Salvini smorza i toni sull'Ue ma tra i 5S tira aria antileghista: segnali di crisi di governo?

Salvini smorza i toni sull'Ue ma tra i 5S tira aria antileghista: segnali di crisi di governo?

Aggiornato il: 4 dic 2018



Forse sono le parole più “europeiste” che Matteo Salvini abbia pronunciato finora. E proprio da Bruxelles. Certamente critica la Ue, ma dice che «Va cambiata dall’interno» e signicativamente aggiunge: «Il nostro obiettivo è entrare in queste istituzioni per ridare vita a un bellissimo sogno». Non parla più, come aveva fatto nel luglio scorso a Pontida, dove l’aveva lanciata, di “Internazionale” dei sovranisti, e anzi ai giornalisti dà l’annuncio che lui non sarà “il candidato dei sovranisti” alle elezioni europee, perché “io faccio il ministro”. Non è naturalmente un Salvini che abdica alle sue idee, anzi il “Prima gli italiani” verrà rilanciato sabato prossimo 8 dicembre a Roma alla manifestazione della Lega a piazza del Popolo. Ma non c’è dubbio che il ministro dell’Interno usa toni molto diversi da quelli molto “guerrieri” con la Ue dei giorni aspri della polemica con i vertici europei. Ribadisce che la Lega non rinuncerà a niente e che farà di tutto per difendere gli italiani e quindi quota 100 sulle pensioni si farà, anche se lui non si impicca al deficit del 2,4 per cento, quindi è disposto a scendere, afferma che comunque anche se lui la riforma Fornero la smonterà “pezzo per pezzo”, lo farà “rispettando tutti i parametri”.



Insomma, toni più soft che certamente si spiegano con la delicata trattativa in corso, che vede il premier Giuseppe Conte, in un ruolo per la prima volta di primo piano, sulla manovra per evitare la procedura d’infrazione. Certamente, un politico abile come Salvini non può fare orecchie da mercante a quel vero e proprio martellamento a cambiare la manovra in modo espansivo che vede i ceti produttivi (il 13 manifestazione a Milano) e ai ripetuti appelli del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia a Conte perché i due sue vicepremier cambino idea. Altrimenti intima il capo degli industriali: “Il premier si dimetta”. Un’offensiva bella e buona che trova il suo zoccolo duro proprio al Nord dove la Lega ha la sua base di fondo.

Ma il cambio di atteggiamento di Salvini, secondo lo schema della Lega di lotta e di governo, non sembra dettato da un problema solo contingente, per quanto di primaria importanza per l’Italia e per le stesse sorti del governo giallo-verde. E’ come se Salvini abbia deciso di rindossare le vesti della Lega di governo, anzi di un altro governo. Salvini sembra usare toni e contenuti di un leader di centrodestra che potrebbe essere, se la maggioranza sul lato dei Cinque Stelle, alle prese anche con il caso Di Maio padre, dovesse implodere, il premier di quel nuovo centrodestra alla guida di un esecutivo imperniato appunto sul leader leghista e ministro dell’Interno, di cui, ma solo come previsione, non certo perché lui appoggi questa ipotesi, parla uno che di manovre di Palazzo si intende come Pier Ferdinando Casini in una intervista a “Il Messaggero”.


E proprio lo stesso giorno il presidente del parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani alla domanda sull’ipotesi di Salvini come premier di una nuova maggioranza di centrodestra risponde: “Non è tanto questione di chi deve guidare, è questione di cosa si deve fare. Non è un problema personale, non ho nulla contro un governo a guida Salvini ma il problema sono i contenuti per fare che cosa”. E lo stesso Tajani anche ieri ha ribadito che secondo lui il governo, fondato su un matrimonio “contro natura”, “diviso su tutto”, al più tardi dopo le elezioni europee cadrà e si aprirà la strada a un nuovo esecutivo di centrodestra, fatto da “Lega e Forza Italia”. Tajani va giù duro: “La manovra è già fallita con la resa a Junker e Moscovici”. Ma all’orizzonte intanto più che le elezioni anticipate si vede un esecutivo di centrodestra, seppur ovviamente solo come ipotesi. Che però avrà bisogno di sostenersi sui numeri dei cosiddetti responsabili. Casini dice di vedere movimenti in parlamento. Nei giorni scorsi “Il Giornale” pubblicava un retroscena, in cui, secondo fonti leghiste, un esecutivo così potrebbe addirittura essere sostenuto da un gruppo di fuoriusciti dei Cinque Stelle dell’ala filogovernativa di Di Maio. Un’ipotesi di cui Spraynews.it aveva parlato già un mese fa. Potrebbe sembrare fantapolitica ma certamente nel MoVimento si sono aperte dinamiche che finora non erano così venute allo scoperto come la netta presa di distanza del presidente della Camera Roberto Fico sul decreto sicurezza. Mentre problemi tra Lega e Cinque Stelle ora ci saranno anche sul Global compact sull’immigrazione. Insomma, anche se Di Maio, attaccato per la vicenda del padre anche dal “Fatto quotidiano” e come annuncia lo stesso padre Antonio nel video su Facebook resisterà al suo posto, l’ala più dura e pura incomincia a lanciare forti segnali antileghisti. Salvini ogni giorno ribadisce che “il governo durerà 5 anni” e che lui resta fedele al contratto. Ma, come dice Alessandra Ghisleri, capo di Euromedia research, è un fatto che mentre “c’è uno spint per la Lega, il M5s annaspa”. E Salvini intanto sembra aver incominciato a indossare le vesti del possibile futuro premier di centrodestra esercitandosi nella parte della Lega di lotta su sicurezza e immigrazione e indossando come ha fatto lunedì 3 dicembre a Bruxelles i panni della Lega di governo, stavolta più “europeista” del solito.


di Paola Sacchi

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