Salvini inquisito per i fatti della Diciotti: «Una vergogna , indagano chi difende sicurezza Paese»

Salvini inquisito per i fatti della Diciotti: «Una vergogna , indagano chi difende sicurezza Paese»


Matteo Salvini

«Noi di atti dovuti, come l'indagine che c'è a carico del ministro dell'Interno, ne abbiamo avuti per vari sindaci. C'è un atto dovuto, ma la decisione di non far sbarcare i migranti dalla Diciotti è stata di tutto il governo».


È ben riassunta da questo estratto di un'intervista a Sky Tg 24 del vicepremier Luigi Di Maio, la linea di compattezza che intende assumere il governo in seguito alla notizia shock dell'iscrizione nel registro degli indagati, da parte della Procura di Agrigento, del ministro degli Interni e vicepremier di area leghista Matteo Salvini. Per lui le accuse, tutte inerenti al caso che ha occupato le pagine di cronaca politica degli ultimi dieci giorni, quello della Diciotti e dei migranti a bordo, sono di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio. Un'autentica mazzata per il capo del Viminale e che ha riaperto una ferita mai davvero chiusa nell'opinione pubblica a riguardo dell'ingerenza che più volte la Magistratura ha avuto nei riguardi della scena politica.


Una decisione, quella dei giudici di Agrigento, che ha radici lontane e risiede probabilmente nell'operato, scomodo non soltanto a certe correnti della Magistratura ma anche a tutta una serie di poteri, di natura fortemente economica, di un governo che non sembra guardare in faccia a niente e nessuno e tirare dritto per la strada del cambiamento, quello vero.

Ecco allora che l'interruzione, o la drastica diminuzione del traffico di migranti che ha caratterizzato l'ultimo decennio nel nostro Paese e di tutti i Paesi rivieraschi dell'Unione Europea, potrebbe aver fatto storcere il naso a più di qualcuno, evidentemente interessato affinché il traffico di esseri umani continui a proliferare lungo le rotte del Mediterraneo.


Per quanto riguarda le basi legali su cui la Procura siciliana ha operato, l'arresto illegale e il sequestro di persona si profilerebbero a causa della detenzione prolungata a cui sono stati soggetti gli oltre 150 migranti a bordo della Diciotti, ben oltre le 48 ore previste dalla legge, sebbene più volte il capo del Viminale avesse ribadito come un loro sbarco sarebbe stato possibile e immediato se soltanto l'Europa e i Paesi partner dell'Italia si fossero messi in moto per attuare quella solidarietà che riempie le pagine di Trattati e Carte costituzionali, ma che difficilmente poi trova riscontro nel reale.

Emblematica una frase, pronunciata ieri proprio dal ministro indagato, che definiva «incredibile vivere in un Paese dove dieci giorni fa è crollato un ponte sotto il quale sono morte 43 persone. Lì non c’è un indagato. Invece indagano un ministro che salvaguardia la sicurezza di questo Paese. È una vergogna». Di sicuro un'altra pagina oscura ed emblematica degli ostacoli e gli scogli che anche chi è a capo della nazione si trova a fronteggiare per far valere le proprie idee in campo.


La notizia dell'indagine a carico di Salvini ha ovviamente suscitato reazioni contrastanti, partite dalle forti accuse dell'opposizione, sia nei confronti dell'azione governativa che degli alleati grillini, da sempre noti per il loro giustizialismo ad oltranza, in questa particolare vicenda riposto in un angolo, e giunte sino alle dichiarazioni di vicinanza e sostegno dei suoi alleati politici e colleghi di partito. Anche dal capo di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sono arrivate parole concilianti verso Salvini, nonostante le frizioni degli ultimi tempi che avevano fatto vacillare l'alleanza stessa nel centrodestra. Il Cav ha espresso solidarietà verso il leader leghista, memore di quanto gli fosse costata l'azione brutale dei Magistrati negli anni della sua residenza a Palazzo Chigi ed ha prospettato per lui un «esito favorevole della vicenda».


Vista la particolare natura dell'indagine e delle procedure legate allo status di ministro e senatore della Repubblica, la Procura ha ora quindici giorni di tempo per trasmettere gli atti al Tribunale dei ministri, composto di tre giudici estratti a sorte come prevede la legge, i quali entro novanta giorni, espletate le pratiche istruttorie e di indagine, dovranno decidere se archiviare il caso o trasmettere di nuovo gli atti alla Procura per la richiesta di autorizzazione a procedere da sottoporre al Senato.

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