui candidati

Salvini diserta il summit del cdx sulle Regionali, ma c’è intesa con Berlusconi sui candidati



Sembra un po’ la storiella di chi avendo di fatto due famiglie, quella d’origine e quella scaturita dal matrimonio, alla fine per non irritare il coniuge, che sta attraversando un momento delicato, alla riunione con capostipite, fratelli e sorelle manda il fratello maggiore, quello dai modi cordiali e affabili. Autorevole certo, ma che però non è lui. E fratelli e sorelle e il capostipite padrone di casa naturalmente si irritano per il cambio improvviso di programma, che rischia di apparire al limite dell’incidente diplomatico. Tanto più se il padrone di casa si chiama Silvio Berlusconi che per la prima volta vede un vertice convocato nella sua casa–ufficio di Via Rovani a Milano, la stessa dove ricevette Putin, disertato da Matteo Salvini. Berlusconi alla fine con i giornalisti, andando via in macchina, si limita a sorridere con un saluto veloce della mano. Nero è invece l’umore di Fratelli d’Italia, presenti con la leader Giorgia Meloni e il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa.


Giancarlo Giorgetti, nella sua veste di Richelieu padano, quel “fratello maggiore” che Salvini ha mandato in Via Rovani al posto suo, cerca di smorzare dicendo all’uscita che il vertice, convocato sembra da tempo sulle regionali, «è andato benino», seppur già quel “benino” lasci intuire che non è stata esattamente una passeggiata. La Russa invece non nasconde affatto l’irritazione. E ne fa un caso politico che punta l’accento sullo stato dei rapporti nel governo. Il vicepresidente del Senato attacca a testa bassa: «Salvini non è venuto perché ha problemi seri con i Cinque Stelle. Noi lo avevamo detto sin dal primo momento che con M5s non saremmo mai stati al governo, sapevamo che si sarebbero create situazioni imbarazzanti come questa». La Russa, insomma, butta la palla nel campo di Salvini per dire che difficoltà e imbarazzi semmai non sono quelli degli alleati, lasciati a tavola a pranzare con un posto per la prima volta vuoto, ma, secondo lui, sarebbero tutti di Salvini a governare con i Cinque Stelle. Già fortemente irritato per aver visto in aula alla Camera bocciare la messa in votazione del loro ordine del giorno contro il Global compact, lo stato maggiore di Fd’I ora cavalca le difficoltà nei rapporti tra il ministro dell’Interno e vicepremier e il contraente di governo Luigi Di Maio. E quello del vertice dimezzato del centrodestra a Milano diventa un caso politico. Che in realtà alla fine ha il risultato di far puntare i riflettori più che sullo stato dell’alleanza (che alla fine, a meno di colpi di scena, sembra comunque andrà unita alle regionali in Piemonte e Basilicata con un candidato di Fi; in Sardegna con un candidato leghista e in Abruzzo con uno di FdI) sullo stato del governo e del contratto giallo-verde. Secondo le prime interpretazioni attribuite dalle agenzie di stampa a “fonti della Lega” Salvini non avrebbe voluto andare a quel vertice per non prestarsi «a letture maliziose contro Di Maio», in un momento così delicato per il capo pentastellato, tirato in ballo per vicende che riguardano il padre nella ditta di famiglia e soprattutto in un passaggio cruciale nella trattativa sulla manovra tra governo e Ue.


E ancora, sempre secondo le prime indiscrezioni sul forfait del capo leghista, che ha preferito pranzare con i suoi figli, Salvini si sarebbe “irritato” perché quell’incontro sarebbe dovuto restare “riservato”. Una versione che però lascia dei dubbi. Perché è del tutto ovvio che tenere riservati certi pranzi è possibile solo quando ci sono in ballo padroni di casa un po’ meno attenzionati di Berlusconi. Molto più probabile è che il ministro dell’Interno abbia voluto dare un segnale distensivo a Di Maio, ora più che mai allarmato dai due forni di cui dispone il suo omologo leghista. Il padrone di casa e Forza Italia preferiscono sorvolare sull’ “incidente”. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo e vicepresidente di Fi, presente in Via Rovani, preferisce mettere l’accento sul lato positivo: «Si sono fatti passi in avanti. Andiamo nella giusta direzione per le elezioni regionali». Ribadisce che il simbolo di Forza Italia alle Europee non scomparirà ma sarà “allargato” anche con cambiamenti grafici a quell’ “Altra Italia”, che sarà rappresentata da un insieme di forze civiche e centriste, come l’Udc di Lorenzo Cesa, alle quali Fi si aprirà. Tajani proprio ieri alla Camera, dopo aver pronosticato che il governo giallo-verde “difficilmente andrà oltre le Europee” e invitato Salvini a lasciare i Cinque Stelle, ha annunciato che il 7 dicembre Fi farà una grande iniziativa a Roma all’Hotel Ergife, con Berlusconi. Il numero due del Cav ha voluto però anche aggiungere che lui il giorno successivo, l’8 dicembre, a Roma in piazza andrà ma non alla manifestazione della Lega: «Sarò alla celebrazione dell’Immacolata con il Santo Padre». In serata la Lega fa però sapere che nel pomeriggio c'è stata una lunga e cordiale telefonata tra Salvini e Berlusconi in cui si sono confrontati su temi e nomi da proporre alle elezioni amministrative e regionali. Salvini non sarebbe stato presente all'incontro per "sopraggiunti impegni". Acqua sul fuoco della polemica. Insomma, l’unità del centrodestra dovrebbe resistere alle regionali. I riflettori sono piuttosto puntati sul governo. Con la fatica ormai quotidiana di Salvini di dover conciliare gli impegni con le sue due “famiglie” politiche.


di Paola Sacchi

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