Scontro nel Pd, è tutti contro Renzi
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Scontro nel Pd, è tutti contro Renzi

Una celebre canzone dell'altrettanto celebre interprete Mina esprimeva il rischio che si corre quando al posto dei fatti si pensa di poter risolvere tutto con le parole.

L'Assemblea nazionale del Pd, tenutasi ieri a Roma, servita a poco o nulla, se non a rettificare la posizione di Maurizio Martina, non più semplice reggente ma segretario a pieno titolo e regime, ha confermato quello che è ormai un vizio in casa dem, parlare, ribattere, controbattere e così via. Se poi alle lunghe chiacchierate sul futuro del partito seguono a ruota gli strascichi del giorno dopo di chi si vuole levare qualche sassolino ingombrante dalla scarpa estiva, la frittata è servita. Sembra un tutti contro tutti da campetto della parrocchia il giorno seguente all'assemblea che riuniva tutti gli esponenti di un partito in picchiata sui sondaggi, tra chi tira acqua al proprio mulino, intravedendo una possibile leadership alle porte, chi fa dell'arte dello scarica barile una ragione d'esistenza e chi si limita a incassare accennando timide reazioni.


L'oggetto principale delle lamentele post assemblea, neanche a dirlo, è Matteo Renzi. Il suo discorso da mille e una notte (più per le favole che conteneva che per lo stile idilliaco) non è andato giù a diversi esponenti della minoranza e non, in particolar modo l'attacco all'ex premier Gentiloni, accusato di aver utilizzato poco polso in merito a certe tematiche su cui il Pd e in particolare l'area "renziana" puntavano molto.

Forte del nuovo ruolo di guida a tutti gli effetti, il primo a sbottare è stato Martina, che ha bacchettato l'ex segretario di Firenze, non solo reo di aver messo in mezzo il silente Gentiloni, ma anche di continuare nell'opera di divisione interna del partito che non può che giovare agli avversari politici e al governo in carica, su cui invece Martina punta fortemente l'indice parlando di «destra pericolosa ora al governo». Tiene il punto Renzi che, in accordo a quanto già accennato ieri sullo scarso utilizzo dei social nel suo partito, affida a Twitter la solita pronta, evasiva risposta in cui invita a guardare il video del suo intervento in assemblea, rimandando al mittente le accuse in merito alla polemica generata.


Ma non è soltanto il segretario Martina a non aver gradito l'intervento del senatore e prossimo conduttore di un programma televisivo, a parlare ci ha pensato anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala che, sulla scia dell'ex ministro dell'Agricoltura, ha confermato la stizza nei riguardi dei toni utilizzati da Renzi: «Mi è sembrato un tono inutilmente polemico, quello di Renzi, non credo che debba essere un candidato per la prossima segreteria e non credo nemmeno voglia farlo stando anche a quello che aveva detto cioè che "avrebbe fatto un passo indietro». Insomma la solita zuffa post conferenza, tanti bei propositi prima e stracci che volano a nemmeno 24 ore di distanza.

Spazio anche alla polemica a distanza fra Orlando e Calenda, con il primo che lo ha apertamente attaccato parlando di «fronte repubblicano che va bene ai Parioli, non certo per chi si vede piombare addosso la realtà di tutti i giorni e non sa come rispondere». L'ex ministro, non presente ieri a Roma, ha voluto rispondere evidenziando il solito difetto in casa dem, dove ci si attacca l'un l'altro in una gara a chi «è più di sinistra», dimentichi della situazione cocente che si è creata attorno al partito.


Un tutti contro tutti, o tutti contro Renzi, che sembra destinato anche questa volta a rimanere uno scontro verbale, acceso, ma pur sempre teorico ed etereo, in attesa del congresso prima della fine dell'anno che, siamo certi, aprirà un nuovo capitolo di un dibattito che sembra non aver fine. "Parole soltanto parole, parole tra noi".

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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