Scelse di non curare il tumore per proteggere il figlio in grembo: ventottenne romana sarà Beata
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Scelse di non curare il tumore per proteggere il figlio in grembo: ventottenne romana sarà Beata

In tempi di dispersione della fede, del culto laico sostitutivo del progresso, quasi del tutto capace di scansare ogni attimo di spiritualità sociale, la storia di Chiara Corbella, riconduce alla strada del ritorno a noi stessi, ad una dimensione in cui non tutto è ridotto al bieco utilitarismo. Nella potenza della visione di Dio, può esserci ancora spazio per le geometrie più profonde degli uomini. E un senso alla vita come missione, e non come replica sempiterna per trascorrere l’esistenza come un’ombra, sfiorandola. Nel 2012, Chiara aveva 28 anni e si lasciava morire pur di generare la vita. Era affetta da cancro e le cure, necessarie, avrebbero potuto uccidere il bimbo che portava in grembo. Rifiutò di curarsi, scelse di morire per proteggere suo figlio, Francesco.

Il 13 giugno 2012 Chiara si spegneva. Oggi, per lei si avvia il processo di beatificazione. Così ha stabilito la diocesi di Roma. La storia della giovane è già esempio, che può diventare eredità per chi non è ridotto a crepare di materialismo. Enrico, suo marito, conosciuto a 18 anni a Medjugorje, e Chiara, prima di Francesco, terzo e ultimo figlio della coppia, avevano avuto già due bimbi. Purtroppo nati entrambi con gravi malformazioni. Maria Grazia Letizia, anencefalica, e Davide Giovanni, entrambi morti subito dopo la nascita.

Chiunque se la sarebbe presa con Dio, com’è fin troppo facile fare. Con un Dio genio della lampada, che rassicuri, realizzi, appaghi. Un Dio erotico che provochi piacere istantaneo; che salvi dalla catastrofe, che guarisca le malattie dei propri figli, senza però dedicare un solo minuto fuori dalle proprie richieste, a coltivare lo spirito, la fede, non solo misticamente, ma anche come forma completezza terrena. Chiunque se la sarebbe presa con Dio, ma Chiara no. «Nel matrimonio il Signore ha voluto donarci dei figli speciali», come scriveva la giovane nei suoi appunti, riportati dal Corriere della Sera, «ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita, ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente». In ogni foto, Chiara sorrideva. Di una gioia naturale, come se avesse nitida davanti agli occhi, la sua missione. Poco tempo prima di morire, fece un ultimo pellegrinaggio a Medjugorje «per ringraziare la Madonna del sostegno che ci ha dato finora». Al suo funerale, ci furono oltre mille persone a salutarla.

Ora è avviato per lei è iniziata una causa di beatificazione, il primo step verso quella di canonizzazione.

Chiara, ventotto anni, sarà eredità ed esempio, in un mondo in cui la felicità non è vita e sacrificio, ma solo e soltanto il bonifico a fine mese. ..


E.R.


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