Sangue e ricostruzione 3D: risolto il cold case di Valeriano Poli
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Sangue e ricostruzione 3D: risolto il cold case di Valeriano Poli



Un omicidio irrisolto, una goccia di sangue e un filmino amatoriale. Sembrano gli ingredienti di una puntata di Csi, ma in effetti sono la realtà, che ha portato la polizia di Bologna a risolvere il cold case del delitto di Valeriano Poli, il buttafuori trentaquattrenne ucciso davanti a casa il 5 dicembre del 1999, in via della Foscherara, nella periferia della città. Il ragazzo era appena sceso dall’auto quando cadde in un vero e proprio agguato: l’assassino sparò 8 colpi di pistola calibro 7.65. Uno dei proiettili colpì la vittima alla testa, un altro al cuore e i restanti in più parti del corpo. Gli inquirenti, all’epoca, riuscirono ad accertare solo che il buttafuori, alcune settimane prima dell’omicidio, era stato coinvolto in una rissa davanti alla discoteca Tnt di via Corticella, nel corso della quale un giovane di Vignola era rimasto ferito. Nient’altro. L’inchiesta si arenò e alla fine venne archiviata senza che la famiglia Poli potesse sapere il perché Valeriano era stato crivellato di colpi.


I reperti sulla scena del crimine furono chiusi in un cassetto che, grazie ai passi avanti della tecnologia scientifica, è stato riaperto. Le indagini hanno portato così a incastrare Stefano Monti, un bolognese di 59 anni, ritenuto l’autore materiale dell’omicidio, nei cui confronti è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere. Un altro bolognese è invece indagato per favoreggiamento personale. Le indagini, coordinate dalla procura di Bologna e condotte dagli uomini della squadra mobile e da quelli dell’Udi, l’Unità delitti insoluti della Direzione anticrimine centrale della polizia, nonostante siano state portate avanti in un ambiente caratterizzato dall’omertà, hanno accertato come il movente sia da ricercare in una sorta di vendetta, una rivalsa premeditata, legata proprio a quella rissa in cui il buttafuori era rimasto coinvolto e un giovane era stato ferito. La svolta è arrivata da un filmato in mano a una persona vicina a Poli, che l’ha consegnato alla polizia. Grazie a un’innovativa tecnica di ricostruzione in 3D, utilizzata per la prima volta in Italia, gli investigatori sono riusciti ad accertare che il 21 novembre Poli indossava le stesse scarpe che aveva la sera del delitto e che su quelle scarpe non c’era ancora la macchia di sangue trovata successivamente sulla calzatura. Quella traccia ematica, dunque, non poteva che essere successiva, causata dal contatto tra l’assassino e la vittima. Insomma, quella goccia di sangue era la firma del killer, che avrebbe agito per vendicarsi della rissa. Al termine degli accertamenti il gip ha così emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il presunto autore materiale del delitto.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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