Schifani indagato per concorso esterno in associazione a delinquere per il Sistema Montante

Schifani indagato per concorso esterno in associazione a delinquere per il Sistema Montante



Concorso esterno in associazione a delinquere. È la scure che pesa sulla testa di Renato Schifani, ex presidente del Senato, coinvolto nell’inchiesta sul cosiddetto "Sistema Montante". I pm di Caltanissetta nei giorni scorsi hanno chiuso l’indagine a carico dell’ex presidente degli industriali siciliani Antonello Montante e di altre 23 persone e ora contestano a Schifani non più le accuse più blande di favoreggiamento e rivelazione di notizie riservate, ma addirittura il pesantissimo reato di concorso esterno in associazione a delinquere.


Secondo i magistrati nisseni Renato Schifani sarebbe responsabile di fughe di notizie reiterate e continuate a favore dell’organizzazione a delinquere che ruotava attorno a Montante, accusato di avere costituito una sorta di rete, con la complicità di importanti esponenti delle forze dell’ordine, per spiare le mosse della Procura di Caltanissetta che lo indagava per concorso in associazione mafiosa. Nella rete ci sarebbero anche il docente universitario Angelo Cuva, il questore di Vibo Valentia Andrea Grassi e il capo reparto dell'Aisi, il servizio segreto civile, Andrea Cavacece. Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Gabriele Paci, dei sostituti Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso, ci sarebbe stata questa catena di talpe eccellenti al servizio di Montante.


Le indagini avrebbe fatto emergere che sarebbe stato Grassi a far filtrare per primo la notizia dell’inchiesta su Montante, dopo averla appresa, per motivi d’ufficio, dai colleghi di Caltanissetta. Grassi avrebbe poi parlato con Cavacece e quest’ultimo con Arturo Esposito, all'epoca capo dell'Aisi. Da Esposito l'informazione sarebbe arrivata a Schifani, poi a Cuva e al colonnello Giuseppe D'Agata, all'epoca pure lui nei servizi segreti. Immediata la replica di Schifani: «Sono sorpreso e allibito perché mi si contesta di avere favorito una persona con cui notoriamente non ho mai avuto rapporti di amicizia e frequentazione. Quando avrò cognizione delle indagini che sino ad oggi sono a me ignote, mi difenderò nelle opportune sedi della Giustizia nella quale nutro sempre fiducia».

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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