Salvini ripropone la leva obbligatoria, ma per la Difesa è soltanto «un'idea romantica»

Salvini ripropone la leva obbligatoria, ma per la Difesa è soltanto «un'idea romantica»



Ritorno alla leva obbligatoria? «Un'idea romantica». Suona come una bocciatura bella e buona quella del ministro della Difesa Elisabetta Trenta a proposito dell'idea rilanciata in un comizio in Puglia dal ministro degli Interni Matteo Salvini.


Cancellata con una proposta del Cdm nel 2000, divenuta poi legge nel 2005, durante il governo Berlusconi, quando anche la Lega era nelle fila dell'esecutivo, la leva obbligatoria venne istituita nel Regno d'Italia nel 1875 per volere dell'allora ministro della Guerra Ricotti che sancì l'obbligatorietà del servizio militare, fissato in tre anni, per tutti i maschi, all'interno della riforma delle forze armate italiane ispirata al modello prussiano della "nazione armata".

Proprio tale obbligo, specie nelle regioni meridionali appartenute sino a pochi anni prima al Regno delle Due Sicilie, alimentò il fenomeno del brigantaggio a causa delle numerose diserzioni di molti che non riconoscevano nel neo costituito Stato un'autorità vincolante.


La cosiddetta "naja" è stata via via abbandonata da numerosi Paesi occidentali e sostituita da forze armate professioniste, ovvero formate da personale che volontariamente ha intrapreso tale carriera. Proprio a tal riguardo il Capo di Stato Maggiore della Difesa, in occasione dell'anniversario del centenario della Grande Guerra, in un'intervista al Mattino di Padova, precisava come le leve professioniste italiane «si sono rivelate fra le migliori del mondo. Io ero presente quando la leva è stata sospesa non perché non fossero bravi i militari di leva, ma perché non potevano più essere impiegati in operazioni complesse e a rischio, visto che la possibilità di essere impiegati in operazioni deriva anche dall'addestramento e dalla capacità di operare in ambiti internazionali».


Insomma, con gli anni che passano e il mutare profondo della società e dei costumi, quella proposta da Salvini sembra un'iniziativa destinata a morire lì dove è stata lanciata, considerata praticamente da tutta la schiera politica come vetusta e «non più al passo coi tempi». Segnali, in tal senso, sono giunti sia dal centrodestra, con le parole di Gasparri e Berlusconi, che la bocciò già nell'ultima campagna elettorale ribadendo che non fosse nel programma condiviso, che dagli ambienti più radicali, con il leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che sembrerebbe in scia con gli alleati moderati.


Eppure Salvini sembra essere deciso e crede davvero a questo ipotetico ritorno al passato, convinto che «di fronte a rigurgiti razzisti e alla minaccia del terrorismo un esercito di leva sia meglio per la democrazia». A fargli da sponda ci sarebbe l'unico caso portato avanti dal Consiglio Regionale del Veneto presieduto dal leghista Luca Zaia, che ha approvato a maggioranza una proposta di legge statale per ripristinare l'obbligo di leva per ragazzi e ragazze, da scegliere tra quello civile e militare, della durata di otto mesi, da svolgersi nella regione di residenza in età compresa tra i 18 anni e il compimento dei 28.

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