Sardegna, vittoria del centrodestra, bene Zedda (centrosinistra) pesantissimo il tonfo di M5S.

Sardegna, vittoria del centrodestra, bene Zedda (centrosinistra) pesantissimo il tonfo di M5S.



Vittoria del centrodestra, ma con un candidato debole (Solinas). Buona affermazione del centrosinistra, con un candidato molto forte (Zedda). Debacle molto preoccupante per i 5Stelle con un candidato debolissimo (Desogus). Con uno scrutinio reale dei voti che sembra uno stillicidio e che ha quasi dell’angosciante, si delinea il quadro semi-definitivo del risultato delle elezioni regionali in Sardegna.


È iniziato alle 7, ma procede a rilento e potrebbe andare avanti fino a stasera (per una serie complessa di ragioni che vedremo più avanti) lo spoglio delle schede elettorali in Sardegna per le elezioni regionali. Sono state scrutinate 753 sezioni, poco meno della metà del totale, che è di 1.840, alle 17.30 di oggi. Il candidato del centrodestra, Christian Solinas, è in vantaggio con il 47,7%, su Massimo Zedda (centrosinistra) che, al momento, si ferma al 33,3% e su Francesco Desogus (M5S) che ha raccolto solo l’11,3%. Seguono Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi) con il 3,1%, Mauro Pili (Sardi Liberi) con il 2,2%, Andrea Murgia (Autodeterminazione) con l’1,9% e Vindice Lecis (Sinistra Sarda) con lo 0,6%. Certo è che lo scrutinio dei voti ‘reali’ sta smentendo le previsioni degli exit poll forniti ieri sera che davano un testa a testa tra i due candidati. Insomma, la vittoria di Solinas, seppure molto sofferta, è ormai certa. Infatti, pur con uno spoglio che procede lentissimo, ma che vede scrutinati quasi la metà dei seggi (un risultato che però inizia ad essere rappresentativo), Solinas guida la corsa con 14 punti di vantaggio su Zedda e circa 37 su Desogus.

Eppure, la Rai aveva diffuso, domenica notte, dopo le 22, gli exit poll forniti dalla società Opinio di Antonio Noto che vedevano Solinas in una forbice tra il 36,5% e il 40,5% e l’ex sindaco di Cagliari molto vicino, tra il 35% e il 39%, ma con un dato sul complesso delle liste assai diverso (il centrodestra al 43%-47% e il centrosinistra al 27-31%). Un dato che avrebbe dovuto far riflettere subito gli opinionisti. Il solo dato ‘in linea’ tra exit poll e voti reali è quello dell’M5S. Per Noto il Movimento è finito sotto la soglia, già catastrofica, del 20% (la forbice degli exit poll diceva tra il 14,5% e il 18,5%) con Desogus tra il 13,5% e il 17,5%. Secondo i dati reali, Desogus è all’11,3% e la lista pentastellata crolla al 9,6%. Una vera debacle se si pensa che, solo un anno fa, l’M5S aveva ottenuto, nell’isola, il 42, 5% dei voti e vinto tutti i collegi uninominali nell’isola. Desogus, che oggi è andato a lavorare (fa il bibliotecario) parla di “una partita già persa in partenza” ma il risultato fa male e, nei 5Stelle, è già partita la notte dei lunghi coltelli. Luigi Di Maio parla però di un M5S “vivo e vegeto” salutando l’ingresso del Movimento in Consiglio regionale che, cinque anni fa, aveva evitato di presentarsi, in regione.


Parziale anche il dato sulle singole liste, ma già indicativo. Al momento il Pd, con il 13%, sarebbe il primo partito, seguito dalla Lega (12,2%), che nell’isola non sfonda, nonostante la campagna a tappeto condotta da Salvini, e dal Partito sardo d’Azione, di cui Solinas è segretario, al 9,7%, in un vero testa a testa con l’M5S (9.6%), mentre molto più dietro ci sarebbe Forza Italia (7,4%) e, poi, via via, tutti gli altri, con alcune significative affermazioni di alcune liste dentro la coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia al 5,1%, Riformatori sardi al 4,7%, Udc al 4,4%, quindi tutti sopra la soglia di sbarramento) mentre le altre liste interne alla coalizione di centrosinistra (Campo progressista al 3,7%, LeU al 3,5%, etc.) non entrerebbero in Consiglio. Ma questi dati si potrebbero evolvere significativamente con le prossime ondate di sezioni scrutinate fino al totale finale. Ha poco senso, dunque, sia trarre eccessive indicazioni dal voto alle singole liste, sia fornire cifre assolute, ora parziali.


Ma perché lo spoglio va a rilento? I motivi sono tre: dati aggregati, voto disgiunto e preferenze. Innanzitutto, lo spoglio è lunghissimo perché la Regione Sardegna ha deciso che i risultati dei Comuni vengono comunicati solo in forma aggregata: i Comuni con massimo 10 sezioni forniscono il dato solo una volta concluse le operazioni (100%), quelli tra 11 e 30 sezioni quando viene raggiunto il 50% i centri maggiori quando si arriva al 25%.

A questo si aggiunge la necessità di scrutinare ogni scheda contestualmente sia per i voti per il presidente che per i voti di lista, procedura lunga e complicata dal fatto che la legge elettorale sarda prevede il voto disgiunto (si può votare, cioè, per un candidato presidente e una lista che non lo sostiene) e le preferenze, con controllo di genere: se la seconda preferenza è data a un candidato dello stesso sesso del primo, viene annullata la seconda e non la prima.


Per quanto riguarda l’affluenza complessiva alle urne è stata del 53,75% (790.347 votanti sui 1.470.401 aventi diritto), superiore quindi dell’1,4% rispetto alle precedenti consultazioni regionali del 2015. L’affluenza più alta è stata registrata a Cagliari, città amministrata da Zedda per dieci anni: è stata del 58,93%, il 6% in più rispetto alle elezioni del 2014. Nella città di Sassari ha votato, invece, il 55,38% degli aventi diritto, 60.126 elettori, a Nuoro il 47,92%, 15.001 elettori, ad Oristano il 57,01%, 15.946 elettori.

Per quanto riguarda i raffronti con le precedenti elezioni, alle Politiche del 4 marzo 2018 (dato della Camera), il M5S aveva ottenuto il 42,5%, la Lega il 10,8% mentre FI e Pd erano appaiati al 14,8%, con Fratelli d'Italia al 4,0%. Cinque anni fa, alle regionali del 2014, era un mondo assai diverso: non erano presenti né Lega, che ancora non si era espansa al centro-sud) né l’M5S (Beppe Grillo non aveva concesso ai militanti pentastellati sardi l’uso del simbolo). Il Pd allora era al 22%, Forza Italia al 18,52, FdI al 2,82%. Ancora diverso il risultato delle elezioni europee del 2014. Allora l’M5S risultò il secondo partito, con il 30,5%, mentre nell’anno del 40% del Pd di Matteo Renzi, il Pd toccò, in Sardegna, il 38,7%. Forza Italia arrivò al 16,4%, la Lega non andò oltre l’1,4%, con Fratelli d’Italia al 3,4%.


In merito alle reazioni politiche, basti citarne le principali. Il premier Conte assicura che “non ci saranno conseguenze per il governo” e chiede di “non enfatizzare il ruolo di elezioni regionali”. Anche per Luigi Di Maio il voto in Sardegna non scalfirà la tenuta del governo: “Non vedo nessun problema. Ovviamente i dati ufficiali non ci sono ancora: ma noi siamo ‘positivi’ (sic)”. Il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, assicura che il suo Movimento “è ancora forte sul piano nazionale”. Ironico il commento di Matteo Salvini: “Dalle politiche a oggi se c'è una cosa certa è che su sei consultazioni elettorali, la Lega vince 6 a zero sul Pd. Anche in Sardegna, dopo il Friuli, il Molise, Trento, Bolzano e l’Abruzzo i cittadini hanno scelto di far governare la Lega. E come in Abruzzo anche in Sardegna è la prima volta che ci presentiamo alle Regionali”. “Cade il mito dell’autosufficienza della Lega: il centrodestra è competitivo solo se unito e plurale. #unitisivince” twitta, invece, polemica con Salvini, la vicepresidente della Camera, l’azzurra Mara Carfagna. Un elogio di Massimo Zedda arriva, ovviamente, dai candidati alla segreteria del Pd, da Maurizio Martina (“Ha fatto un grandissimo lavoro, ha grandi qualità” a Roberto Giachetti (“C’è vita a sinistra, il candidato forte fa la differenza”). Invece, dal quartier generale di Zedda come di Solinas non arriva, a pomeriggio inoltrato, ancora nessun commento, ma in quello del centrodestra regna, comunque, l’ottimismo. “Credo che il divario non sarà quello indicato dagli exit poll, Solinas sarà più avanti di quanto previsto, prevede l’eurodeputato di Forza Italia, Salvatore Cicu. “Dalla Sardegna parte un doppio segnale - spiega – il primo che non si può pensare di fare a meno di Forza Italia e degli altri alleati. Il secondo è che vince chi vive i problemi del territorio, l’M5S è completamente distante dal territorio”. Sempre il candidato pentastellato, Desogus, commenta così, tra il triste il depresso: “Sapevo sin dall’inizio che sarebbe stata difficile… mi stava bene anche un secondo posto. Però l’importante era fare un buon risultato ed entrare in Consiglio regionale. L’unico rammarico che ho è che io non sono un animale politico”. No, in effetti non lo è.


di Ettore Maria Colombo

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