Scandalo all'Ente degli Infermieri, sequestrato un tesoro di oltre 40 milioni di euro



Sigilli al tesoro degli infermieri. Anzi, ai soggetti che avrebbero dovuto tutelare gli interessi delle migliaia di iscritti dell’Ente di previdenza e assistenza alla professione infermieristica, l’Enpapi. Una montagna di soldi, oltre 40 milioni di euro. I soggetti coinvolti in questa faccenda sono gli stessi finiti nella misura cautelare del febbraio scorso: (all’epoca dei fatti, dal 2012) presidente e direttore dell’Enpapi, rispettivamente Mario Schiavon e Marco Bernardini. E altri tre indagati che a vario titolo avrebbero orientato e beneficiato degli investimenti nel mirino: Giovanni Egidio Conte, Piergiorgio Galli ed Enrico Di Florio. Nel provvedimento di sequestro preventivo firmato oggi dal gip del Tribunale di Roma Elvira Tamburelli ed eseguito dai finanzieri del Nucleo speciale polizia valutaria ci sono ville, società e conti correnti bancari. Le zone interessate: provincia di Roma, Casal Palocco sul litorale romano, Potenza, Grosseto, l’Argentario e l’area del Goriziano.


TANGENTI IN CAMBIO DI INVESTIMENTI PERICOLOSI

Secondo le indagini, Corte dei conti e Commissione di vigilanza sui fondi pensione avevano già detto di non fare quegli investimenti perché rischiosi. Invece sono stati portati a termine. Seguendo un presunto schema illecito: l’Ente investiva ingenti somme in fondi immobiliari, i gestori e altri soggetti che consigliavano l’affare pagavano tangenti per il favore reso e nel contempo guadagnavano milioni di euro.




IL GIP: C’ERA UN PATTO CORRUTTIVO

Scrive il Gip: “L’Enpapi, almeno a partire dall'anno 2012, ha operato svariati investimenti in fondi immobiliari ed altri strumenti di private equity, fortemente condizionati dalla volontà dei privati professionisti coinvolti di realizzare ingenti profitti… disattendendo – è spiegato nel provvedimento - anche le precise e ripetute indicazioni provenienti dagli organi di controllo come la Covip e la Corte dei conti, che raccomandavano all'ente di optare per strumenti finanziari caratterizzati da maggiore liquidità”. Un quadro che si aggrava coi forti introiti che avrebbero intascati gli indagati. “I notevoli guadagni realizzati dai privati Conte e il duo Galli/Di Florio – prosegue il Gip - sono stati possibili soltanto grazie alle reiterate condotte poste in essere a seguito deg1i accordi corruttivi, da Schiavon, presidente dell'ente dal 2003, e dal Bernardini, nella veste prima di direttore vicario e, dal novembre 2015, di direttore generale”.


di Fabio Di Chio

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