Salvini vuole condannare Cally ma finisce vittima della sua comunicazione


«Si chiama Gioia perchè fa la troia. Questa non sa cosa dice, porca troia quanto cazzo chiacchiera. L'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera». L’esaltazione di un femminicidio “in diretta” è contenuta nella canzone del rapper Junior Cally, che nel videoclip canta queste parole in faccia a una ragazza legata mani e piedi a una sedia, con un sacchetto in testa, mentre si divincola disperata prima di finire soffocata. Junior Cally è stato selezionato da Amadeus per partecipare al Festival di Sanremo e la questione ha sollevato aspre polemiche sulla partecipazione del rapper che esalta la violenza contro le donne. Tra le critiche per la presenza di Junior Cally la più ridicola e sbagliata, sotto il profilo della forma e sul piano comunicativo, si è levata dal leader della Lega Matteo Salvini. «A proposito mi vergogno di quel cantante che paragona Donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti», ha twittato Salvini. E fin qui, a parte l’errore linguistico, nulla da eccepire. È stato il seguito a scatenare sdegno e incredulità, tanto che sui social qualcuno ha anche ipotizzato che il profilo del Capitano verde potesse essere stato hackerato, magari da Carola Rackete o dai magistrati “brutti e cattivi” che lo vorrebbero processare per il presunto sequestro sulla Gregoretti. Ecco la frase choc: «Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana». E apriti cielo. Un boomerang, causato da un errore comunicativo che ha trasformato le buone intenzioni di Salvini in una rovinosa caduta di stile. Quelle parole uscite così male dalla bocca del leghista sembravano voler dire: Cally lo stupro e l’omicidio fallo a casa tua, non sul palco di Sanremo. Certo, è chiaro che l’errore è nella forma e non nelle intenzioni, ma è grave se si pensa che, dal 2000 a oggi, su 3.230 donne uccise nel nostro Paese, ben 2.355 sono state ammazzate in ambito familiare, tra le mura domestiche, proprio “a causa tua”. Per condannare il rapper che esalta la violenza sulla donne, Salvini sbaglia messaggio e si pone contro la violenza sulle donne in pubblico, ma lascia intendere (senza volerlo) che ammette quella lontana da occhi indiscreti, tra le quattro mura di casa propria. Sbaglia comunicazione e neppure si scusa. Ma il suo spin doctor Luca Morisi e la grande squadra dell’ufficio stampa strapagata e strasocial, che risponde a chiunque usando anche fake e trolls, proprio in questa triste occasione ha deciso di rimanere in silenzio e far finta di nulla? Dicd bene Fabrizio Cicchitto, presidente di Riformismo e Libertà: «È evidente che Salvini - a parte il fatto che mostra comportamenti altalenanti derivanti da preoccupanti turbe psichiche - è vittima di una comunicazione demenziale che lo danneggia oramai quasi quotidianamente».


di Michelle Ranieri

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