San Marino verso le elezioni anticipate. Parla il presidente di Repubblica Futura, Mario Venturini:

San Marino verso le elezioni anticipate. Parla il presidente di Repubblica Futura, Mario Venturini:

«C’è chi vuole ritornare al passato»

Domani, dopodomani al massimo la situazione potrebbe precipitare e sul Titano si metterebbe in moto la macchina che porta ad elezioni anticipate. Ad anticipare a Spraynews i contorni di una crisi politica che incrocia gli equilibri del Consiglio Grande e Generale, l’equivalente al nostro parlamento, e alcune vicende giudiziarie che vedono coinvolti imputati eccellenti della politica sanmarinese è Mario Venturini, presidente di Repubblica Futura, la formazione politica (nata dalla fusione tra l’Alleanza Popolare e l’Unione per la Repubblica) che, assieme a Civico10 e SSD, il partito della Sinistra socialista democratica, fa parte della maggioranza di governo. « Alcune delle forze che fino ad oggi sostenevano il governo si stanno sfilando dalla maggioranza. Fra poche ore – spiega Venturini – a meno di improbabili ripensamenti dell’ultimo minuto ci saranno le dimissioni di oltre metà dei 60 appartenenti al Consiglio Grande. A quel punto il Consiglio si dovrà sciogliere per legge e andremo ad elezioni. Un salto nel buio, in una situazione peraltro economicamente complessa».



Venturini quali sono le motivazioni che stanno alla base di questa crisi?


«Come accade un po’ dappertutto quando si apre una crisi politica le motivazioni sono tante, da quelle più decorose a quelle più strumentali. La crisi era nell’aria da mesi. Da un lato ci sono i risultati non eccelsi del governo in carica e dall’altro ci sono questioni personalistiche, ovvero il miraggio di una poltrona nel prossimo governo. E queste motivazioni così poco nobili sono contrabbandate e mascherate con la scusa che c’è la necessità di dar vita ad un governo di larghissima intesa per fronteggiare il momento particolarmente difficile che vive il nostro paese».


Chi è che aperto le danze che vi porteranno alle elezioni anticipate?


«Civico10, la formazione nata nel 2012 ha cominciato da tempo a muoversi e a portare avanti accordi con l’opposizione, in particolare con la Democrazia cristiana. Ed è bene ricordare che questa era una delle poche legislature in cui il Partito Democratico cristiano sanmarinese (PDCS) era all’opposizione, perché dal dopoguerra in poi era sempre stato al governo. La decisione di Civico10 prima e dell’SSD poi, o meglio dei vertici di quel partito, che hanno stretto accordi con il PDCS ha inevitabilmente portato alla destabilizzazione del governo e della maggioranza. Insomma, una brutta pagina».


Ma cosa c’è dietro questa crisi?


«Le ipotesi sono tante e come tutte le ipotesi sono da misurare con i fatti. Certo è che quel che sta accadendo è funzionale non tanto a un nuovo governo dopo le elezioni ma ad una vera e propria restaurazione di un politica che era sta messa alla porta anni fa. E che ora torna con la voglia prepotente di revanche».


Dunque la Dc sanmarinese sarebbe pronta a riprendere la sua rivincita e con essa le redini dello Stato. Ma perché parla di restaurazione?


«Voglio ricordare che la Democrazia cristiana sanmarinese ha sul banco degli imputati nell’intricata vicenda del Conto Mazzini, quella che viene definita la tangentopoli del Titano, diversi suoi esponenti. Parliamo di un gruppo di potere, fra cui si contano 8 ex Segretari di Stato e 5 ex Capitani Reggenti, che ha spadroneggiato per un lungo periodo. Le dico solo che la sentenza di primo grado contava circa 700 pagine. In quei fogli è documentata la distrazione dei soldi pubblici (si parla di centinaia di milioni di euro) , le tangenti, i legami con gli ambienti bancari e i politici. Venti e più anni di politica sanmarinese sono stati passati ai raggi x nella complessa indagine condotta dal Tribunale commissariale sanmarinese. A San Marino i gradi di giudizio sono solo due e il secondo grado dovrebbe aprirsi il prossimo 10 ottobre. Non posso non notare le coincidenza di date tra questa vicenda giudiziar-poltico-finanziaria e la crisi che si va aprendo. E mi chiedo anche con una certa preoccupazione cosa succederà e se qualcuno non vorrà saldare i conti con i magistrati che hanno portato avanti le indagini. Ecco perché ho usato il termine restaurazione. Questa è una ipotesi per spiegare la crisi, ma ve ne possono essere anche altre».


Quali?


«E’ possibile che all’ombra della crisi politica innescata dai Civico10 e da pezzi del partito socialista agiscano, anche ad insaputa degli stessi politici che hanno innescato la crisi, altri interessi. E non tutti sanmarinesi. Interessi che coinvolgono faccendieri che vivono nel sottobosco politico romano e che avevano solidi legami con i vecchi partiti che i giudici hanno messo sotto processo. Non le farò mai i nomi ma ho anche dei sospetti su quali possano essere i faccendieri interessati a un ritorno al passato nella politica di San Marino».


Crisi politica da una parte e crisi del sistema bancario dall’altro. Una miscela esplosiva.


«Dopo il 2008 San Marino ha deciso di mettersi in regola con gli standard internazionali recependo le normative sulla lotta al riciclaggio. Ci siamo rifatti una verginità. Ed ‘ un bene. Il guaio è che il sistema bancario non ha poi saputo rinnovarsi per essere competitivo. Ma la vicenda che ha rappresentato letteralmente una mazzata è stata quella legata a Delta, la finanziaria bolognese specializzata in credito al consumo, di cui la Cassa di Risparmio di San Marino era la principale azionista. Il fallimento di Delta ha mandato in fumo centinaia di posti di lavoro e oltre un miliardo di euro. Una vicenda che ha depauperato le nostre banche, che hanno perso la fiducia dei risparmiatori. Delle 12 banche che avevamo ne sono rimaste solo 5, i 14 miliardi di euro che erano depositati presso i nostri istituti sono diventati 7 e quelle che si sono navigano in cattive acque. Non sono io a dirlo ma è la Banca centrale di San Marino nel documento “Dinamiche evolutive del sistema bancario”, uscito nel maggio scorso a sostenere che il sistema bancario sanmarinese rischia di “compromettere le capacità di sviluppo del sistema, fino a minare la sua stessa stabilità e con essa la tenuta del quadro economico”. Aggiungendo poi che i crediti di imposta concessi per la risoluzione delle crisi bancarie, stanno “comportando di fatto un aggravio per il bilancio dello Stato”. Ecco è mia opinione che per uscire dalla doppia crisi, politica e finanziaria la cosa peggiore che si possa fare è volgere lo sguardo all’indietro, ai vecchi assetti di potere».

Gia. C.

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